Appello di Agostini per la BCC

Tutti siamo coscienti dei cambiamenti di sistema che stanno avvenendo, compreso il sistema del credito, aggravato dai vincoli di Basilea, ma non possiamo prescindere dal fatto che la Banca di Credito Cooperativo è prima di tutto cooperativa vera, nel caso recanatese costituita da oltre 3.000 soci, in gan parte persone fisiche. Durante l’assemblea di ieri il presidente Niccoli ha detto testualmente che: “gli amministratori ritengono che esista una rilevante incertezza … sulla capacità della banca di continuare ad operare”, “…questa banca è sotto tutela”, “…l’alternativa è il commissariamento o l’ipotesi concreta di fusioni con altre banche”. Dopo queste dichiarazioni, le forti preoccupazioni che avevo espresso un anno fa, ora sono diventate grida di allarme. Il mio è stato un accorato appello a Niccoli e al suo CDA, per richiamarli a lavorare per unire i soci e non per allargare il solco generato dall’inserimento della famosa e contestata clausola di gradimento. Proprio perché si parla di una cooperativa, non è ammissibile classificare e giudicare i soci, etichettandoli pubblicamente “graditi” o “non graditi”, senza per altro dedinire gli elementi di valutazione, col risultato di generare fratture insanabili. Se un socio può venire giudicato non gradito e quindi indegno di proporsi come amministratore della sua cooperativa, cadono conseguentemente tutti i principi fondanti della società cooperativa stessa. Quelle di Niccoli, sono misure e cure che rischiano di ammazzare il malato; forse faranno sopravvivere la banca e tutti ce lo auguriamo, ma annientano la coop., alla faccia del principio che la persona deve essere posta al centro di ogni azione. D’altronde lo stesso Niccoli si vanta d essere stato allievo di Mario Monti! Dall’assemblea dello scorso anno, a quella di ieri, i soci hanno visto: la mancata elezione nel CDA del competente socio Leonello Conocchiari, vittima dei giochetti politici interni; la mancata sottoscrizione del famoso prestito dichiarato urgentissimo; il licenziamento senza giusta causa del direttore Sartori, che ora chiede un milione di risarcimento; l’assunzione diretta di figli di dipendenti; le dimisioni dal CDA della competente professionista Marina Guzzini, in polemica col presidente; l’arrivo di una multa salatissima per mancati controlli antiriciclaggio (e speriamo vivamente che non ne arrivino altre); la candidatura nel CDA di soci indotti dall’alto a farlo e poi fatti dimettere prima del voto. Una confusione tale che lascia gli affiliati a dir poco stupiti e perplessi. Da qui l’invito finale a cambiare completamente rotta e tornare a vivere i valori fondanti dello spirito cooperativo, ricostituendo quel clima di fiducia, fondato sui valori della democrazia, della solidarietà, dell’uguaglianza e dell’equità fra tutti i soci, con responsabilità, rispetto delle norme statutarie ed assembleari, trasparenza e libero accesso alle informazioni. Non credo che si possa transigere da questi principi, per tutelare un patrionio del territorio, famiglie, imprese e di 120 dipendenti continuamente destabilizzati.

 

Nazareno Agostini – socio BCC

 

 

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