Massaccesi: è segno di democrazia avere idee contrariee

RECANATI. Daniele Massaccesi, assessore alla sanità e ai servizi sociali, rivendica con forza il diritto di dire ciò che pensa  e di manifestare il proprio dissenso contro il processo di riorganizzazione dei servizi ospedalieri, accusando il direttore generale dell’Area vasta 3 di  demolire “la struttura ospedaliera senza dire agli utenti del territorio il motivo per cui sta facendo questo”.

Non vuole neanche salvare i suoi colleghi di giunta e il sindaco, quando confessa di parlare spesso a vuoto come se non lo stessero ad ascoltare o come se non potessero farci nulla. Poi Massaccesi butta la bomba: “Questa mia posizione mi porta a non condividere il comportamento dell’amministrazione, sul trattamento riservato all’ospedale di Recanati. Ma niente paura le mie dimissioni sono sempre disponibili.” Lui non se ne va sbattendo la porta perché vive questo dissenso come un naturale confronto democratico e non come una diserzione dall’esercito guidato dal sindaco Fiordomo.

Dissenso chiaramente espresso nell’ultimo incontro svoltosi in Comune fra operatori sanitari sindaco e la direzione generale dell’Area vasta 3 , scegliendo volutamente di non partecipare “Andare ad un incontro in cui di fatto ti vengono a dire che già tutto è fatto e che non resta altro che  prenderne atto, che senso ha?. L’unico segnale forte che potevo trasmettere è stato appunto, quello di non andare per manifestare tutta la mia contrarietà. Lo sanno tutti peraltro che non sono allineato, l’ho sempre detto e se continuano a comportarsi in questo modo non mi troveranno mai allineato. Io faccio l’assessore alla sanità e mi muovo in base alle esigenze della popolazione. Se poi in giunta quando tiro fuori questi problemi, c’è chi non vuole ascoltare o chi nonostante annuisca non fa nulla per tenerne realmente conto, non posso farci niente. Io parto dal principio democratico che non essere d’accordo con certe scelte non comporta nulla di male e non c’è motivo per cui qualcuno possa arrabbiarsi.”

Ciò che lo manda più in bestia è far passare come novità sconvolgenti il fatto di spostare un servizio come il poliambulatorio da una sede ad un’altra, o chiudere la Rsa in via XX Settembre per portarla dentro l’ospedale. “In realtà c’è stato un depotenziamento del punto di primo intervento, la maternità, chiusa dall’aprile scorso. Per noi la legge nazionale è stata subito applicata (sotto i 500 parti annui) ma in Emilia Romagna non si è mosso nulla. Vorrei poi sapere quanti parti ha fatto Civitanova. La medicina non può ricoverare acuti. Che facciamo nei confronti delle persone anziane della casa di riposo o della Rsa che vengono colpiti da patologie improvvise? Li trasportiamo a Civitanova? Se questo è un modo per migliorare le cose e se ancora si propaganda che al centro di tutto deve esserci il malato, questo non mi trova assolutamente d’accordo.”

E’ un fiume in piena Massaccesi che sottolinea alla fine solo una colossale incongruenza che qualcuno gli piacerebbe gli chiarisse. “Se si è detto che centralizzando la maternità si risparmia, perché non è stato fatto lo stesso centralizzando l’ortopedia, invece di averne tre in provincia? Per quale motivo viene fatta la piccola chirurgia ortopedica a Civitanova, mentre a Villa Pina, clinica privata convenzionata, si fa la chirurgia dell’anca che costa un occhio?”

Lascia un commento