La Guardia di Finanza, inviata dal Pm Marco Pucilli di Ancona, ha chiesto agli uffici dell’Astea tutta la documentazione per verificare la procedura adottata per la vendita dell’80% delle quote dell’azienda al socio privato SGR di Rimini per oltre 21 milioni di euro. Tutto sarebbe partito da un esposto che tempo fa presento Sabrina Bertini della lista di minoranza “InComune” riguardante proprio la multieconomy di via Guazzatore ad Osimo di cui Recanati è uno dei soci più importanti. Proprio dietro questo esposto le Fiamme Gialle avrebbero chiesto documentazione agli uffici di Astea, Il punto focale è capire il perché e come si sia giunti a questa scelta e le modalità con cui è stato individuato il compratore e si è arrivati alla determinazione dell’importo della cessione. L’azienda non ha effettuato, come si legge nell’esposto, alcun bando pubblico per scegliere il miglior offerente a cui cedere quelle quote ma si è basata esclusivamente sulla conoscenza in quanto SGR era già precedentemente in affari con Astea e quella di SGR è stata, quindi, l’unica offerta pervenuta. Altro punto, e non di poco peso, dell’esposto della Bertini è capire come si è arrivati a quantificare il prezzo di cessione dell’80% delle quote dell’azienda: insomma qual è l’operazione matematica che porta a stabilire che esse valevano per la precisione 21.350.000 euro? Questi soldi in parte, e cioè il 45% della somma, furono successivamente distribuiti ai Comuni soci: Osimo incassò il 39.59%, Recanati il 24.14%, Loreto il 3.64%, Porto Recanati il 3.93%, Montelupone il 3.18%, Montecassiano il 4.20% e Potenza Picena, oltre all’altro socio privato GPO, il 21.32%. Il resto, 11.650.000 euro, rimase nella casse dell’azienda. Che fine hanno fatto? Come sono stati impiegati?
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