stato di agitazione del personale della BCC di Recanati-Colmurano

E’ stato dichiarato lo stato di agitazione del personale della BCC di Recanati-Colmurano al termine di un’assemblea che si è svolta nei giorni scorsi nella sede della filiale di Sambucheto con i rappresentanti sindacali di categoria. Un incontro richiesto da tempo dai dipendenti dell’Istituto di Credito che temono che l’accordo raggiunto con la direzione della banca possa essere vanificato da alcune imminenti decisioni, fra cui quella più significativa dell’assunzione di un nuovo vice direttore generale dopo le dimissioni a maggio di Stefano Donzelli che è andato a ricoprire l’incarico di direttore nella BCC di Falconara.

Non si esclude che allo stato di agitazione possa far seguito anche la proclamazione di uno sciopero di tutto il personale se si dovesse procedere a questa assunzione. Circola, infatti, da giorni una dura presa di posizione delle organizzazioni sindacali che seppur doveva rimanere riservata, cioè interna alla banca recanatese, qualche gola profonda è riuscita a farla veicolare esternamente.

Nella nota si denuncia come l’assunzione di un vice direttore violerebbe l’accordo che prevede che in presenza di un contratto di solidarietà progressivo, cioè con riduzione percentuale degli stipendi, da quelli più modesti a quelli via via più alti, sino a raggiungere la decurtazione in busta paga di qualche centinaio di euro, non si debba procedere ad alcuna nuova assunzione che vanificherebbe in termini economici ogni sacrifico dei dipendenti stessi. Senza contare che nel corso dell’anno sono anche contemplati da uno a due giorni di cassa integrazione.

Questo sacrificio, accettato dai circa 110 dipendenti, ha permesso alla banca, insieme ad altre iniziative adottate, di risparmiare nel 2015 sulla spesa del personale 57 mila euro rispetto al 2014. Invece c’è l’ipotesi che sia in arrivo in città un nuovo vicedirettore e responsabile commerciale, pare proveniente dalla Bcc dell'Alta Murgia, realtà composta, si fa sapere nel documento che circola a firma delle organizzazioni sindacali, da 24 dipendenti e tre filiali della provincia di Bari, operativa dal 1999.

L’altra cosa curiosa, ma non meno preoccupante, è che non si conosce il costo di questa nuova figura. Insomma, i dipendenti non vorrebbero che l'accordo di solidarietà, anziché rappresentare un contributo al rafforzamento dell'azienda, si riveli solo come un'operazione, si legge nella nota sindacale, in cui si toglie relativamente "poco" a tanti (che rappresentano il territorio e la banca), per dare "tanto" a pochi e che, quindi, a fare i sacrifici sia chiamato solo il personale che non ricopre attualmente particolari incarichi dirigenziali.

Nei prossimi giorni ci sarà un incontro che, si spera, possa fugare tutti i dubbi.

 

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