COME CAMBIA LA STRUTTURA S.LUCIA

Abbiamo appreso dalla nota a firma del Direttore dell’Area Vasta n. 3, Dott. Alessandro Maccioni, che l'Ospedale di Recanati, oggi Ospedale di Comunità, dal 1 dicembre garantisce assistenza per trenta posti letto di cure intermedie. Venti posti sono gestiti dai medici dipendenti già in precedenza impegnati nella lungodegenza e dieci sono a carico dei sette medici di medicina generale che hanno aderito all'accordo regionale e che quindi ora prestano servizio anche all’interno della struttura.

Per quanto riguarda il sistema emergenza-urgenza, esso è così strutturato:

  • dalle ore 8 alle 20 sono presenti un medico dipendente (lo stesso che contemporaneamente garantisce l'assistenza nei posti letto), un medico del 118, un infermiere del PPI, un infermiere della PoTES (ambulanza medicalizzata), un Operatore Socio Sanitario;

 

  • dalle 20 alle 8 sono presenti due medici del 118 di cui uno per il PPI, un infermiere del PPI, un infermiere della PoTES, un medico di continuità assistenziale.

Nei giorni festivi l’assistenza cresce. Infatti, dalle 8 alle 20 sono in servizio un medico dipendente dell’AV3 in forza al pronto soccorso di Civitanova, un medico del 118, un infermiere del PPI, un infermiere della PoTES (ambulanza medicalizzata), un Operatore Socio Sanitario, un medico di continuità assistenziale (ex guardia medica).

Dalle notizie che arrivano quindi risulta che il servizio del PAT è addirittura migliore di quello che offriva il PPI. Basta leggere i numeri e la presenza dei professionisti sopra indicati per comprendere che gli allarmismi erano fuori luogo e hanno creato nel tempo solo problemi alla nostra struttura, favorendo un processo di sfiducia che invece andrebbe evitato.

Bisogna anche aggiungere che il processo dell’Ospedale di Comunità si inserisce nella riconversione dei piccoli ospedali che a causa di elementi oggettivi (popolazione più vecchia e quindi con necessità di cure per un periodo più lungo della vita; medicina che si avvale di alta tecnologia; sempre nuovi studi epidemiologici, ecc.) favorisce l’erogazione di servizi socio-sanitari di natura territoriale più rispondenti alle vere necessità delle persone, senza che questo significhi necessariamente un percorso di ospedalizzazione del paziente. 

Questo non significa che la politica non debba svolgere il suo ruolo di verifica e controllo della qualità dei servizi, soprattutto di quelli fondamentali, perché legati alla salute della persona.

Aggiungerei invece che occorre tornare al più presto ad occuparsi di sanità per monitorare l’efficienza dei servizi erogati dal pubblico e dal privato convenzionato.

Onestà vuole però che si faccia una distinzione tra la riforma, per me necessaria, e l’attuazione della stessa, che ha registrato più di una difficoltà negli anni, provocando più di una disfunzione e fenomeni di mala sanità. Tuttavia, questi ultimi sono casi isolati e soprattutto non possono pregiudicare un processo che è rivolto a tutelare meglio il cittadino.

La cosa inaccettabile è la demagogia di quanti sono incapaci di entrare nelle dinamiche dei servizi e nella organizzazione del sistema sanitario ed attaccano a testa bassa istituzioni di ogni livello senza neanche comprendere competenze che la legge attribuisce loro, diventando un vero soggetto politico e di parte, ma non certo dalla parte dei cittadini.

Dott. Massimiliano Grufi

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