
RECANATI. di Antonio Tubaldi. Anche gli insegnanti del Liceo “Leopardi” di Recanati scendono in sciopero, bloccando le gite e tutte le attività extra, per protestare contro la Legge di Stabilità che prevede l’innalzamento dell’orario di lezione da 18 a 24 ore a parità di stipendio e senza nessuna contrattazione.
La decisione è scaturita dal Collegio del Docenti di mercoledì scorso e a subire uno stop, oltre alle gite scolastiche e alle uscite didattiche, saranno molte altre attività: corsi di recupero e sostegno, adozione di nuovi libri di testo, attività di coordinamento e commissioni nonché tutti i progetti di arricchimento dell’offerta didattica che non si svolgano all’interno delle 18 ore settimanali.
La decisione è stata assunta a larghissima maggioranza con l’approvazione di una mozione che definisce il provvedimento del governo “sbagliato e iniquo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione, si interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto – a parità di salario – prestazioni di lavoro che non sono previste nel contratto collettivo attualmente in vigore”.
Nel merito, il documento sottolinea anche che “le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali.”
I docenti del liceo, preoccupati anche di non riuscire più a rispondere adeguatamente alle necessità dei singoli studenti e del futuro lavorativo di tanti insegnanti precari, hanno deciso di impegnarsi “con iniziative locali e aderendo alla mobilitazione nazionale in corso, per far conoscere quanto più possibile le motivazioni della loro protesta alla società civile e in particolare agli studenti e alle loro famiglie. Perché gli insegnanti della scuola pubblica non sono una spesa da tagliare, ma una risorsa per l’Italia, e come tali dovrebbero essere trattati dalle istituzioni e considerati dai cittadini.”