Salvo l’archivio di Palazzo Antici e già consultabile

L’avvio dei lavori per il Piano di Recupero (presentato a firma dei tecnici incaricati Ing. Diletta Campanelli e Arch. Marco Vignoni) di una porzione del Palazzo Antici Mattei, la nobile dimora che fu di Adelaide Antici, mamma di Giacomo Leopardi, ha riportato la preoccupazione in città sul destino del prezioso archivio storico presente all’interno della struttura.

La buona notizia è che quell’imponente materiale storico custodito all’interno del palazzo, in accordo con gli eredi, ha già preso una via diversa e si trova sin dal mese di ottobre scorso all’Archivio di Stato di Ancona: il trasferimento si è reso possibile con il provvedimento chiamato “deposito coattivo”, emesso dal Soprintendente stesso e appoggiato dal Ministero. Della sua catalogazione e della destinazione finale se ne sta occupando Mario Squadroni, Soprintendente dei Beni Archivistici e Bibliografici di Umbria e Marche, impegnatissimo in questo periodo anche a salvare il patrimonio archivistico delle città colpite dal terremoto.

L’archivio di Palazzo Antici comprende preziosi documenti sulla storia della “Justissima Civitas Recineti” e dell’Italia dell’800, lettere del poeta Giacomo, della sorella Paolina e del padre Monaldo. Per comprendere meglio la sua importanza basta ricordare che al suo interno, stando a quanto raccontato nel libro “Il Caravaggio perduto”, scritto da Jonathan Harr, una neolaureata romana nel 1989, mentre faceva ricerche sul San Giovanni, scoprì un documento che proverebbe l’esistenza di un originale di Caravaggio commissionato dalla famiglia al noto pittore. “Le carte partono dal 1100 con una raccolta di pergamene fantastica, conferma Mario Squadroni. Noi l’abbiamo messo in sicurezza e l’abbiamo reso consultabile perché altrimenti non aveva ragione d’essere se rimaneva lì.” Infatti a Recanati quel patrimonio storico era da tempo non più fruibile sia per il particolare stato di degrado del Palazzo, con il rischio per i documenti di umidità, muffe e topi, sia perché, per regola, per ogni eventuale consultazione avrebbero dovuto essere presenti contemporaneamente tutti gli eredi.

Per il futuro il Sovrintendente si augura che sia possibile reperire a Recanati uno spazio minimo di 500 mq, più una sala di studio, e soprattutto dei responsabili che vigilino sui documenti perché i pezzi sono importanti e un furto sarebbe imperdonabile. Sia il Centro Nazionale di Studi Leopardiani che l’amministrazione comunale hanno già iniziato a valutare possibili soluzioni per far sì che tutto quel patrimonio possa ritornare in città e rappresenti un altro tassello importante anche per la candidatura di Recanati come capitale della cultura per il 2018.

 

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