Nei giorni scorsi con una manifestazione pubblica è stato celebrato il trentennale della fondazione del centro ricreativo di Villa Teresa,situato nei locali degli Ircer.
Sull’origine di tale centro c’è un aspetto sconosciuto che mi pare giusto far riemergere per la ragione che poi proverò ad illustrare.
All’epoca ero Presidente degli Ircer ed i locali oggi adibiti a circolo erano utilizzati dagli ospiti degli alloggi protetti ivi adiacenti per loro esigenze domestiche,come quella di stendervi i panni da asciugare.
Si presentarono da me numerosi anziani residenti a Villa Teresa con la richiesta di adibire i locali suddetti a circolo ricreativo per quella numerosa fascia sociale condannata a passare la giornata sulla strada.
Ritenni di dare un seguito a tale richiesta ma in Amministrazione mi vennero fatte pesanti riserve per gli aspetti finanziari connessi all’iniziativa.
Mi riuscì di smontare tali riserve con l’ottenimento da parte della Cassa di Risparmio , nell’ambito della beneficenza annualmente erogata dall’Istituto di Credito,del finanziamento necessario.
A quel punto sollevai la questione dell’intitolazione del centro e sostenni la proposta di prendere in considerazione il nome di un dipendente degli Ircer che agli inizi del Novecento era stato licenziato,pur avendo una numerosa famiglia a carico, perché era il fondatore a Recanati del Partito Socialista,allora agli albori.
Alcuni Amministratori ,scambiando la politica con la faziosità che fa perdere a quella ogni dignità ideale e culturale,si opposero con fermezza ed il centro è restato senza intitolazione,ma l’Ente perse l’occasione di risarcire moralmente,ancorchè in grave ritardo,una vittima della libertà di opinione.
Ricordo questo episodio con la speranza,appunto,che ci sia qualche lettore con sentimenti di rispetto per quell’ antico testimone della libertà,ancorchè del tutto sconosciuto,ingiustamente condannato a pagare un prezzo pesantissimo solo per il desiderio di una società più umana che ancora è un miraggio tanto lontano,se non addirittura più lontano che mai.
Gianni Bonfili.
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