La vita le ha riservato ad oggi non pochi problemi, specie di salute, ma le ha regalato anche una grande abilità: la capacità di trasformare freddi cubi di plexiglas, pezzi di legno o altro materiale in splendidi cigni, in draghi sputafuoco o in grifoni che addentano un serpente. Lei è Maria Sabbatini e risiede nel quartiere Le Grazie, in via Passionisti: una bella casa che ora ha messo in vendita perché dopo la morte del marito e i figli che sono andati a vivere altrove è decisamente troppo grande e troppo costosa per lei. “E’ una passione che mi accompagna da sempre, da piccola lo facevo con la terra e poi con il legno. Ma nessuno, neanche in famiglia, hanno calcolato questo mio talento. Era il dopo guerra, c’era una fame nera e non si poteva certo star a guardare queste robe.” Racconta che lei parte da un disegno: taglia tutt’intorno con la sega a nastro e poi inizia a scalpellare fino a che non arriva al risultato finale. “Lavorare il plexiglas è come lavorare il marmo, ci racconta, e i miei strumenti sono lo scalpello, i flessibili, tanta carta vetrata, la broscia per lucidare e la sabbia per sabbiare.” Una passione messa a frutto un tempo anche con il lavoro: infatti Maria, era alle dipendenze della F.lli Guzzini, nota industria di prodotti casalinghi. Sue, inoltre , le tante sculture di ghiaccio o di burro che servivano al vecchio ristorante Samantha di Sambucheto, per abbellire la tavola del buffet. “Il plexiglas lo prendevo a San Benedetto. La sera dopo il lavoro partivo a andavo a comperare un blocco di plexiglas. Ognuno mi costava 600 mila lire di allora: una bella spesa frutto dei risparmi mensili. Non ho contato le opere che sino ad oggi ho realizzato: quasi tutte le ho con me, alcune le ho regalate. I primi due cavalli grandi li ho regati a Giovanni Guzzini. L’opera più cara è il dragone. Quando mi metto a lavorare è come quando tu hai un magone dentro e finalmente riesci a sfogarti: allora si che stai bene. E così è quando io lavoro: mentre lavoro sono su un’altra dimensione e appena finita l’opera mi sento svuotata e pronta per iniziare subito un nuovo lavoro. Ho venduto solo poche opere, perché per me le mie sono come figli. Un altro cavallo rampante tutto lucido l’ho regalato nel 1996 al professore che a Parma mi ha operato alla testa per un tumore: era una brutta storia tanto che mi avevano dato un mese di vita e invece sono venuta fuori bene e allora la cosa più bella che avevo glielo regalata. Nella vita ho avuto tanti momenti brutti ma per fortuna ho avuto sempre tanta forza e il coraggio non mi manca assolutamente.”
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