Incredibile! Il Consiglio Comunale di Recanati dice no al taglio delle province

Recanati. Il Consiglio Comunale ha approvato questa sera il documento sotto riportato con il quale si chiede che sia mantenuta integra sul territorio la Provincia di Macerata e che il presidente della Giunta regionale delle Marche promuova la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale del provvedimento del Governo, approvato nel pomeriggio dal Parlamento, anche con i voti del Pd.

Il documento è stato approvato con i voti favorevoli del PD (Franco Frapiccini si è astenuto) e Recanati Democratica. Astenuti l’UDC e  Recanati a Sinistra. Contrari il PDL, le liste “Per Recanati”, “città del Sole” e “Fit”.

VISTO l’art. 17 del D.L. 6/7/2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini), nella versione emendata ed approvata in data 31.7.2012 al Senato;
APPRESO che il Consiglio dei Ministri, con deliberazione assunta in data 20/07/2012, ha deciso i requisiti minimi per il riordino delle Province, ai sensi dell’art. 17, comma 2, del D.L. 6/7/2012 n. 95, statuendo che le Province sono oggetto di riordino sulla base:
a) della dimensione territoriale non inferiore a 2.500 Kmq;
b) della popolazione residente non inferiore a 350.000 abitanti;
VISTO l’art. 16, comma 7, del D.L. 95/2012, che ha determinato per la Provincia di Macerata una riduzione ipotizzata del fondo di riequilibrio di € 4.488.976,00 per l’anno 2012 e di € 8.977.949,00 per il 2013, con la conseguenza che tali misure devastanti, oltre che impedire di portare a termine gli impegni presi con l’approvazione del bilancio, determineranno, di fatto, un’interruzione dei servizi essenziali per i cittadini e la conseguente paralisi dell’azione amministrativa, nonostante nel titolo del Decreto Legge, come sopra evidenziato, risulti specificato esplicitamente che le disposizioni in esso previste non comportano variazioni dei servizi ai Cittadini;
RITENUTO che il suddetto art. 17 del D.L. 95/2012 contrasta, palesemente, con le seguenti disposizioni della Costituzione:
1) l’art. 5, in cui si statuisce, tra l’altro, che “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali…”;
2) l’art. 114, comma 1, che individua nelle Province una delle articolazioni fondamentali della Repubblica con pari dignità costituzionale delle Regioni e dello Stato, oltreché dei Comuni e delle Città Metropolitane;
3) l’art. 133, che attribuisce in maniera inequivocabile ai Comuni l’iniziativa per il mutamento delle circoscrizioni provinciali, sentite le Regioni interessate;

CONSIDERATO, inoltre, il c. 2 dell’art. 17 del decreto-legge n. 95/2012 in esame, il quale attribuisce al Governo, e per esso al Consiglio dei Ministri, la facoltà di determinare con apposita deliberazione il riordino delle Province sulla base dei requisiti minimi da individuarsi nella dimensione territoriale e nella popolazione residente in ciascuna provincia, mentre il c. 4 del medesimo articolo attribuisce ad un atto legislativo d’iniziativa governativa il riordino delle Province, sulla base delle proposte regionali di cui al c.3, il tutto in violazione del disposto del richiamato art. 133 della Costituzione. La norma in questione si sostanzia in una vera e propria “delega in bianco” conferita al Governo, peraltro con provvedimento d’urgenza immediatamente in vigore, per il riordino delle province, in assenza di qualsiasi criterio direttivo capace di orientare le decisioni del Governo, in manifesta violazione del principio fondamentale sancito dall’art. 76 della Costituzione (l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti);
CONSIDERATO, infine, che i requisiti minimi individuati dal Governo per il riordino delle Province non tengono affatto conto dell’identità storico-economico-culturale dei territori;

in particolare, per ciò che riguarda la Provincia di Macerata, c’è il rischio concreto che ne venga di fatto annullata l’identità, maturata in 150 anni di storia, per catapultarla all’interno di un territorio disomogeneo di 5.000 km quadrati e più di 700.000 abitanti, che non hanno tra loro in comune usi, costumi, tradizioni;
c’è inoltre il rischio che venga seriamente messa in discussione l’efficienza dei servizi finora garantiti in ordine alla gestione delle scuole, delle strade e dei rifiuti, alla pianificazione e programmazione territoriale, alla prevenzione delle calamità naturali ed al ripristino delle zone da esse colpite, alle attività di presidio e controllo ambientale, faunistico, ittico e venatorio, alla formazione professionale, alla gestione delle risorse europee, in maniera concertata con gli attori del territorio e perfettamente calibrata sulle reali esigenze;
c’è poi l’incognita dei costi e dei tempi per avviare e concludere un nuovo processo di programmazione e pianificazione nella nuova scala territoriale ipotizzata, con regole, accordi ed intese tutte da definire nella necessità di gestire e contemperare i conflitti;
la perdita dello status di provincia graverebbe soprattutto sulle realtà già penalizzate per la mancanza di lavoro, per la scarsa imprenditorialità, per l’invecchiamento della popolazione e per gli altri disagi della società insediata, oltre per le note carenze infrastrutturali del nostro territorio, condannando molte aree ad un ulteriore penalizzante isolamento e regresso;
sarebbero fortemente penalizzati i due prestigiosi Atenei del territorio;
subirebbero drastiche rivisitazioni non solo gli uffici provinciali ma anche tutti gli altri uffici e servizi statali e regionali decentrati:
– la Prefettura, la Direzione Provinciale del lavoro, la Camera di Commercio ecc probabilmente spariranno e/o si trasferiranno, lasciando nel migliore dei casi mere sedi decentrate senza autonomia e potere decisionale,
– i presidi locali che al massimo rimarranno di Questura, Vigili del fuoco, ecc. non potranno chiaramente garantire in questi ambiti il medesimo livello di servizi negli essenziali ambiti di sicurezza che presidiano,
– l’area vasta sanitaria e i relativi servizi, presidi e amministrazione non faranno più riferimento al territorio maceratese come lo conosciamo ora, ma alla nuova enorme maxiprovincia;
non può trascurarsi poi che sono articolate a livello provinciale storico tutte le strutture e gli organismi che sussidiariamente con grande tradizione e competenza contribuiscono alla vita democratica, civile e sociale: dalle associazioni di categoria (sindacali e imprenditoriali) alle massime espressioni del volontariato. Tutte strutture che dovranno ristrutturarsi tenendo conto del nuovo artificioso livello provinciale calato dall’alto;
Evidenziato dunque che è indispensabile non trascurare i valori in gioco nella vicenda della riorganizzazione delle province e condividere una posizione unitaria e compatta insieme a tutti gli attori istituzionali e sociali del territorio, volta alla tutela dell’identità e dei servizi;
RITENUTO che:
la Regione è legittimata a promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale entro 60 gg. dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge ex art. 127, c. 2 Cost., per la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle suddette disposizioni del D.L. 95/2012;
la Regione è legittimata a proporre l’impugnativa non solo per la lesione diretta subita dalle norme contestate, ma anche per la lesione delle prerogative costituzionali delle Province e dei Comuni; più volte si è pronunciata la Corte Costituzionale nel senso di ammettere censure relative a compressione di sfere di attribuzione provinciale o degli altri enti locali istituiti dall’art. 114 della Cost., da cui derivi una compressione dei poteri delle Regioni;
quanto sopra è tanto vero che la stessa Legge Regionale 10/4/2007 n. 4, all’art. 11 c. 7, statuisce che “Il Consiglio delle autonomie locali può segnalare al Presidente della Giunta regionale eventuali lesioni dell’autonomia locale da parte di leggi e provvedimenti statali, anche ai fini della promozione di questioni di legittimità o di conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale, nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 134 della Costituzione “;
RICHIAMATE e considerate valide ed attuali le motivazioni poste a base dei ricorsi promossi presso la Corte Costituzionale nei confronti dell’art. 23 del cosiddetto Decreto “Salva Italia”;

Tanto premesso

CHIEDE
– che il Presidente della Giunta Regionale delle Marche promuova la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale per chiedere che, previa sospensiva dell’esecuzione, venga dichiarata l’illegittimità dell’art. 17 del D.L. 95/2012 per violazione degli artt. 5, 114, 133 e 76 della Costituzione;

– che i Consiglieri Regionali tutti, ed in particolare quelli eletti nella Provincia di Macerata, sostengano, con ogni strumento a loro disposizione, la suindicata richiesta nei confronti del Presidente della Giunta regionale;

– che i Parlamentari eletti nella Regione Marche e l’Upi si attivino per proporre opportune modifiche alla normativa sul riordino delle Province ed una riduzione dei tagli al fondo di riequilibrio, tale da garantire l’assolvimento per le province delle funzioni essenziali e che siano, comunque, proporzionali ai corrispondenti tagli operati ai Ministeri ed alle altre Autonomie locali;

– che, nelle more di presentazione del ricorso alla Corte Costituzionale, richiesto anche dal C.A.L. Marche, la Regione stessa si adoperi, per le motivazioni in premessa riportate, al fine di mantenere e garantire, nella proposta di riordino delle province marchigiane, l’autonomia della Provincia di Macerata, tenendo conto delle peculiarità esistenti; in particolare:

• l’omogeneità del tessuto sociale che la caratterizza, costruito e rafforzato nel corso degli ultimi 150 anni;
• il ruolo di Macerata che è stata per secoli la capitale della Marca ed ha avuto storicamente un ruolo importantissimo non solo per la Provincia ma per l’intera Regione ed è tra le 59 province esistenti dall’unità d’Italia;
• la forte identità culturale che la contraddistingue, anche in confronto ad altri territori delle Marche, e che si è formata intorno alle due storiche Università di Macerata e Camerino e, più recentemente, all’Accademia di Belle Arti, nonché ad altre Istituzioni;
• la costante presenza sul proprio territorio di una popolazione studentesca, non anagraficamente iscritta, di oltre ventimila studenti universitari provenienti da fuori provincia ed anche dall’estero che quotidianamente usufruiscono degli stessi servizi della popolazione residente;
• la caratterizzazione del proprio sistema economico, che esprime oggi nel panorama industriale nazionale una concentrazione di aziende leader in Italia ed in Europa, estremamente rappresentative del made in Italy; nella fattispecie la qualità, la creatività e l’innovazione dei prodotti delle nostre aziende sono riconosciuti in tutto il mondo tanto che nei settori moda/lusso oltre l’80% del fatturato viene esportato;
l’insistenza sul territorio maceratese di tre Distretti industriali: quello calzaturiero che vede presenti 15 comuni della vallata del Chienti, con Civitanova Marche da sempre considerata “capoluogo” della calzatura e che è anche sede di importantissime aziende leader mondiali nella produzioni di componenti per calzature (suole, tacchi, tomaie, accessori) e di un importante polo fieristico. Questo Distretto comprende anche un importantissimo settore produttivo strettamente affine come quello del cuoio e della pelle, con Tolentino centro storicamente leader per la piccola pelletteria e per l’arredo in pelle; sul versante interno, nell’area appenninica al confine con la provincia di Ancona, il Distretto industriale della meccanica, con i comuni di Esanatoglia e Matelica uniti a livello produttivo con i vicini centri del fabrianese e con tantissime altre aziende della nostra provincia; il terzo Distretto industriale, sorto attorno a Recanati e ad altri quattro Comuni maceratesi della media e bassa vallata del Potenza, è quello cosiddetto “plurisettoriale” in quanto comprende settori produttivi diversificati, che vanno dalla lavorazione dell’argento all’illuminotecnica ed alla domotica, dalla plastica fino al giocattolo;
• la diffusissima imprenditoria, cresciuta con un forte attaccamento al proprio territorio di riferimento, fa della provincia di Macerata una delle eccellenze nel settore manifatturiero, nonché:
a) la prima nelle Marche nel rapporto tra numero di imprese (36.559) e popolazione residente;
b) la prima nelle Marche per incidenza delle imprese (9.102) a conduzione femminile;
c) la 18^ in Italia per incidenza del settore industriale (14,9%);
d) una delle prime in Italia per presenza artigiana (32,1%) ben superiore di 4 punti percentuali alla media nazionale;

• le imprese attive nella provincia di Macerata risultano essere quasi il doppio di quelle esistenti in ciascuna delle province del sud della Regione;
• il rilevante dato numerico demografico (ai limiti della soglia prevista dal Governo);
• la significativa propria estensione territoriale, che la rende la provincia più ampia della Regione Marche;
• la presenza sul proprio territorio della maggiore infrastruttura viaria trasversale alla dorsale appenninica, la superstrada Civitanova-Foligno, rende la Provincia di Macerata baricentrica nel collegamento tra la costa adriatica e il centro Italia ed è il frutto di una programmazione e di investimenti nazionali e regionali, che ha individuato la rilevanza dell’opera in relazione alle necessità socio-economiche del territorio provinciale;
• la virtuosità di un territorio che ha garantito l’organizzazione delle reti dei servizi coniugando qualità, efficacia ed economicità, in particolare nel settore dei rifiuti, con una percentuale di raccolta differenziata superiore alla media nazionale e con una organizzazione già a livello provinciale (COSMARI) nonché nei settori dei trasporti e viabilità, della sanità e della rete scolastica provinciale;
• la propria connotazione territoriale corrisponde pienamente all’ambito di fatto entro cui si svolge la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente, la quale può contare su un ambiente con condizioni di alta vivibilità dove l’arte, la cultura (basti pensare all’arena Sferisterio) ed il senso estetico si coniugano sapientemente con le attività produttive;
• la connotazione territoriale, che da oltre un secolo la contraddistingue, è per ampiezza, entità demografica e per presenza di attività economiche una realtà ben definita ed omogenea, tale da consentire una ideale ed efficace programmazione per un equilibrato sviluppo economico, sociale e culturale.

Considerato che l’imposizione di una identità diversa da quella posseduta risulterebbe per la popolazione della provincia di Macerata improponibile ed inaccettabile, in quanto essa da un secolo e mezzo si relaziona su un sistema di comunicazioni e di servizi che hanno nella città capoluogo, Macerata, il punto di costante riferimento;

Considerato pure che l’attuale Ente Provincia di Macerata è sempre stato tra i più virtuosi sul piano della spesa e degli investimenti, rispettando sempre gli equilibri di bilancio e considerato altresì che il personale dell’Ente è numericamente dimensionato in rapporto a territorio ed abitanti;

tutto ciò premesso
ESPRIME

netta contrarietà rispetto ad un diverso assetto territoriale ivi compresa una eventuale individuazione di un diverso capoluogo, in quanto ciò comporterebbe lo smantellamento dell’attuale sistema di reti e servizi, ivi inclusi gli uffici periferici dello Stato, con evidenti gravissimi disagi e disservizi.

AFFERMA con forza

la necessità che il C.A.L regionale e la Regione, in sede di procedimento di riordino, confermino tra le province del proprio territorio la Provincia di Macerata, la più estesa delle Marche, rispettandone la sua identità e integrità, pur in un eventuale riordino che ne definisca, in conformità ai parametri di legge, i confini territoriali con criteri di omogeneità.

DISPONE infine

che il presente Ordine del giorno venga trasmesso al Presidente della Giunta regionale delle Marche, al Presidente del Consiglio regionale, al Presidente del CAL, ai Consiglieri regionali tutti ed ai Parlamentari eletti nella Regione Marche, nonché al Presidente dell’UPI Marche-Unione regionale delle province Marchigiane.
Macerata, 6 agosto 2012

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