LETTERA APERTA AL PD DI RECANATI

Nel  1952 avevo 17 anni quando presi i primi contatti con la politica, allora molto  partecipata  da  tutti, avvicinandomi al Partito socialdemocratico di Giuseppe Saragat da poco sorto per una scissione dal Partito Socialista, ancora legato al Fronte Popolare con il Partito Comunista strettamente subordinato all’Unione Sovietica staliniana.

Mi rimane nella memoria il mio primo contatto pubblico in un comizio a Castelnuovo tenuto dal Segretario della sezione Antonio Tubaldi, il padre di Asterio, nel quale mi fu data la parola.

L’impostazione di sinistra del Partito socialdemocratico dell’epoca era spiccata, anche perché fresca l’origine comune con il Partito Socialista.

Nei primi anni ’60, attratto dalle elaborazioni liberaldemocratiche dell’Espresso di Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari, feci una breve esperienza nel Partito Liberale, presto conclusa.

Riavvicinatomi al Partito Socialista fui eletto Vicesegretario Provinciale del PSI, ma incominciai anche a prender parte attiva alla vita sindacale, salendo ai vari livelli organizzativi fino alla Segreteria Nazionale della UIL Bancari ,con incarico durato fino al 1985.

Successivamente ho ricoperto, su designazione del PSI, l’incarico di Presidente degli IRCER  di Recanati.

Per questi motivi, ormai  naturalmente  accantonata per ragioni di età qualsiasi velleità di tornare all’attività politica, mi addolora  profondamente veder la sinistra italiana tanto sbandata, divisa e per questo avviata  alla marginalità mentre sono convinto che della stessa, ben rapportata ai tempi, oggi ci sarebbe assoluto bisogno a fronte delle oscure prospettive per la massa degli emarginati, suo riferimento storico.

Ma non minor rammarico mi deriva  dalla profonda spaccatura che si è creata  a Recanati  nel PD, unica forza organizzata residua della sinistra locale, spaccatura, peraltro, che  con molta fatica  si può spiegare con corposi nodi politici.

Da queste premesse scaturisce il mio presente auspicio, rivolto a tutti, che venga fatta una seria autocritica, abbandonando ogni radicalismo dato che nessuno può ritenersi esente da errori, affinchè non venga lasciata morire miseramente la bella e gloriosa tradizione della sinistra recanatese, illuminata da  figure di rilievo come Badaloni, Falleroni, Sorgoni, Brodolini, solo per citare le personalità più note.

Gianni Bonfili.

Vignetta di Claudio Cadei

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