RIFLESSIONI A RUOTA LIBERA SULL’ITALIA ODIERNA

Metto da parte, in questo approccio, ogni preferenza politica, e mi limito a farmi qualche domanda sulla scorta di alcune esperienze personali fatte nella mia ormai lunga vita.

Avevo sette-otto anni, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, quando accompagnavo mio nonno materno, calzolaio, a consegnare a contadini sparsi in diverse contrade i lavori fatti.

In quasi tutti i casi i contadini pagavano con i loro prodotti, pane bianco, uova, patate, insaccati, perché di soldi ne avevano davvero pochi.

A mio nonno andava bene dato che a quei tempi le ristrettezze economiche causate dalla guerra erano rilevanti e con la tessera annonaria non si poteva disporre di più di quanto prevedeva il razionamento.

Finita la guerra con la ricostruzione, la ripresa dell’attività produttiva, l’inizio del c.d. miracolo economico italiano dovuto al passaggio dall’economia agricola a quella industriale con annesso il gigantesco fenomeno dell’urbanesimo, soldi cominciavano a girare e questo provocò la prima esperienza di motorizzazione di massa con la Vespa e la Lambretta.

A seguire l’ulteriore passo con la mitica Cinquecento, che consentì a tanti di non dover, in estate, andare al mare a Porto Recanati con la corriera, pigiati come in una scatola di sardine.

Nel contempo ci fu la corsa all’acquisto della casa, niente di più di un modesto e decoroso appartamento.

Tutto ciò nel giro di una trentina d’anni tanto che gli anziani non credevano ai loro occhi, e questo in particolare per molti di loro provenienti dalla campagna per i quali la pensione era una novità assoluta ed incredibile.

Ora mi pongo una domanda, che probabilmente mi farà diventare bersaglio di attacchi feroci sotto l’accusa di essere un sostenitore del pauperismo che di fatto va a giustificare i privilegi.

Giunti al livello prima descritto succintamente non sarebbe stato opportuno fermarsi un attimo per pensare se c’erano le risorse per continuare a progredire?

Niente affatto.

Qualche isolato esponente politico, ricordo, che consigliava moderazione fu subito azzittito, e la pubblicità, il consumismo, l’emulazione hanno  convinto i più che non si poteva rinunciare alla macchina  rappresentativa, all’appartamento spazioso e ben arredato, alle vacanze esotiche, ai festeggiamenti solenni per ogni ricorrenza.

Tutti, senza eccezioni, a pretendere tutto e subito, la politica pronta a concedere, prescindendo del tutto dalle reali risorse economiche del Paese.

Da lì è partito il debito pubblico italiano, oggi tra i più alti al mondo, che porta a prevedere un futuro poco incoraggiante.

Poiché niente nasce da niente questa rincorsa caotica e povera di prospettive ha scatenato un’avidità individuale insaziabile che ha prodotto un arretramento economico spaventoso per tanti, restati senza lavoro o che non lo trovano o retribuiti con paghe inadeguate al costo della vita ed anche privati di tante tutele guadagnate con tante lotte da chi li ha preceduti.

Gianni Bonfili.

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