Per i consulenti nominati dal Tribunale di Macerata non ci sono dubbi: “Se si fosse intervenuti immediatamente, ai primi segni di choc, Alketa Baloshi si sarebbe salvata” hanno affermato questa mattina in Tribunale. E’ l’ennesimo caso, a quanto pare, di malasanità dove protagonista è stata purtroppo la donna trentacinquenne albanese che allora viveva a Recanati insieme al marito Sokol Kadiu (che al processo è parte civile, assistito dall’avvocato Andrea Canalini). Il 19 ottobre del 2011 la donna si reca all’ospedale di Recanati per partorire il proprio bambino: per lei si rende necessario il taglio cesareo ma poco dopo incomincia a non sentirsi bene e i medici le diagnosticano un’emorragia. Rioperata d’urgenza la donna ha un arresto cardiaco. Fu trasferita immediatamente all’ospedale di Torrette, ad Ancona, dove sedici giorni dopo aver partorito, il 3 novembre, muore. Sotto accusa al tribunale di Macerata ci sono i due chirurghi che avevano eseguito l’operazione per far nascere il bimbo della donna, accusati di omicidio colposo: Maurizio Lojacono, 53 anni, di Palermo e residente a Filottrano, e Luciana Mattei, 62, che vive ad Ancona. I medici al processo sono difesi dall’avvocato Paolo Storani.
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