Manifesto-appello per riesumare le spoglie di Giacomo Leopardi

Silvano Vinceti, scrittore di storia, cultura e ambiente, già autore e conduttore RAI, Presidente della Fondazione Caravaggio, vuole a tutti i costi venire a capo del segreto delle spoglie del poeta Giacomo Leopardi.  Quelle che sono sepolte a Napoli, nel Parco Virgiliano, appartengono davvero al poeta o il mausoleo, meta di suoi estimatori, rappresenta solo una sepoltura ideale del vate recanatese? Sono passati dodici anni dal suo progetto di confrontare il dna di quei resti, conservati a Napoli, con quello di un attuale discendente della famiglia Leopardi, desiderio respinto con forza, allora, dalla contessa Anna e dal figlio Vanni. Oggi è ritornato all’attacco con maggiore determinazione dopo aver ottenuto un anno fa il consenso del conte Pierfrancesco Leopardi, figlio di Giacomo e nipote di Vanni, a sottoporsi alla prova del dna pur di far luce sul grande enigma dei resti mortali del suo illustre avo. E’ proprio di questi giorni, infatti, la pubblicazione di un manifesto-appello lanciato con l’aiuto della leopardista Loretta Marcon e del suo club “gli amici di Giacomo” per  la riesumazione dei presunti resti mortali di Giacomo Leopardi. L’appello è rivolto ai discendenti del poeta de l’ “Infinito”, al Ministro dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo, al sindaco di Napoli e al polo museale della Regione Campania. Il manifesto fa riferimento a nuovi documenti storici inerenti la presunta sepoltura di Giacomo Leopardi nella chiesa di S. Vitale, a Fuorigrotta, e il successivo trasferimento dei resti mortali contenuti in una cassa, avvenuto nel 1939, al Parco Virgiliano di Napoli. “Oggi, sostengono i sottoscrittori dell’appello, primi firmatari Vinceti e Marcon, si rende indispensabile l'apertura della tomba, alla luce anche di diversi documenti storici che evidenzierebbero come si sia notevolmente affievolita la possibilità che le spoglie del grande poeta siano davvero custodite all'interno della monumentale tomba collocata nel Parco Virgiliano. Esiste, infatti, un documento parrocchiale: Libro X dei Morti della Parrocchia di SS. Annunziata di Fonseca, in cui si evince che la sepoltura è stata effettuata nel Cimitero dei colerosi e non, come sostenne Ranieri, nella chiesa di S. Vitale in una cappella sotterranea. Nella ricognizione di quei resti, fatta il 21 luglio 1900, e nel verbale redatto dal prof. Zuccarelli e dal sen. Mariotti, si erano riscontrate diverse anomalie: la misura della cassa di 1.43 cm., quindi troppo piccola per contenere un cadavere a doppia gibbosità; la presenza di un ammasso di terriccio in mezzo al quale si intravedeva qualche osso e la scomparsa di ogni figura dello scheletro; l'assenza del cranio; la presenza di un femore di dimensioni considerevoli che non poteva appartenere a Leopardi.” Il manifesto-appello termina sostenendo che  fare chiarezza su quelle spoglie “rappresenta un atto di verità storica dovuto alla memoria del grande poeta-filosofo e sia anche un atto di rispetto verso tutti gli amanti di Leopardi che si recano a porgere i saluti e gli omaggi a quelle che credono le sue vere spoglie mortali.”

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