Articolo di Massimo Mascii
Perché il “Fienile protestante “di van Gogh a Recanati?
Il dipinto esposto a Recanati è noto ai maggiori musei del globo da almeno un anno. Il primo libro monografico, infatti, è inserito nelle biblioteche di mezzo mondo. A molti musei è stata chiesta la collaborazione e la massima disponibilità per studiare e analizzare il quadro (van Gogh Museum, Getty Center, Musei Vaticani, ecc.). L’esposizione del dipinto nasce proprio per consentire ai musei e agli studiosi di vedere dal vero il dipinto, avvalendosi anche delle fonti che si trovano nel nuovo catalogo a corredo della mostra con notizie aggiornate, corrette, arricchite anche della storia dei primi proprietari del quadro.
L’esposizione suggerisce di prendere visione dell’opera e solo a quel punto formulare un parere circoscritto e preciso.
Per essere sicuri di proseguire la ricerca in maniera seria e non più legata ai “pruriti” di singoli curiosi, è arrivata anche la proposta, da parte dell’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, di esporre il dipinto presso l’Istituto Universitario Olandese di Firenze. Si è ritenuto indispensabile esporre ulteriori dati e permettere al pubblico e agli studiosi, così come ai direttori di musei e istituti universitari convocati per l’occasione, di prendere diretta visione del dipinto nella mostra allestita presso il Museo Civico Comunale di Recanati.
L’evento permetterà al pubblico di valutare, anche con l’ausilio dell’apparato documentario che correda il percorso espositivo, le peculiari caratteristiche di un dipinto straordinario.
Le ulteriori ed approfondite ricerche che nel frattempo si sono aggiunte allo studio di Grimaldi-Mascii-Seroni permettono adesso di avere un quadro generale ancora più esauriente su molti aspetti della ricerca: da quella storica (rispondendo alle domande chi, quando, perché), a quella tecnica (come, con cosa, perché) e sino a quella scientifica (prova, controprova).
Il Museo Civico espone in anteprima mondiale quello che si ritiene essere uno dei fondamentali dipinti di transizione in seno all’evoluzione artistica di Vincent van Gogh e forse, nella sua versione definitiva (due versioni sovrapposte più un’aggiunta finale databile al 1890), una delle ultime opere – se non addirittura l’ultima – ad essere completate dal pittore poco prima della morte, avvenuta il 29 luglio del 1890.
Le ragioni espositive del Fienile protestante nascono in ossequio ad uno dei più illustri studiosi marchigiani, autore della straordinaria scoperta di questo dipinto: padre Floriano Grimaldi.
Riemerso da un lunghissimo oblio, nel 2011 il dipinto è fatto oggetto di una prima pubblicazione a carattere monografico, nata a seguito di uno studio condotto in Italia.
Le analisi scientifiche riportate in questa prima monografia, cui si affianca una seconda campagna svoltasi nei primi mesi del 2012, confermano l’ipotesi iniziale di autenticità dei materiali e suggellano l’attribuzione di paternità, grazie anche alla scoperta di due firme di van Gogh nascoste sotto la pittura originale. Ulteriori elementi che avvalorano la paternità del dipinto a van Gogh sono:
- lo stile evidentemente vangoghiano;
- la storia dei primi proprietari;
- il rilevamento di moltissimi reperti extra-pittorici di natura organica (come uovo, tracce ematiche, peli umani, polveri, semi, pollini, fibre tessili, setole di pennello);
- la presenza di materiali in uso solo fino al 1890 (giallo di cromo, lacche e bistro) e non oltre il 1916-1919 (bianco di piombo, zinco, barite), ma anche il litopone e il carbonato di calcio.
- una scritta celata sotto uno strato di colore e che si è decifrata come dedica dell’autore;
- un numero “158” celato sotto uno strato di colore;
- la possibilità di identificare il DNA dell’artista, che può essere estratto con opportune analisi dei materiali organici umani presenti nel dipinto;
- il rilevamento delle impronte digitali dell’autore rinvenute sulla superficie del dipinto, quali ulteriori e definitive prove di autografia.
Le scrupolose indagini suppletive hanno avuto risultati che hanno riscosso il consenso di molti interlocutori e fautori di questa nuova iniziativa scientifica. Ci riferiamo ai firmatari del Protocollo d’Intesa Internazionale per la Valutazione e Certificazione della Qualità ed Autenticità delle Opere d’Arte e del Patrimonio Artistico di Interesse Mondiale che valuteranno in via definitiva (e all’interno del Primo Caso Studio del Protocollo), la paternità del Fienile protestante, prendendo in considerazione le due firme apposte e quindi eliminate durante i ripensamenti dell’artista ed eventualmente il DNA di alcuni peli umani amalgamati nei colori, nonché una serie di tracce organiche che si trovano sul dipinto. Gli ulteriori risultati saranno valutati in un apposito convegno a Torino previsto entro il 2013.
Il ruolo e l’importanza che le interpretazioni critiche giocano nei confronti di un’opera d’arte esigono un confronto interpretativo improntato all’onestà intellettuale. Come lo scambio di informazioni è essenziale all’avanzamento degli studi, così la professionalità e la correttezza deontologica di un esperto si misura dalla capacità di fondare i propri giudizi su una disamina obiettiva di prove e riscontri verificabili con strumenti ermeneutici aggiornati.
Del resto, ancor prima della pubblicazione della precedente monografia sul Fienile protestante, eminenti studiosi e fondazioni museali, sollecitati dagli scriventi a dare un loro parere sulla natura e la paternità del dipinto, avevano inizialmente sottostimato la portata della scoperta. Col passare del tempo, si è però venuta via via consolidando una concordanza di giudizi fra i ricercatori imparziali che va nel senso di un riconoscimento dell’autenticità e dell’importanza dell’opera.
Molte sono state le istituzioni e gli Stati che si è tentato di coinvolgere in questa iniziativa culturale, alcune delle quali hanno dato una spinta più incisiva al prosieguo delle ricerche, come il Museo Van Gogh di Amsterdam, l’Ambasciata d’Olanda a Roma e il Consolato Generale d’Olanda a Firenze, senza tralasciare l’Università americana Gonzaga, l’Università Federico II di Napoli, il Politecnico di Torino e, in ultimo, l’Università di Storia dell’Arte Olandese di Firenze.
Un’ultima considerazione va avanzata a proposito della metodologia attribuzionista perseguita in questa sede. Riteniamo che i criteri metodologici e gli esiti esposti in questa mostra e illustrati nel relativo catalogo (310 pagine) non possano essere elusi da chi voglia d’ora in poi cimentarsi con l’attribuzione autografa delle opere di van Gogh, sulla falsariga del Protocollo d’Intesa Internazionale. Dati come quelli sopra elencati sono in grado di rivelare in maniera definitiva se e cosa appartenga realmente alla mano di Vincent van Gogh.
Molte, infatti, sono le pitture dell’artista olandese che necessitano di un conforto scientifico e storico al fine dell’accertamento della loro qualità intrinseca; dai dipinti scomparsi, ma pubblicati in anni non sospetti, a quelli venduti a musei e grandi collezionisti, i quali hanno acquisito i dipinti da personaggi molto discussi come La Faille, Wacker, Wildenstein, ecc.
Un dato confortante rimane alla base delle nostre ricerche: la qualità pittorica e stilistica altissima e indiscutibile raggiunta da van Gogh nel Fienile protestante. Tale dipinto potrà essere meglio studiato all’interno del corpus delle opere autografe (poche in verità quelle accertate con controprova scientifica di soggetti autorevoli), e in una prospettiva di leale collaborazione scientifica fra istituzioni museali e private, liberi studiosi e ricercatori, privati collezionisti, fondazioni pubbliche e università.