MAXIFRODE FISCALE E CONTRIBUTIVA

La Guardia di Finanza di Ancona ha scoperto un rilevante sistema di evasione fiscale e contributiva attuato da due società, operanti nel campo delle attività promozionali all’interno di supermercati e punti vendita della grande distribuzione organizzata.

L’attività investigativa ha preso avvio nel 2010. A seguito di una verifica fiscale eseguita nei confronti di una società della provincia di Ancona, esercente l’attività di panificazione, era emerso che presso i relativi punti vendita venivano impiegati diversi lavoratori irregolari, inquadrati come promoters, messi a disposizione e retribuiti direttamente da una società con sede nella Repubblica di San Marino.

Le successive indagini, condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica di Rimini, hanno permesso di accertare che la frode era stata posta in essere, oltre che da quella con sede nella Repubblica di San Marino anche da un’altra società del riminese.

Attraverso la società estera venivano forniti servizi di organizzazione e gestione di campagne promozionali presso supermercati e punti vendita della grande distribuzione dislocati in tutta Italia, con prevalente concentrazione nell’area centro-nord del territorio nazionale.

Attraverso il massiccio ricorso all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti, grazie al vantaggio concorrenziale derivante dall’evasione contributiva e fiscale connessa all’impiego di manodopera irregolare, gli organizzatori riuscivano a fornire le prestazioni lavorative richieste dal mercato a prezzi notevolmente inferiori rispetto alla media del settore.

Gli approfonditi accertamenti hanno quindi disvelato la cosiddetta esterovestizione della società sammarinese, dedotta dalla relativa riconducibilità a soggetti residenti in Italia e dall’oggetto principale della relativa attività stabilito, di fatto, sul territorio nazionale.

La fittizia localizzazione della sede dell’impresa sul territorio sammarinese ha consentito di eludere sia la normativa nazionale in materia di lavoro, evitando il versamento delle ritenute previdenziali e contributive, sia quella tributaria mediante lo spostamento di materia imponibile dall’Italia verso la Repubblica del Titano a minore pressione fiscale. Vantaggi indebiti, questi, non limitati alle sole società, ma estesi anche ai numerosi promoters che non hanno mai dichiarato i compensi percepiti dalla società sammarinese al Fisco italiano.

Sull’altro versante, è stato verificato che la società “gemella” con sede nel riminese era stata creata ad hoc per mascherare, attraverso l’emissione di fatture soggettivamente false, i reali rapporti tra la società “esterovestita” ed i committenti italiani.

Il carattere internazionale del sistema di frode ha richiesto anche il coinvolgimento del II Reparto “Analisi e Relazioni Internazionali” del Comando Generale della Guardia di Finanza, il quale ha attivato la collaborazione internazionale a supporto delle indagini che hanno portato alla scoperta della frode fiscale.

Dall’esame della voluminosa documentazione acquisita alle indagini, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Ancona hanno appurato che l’organizzazione ha nel tempo utilizzato oltre 3700 lavoratori irregolari (promoters) residenti sul territorio italiano che hanno percepito compensi per circa 14 milioni di euro, sottraendoli, come detto, all’applicazione dell’imposizione fiscale e contributiva nel territorio dello Stato. Le ritenute alla fonte non operate e non versate ammontano complessivamente a circa 3,8 milioni di euro e la base imponibile sottratta all’imposizione previdenziale e assistenziale è pari a circa 4 milioni di euro.

I responsabili dell’organizzazione sono stati denunciati per i reati di truffa ai danni dello Stato (art. 640 del codice penale) e frode fiscale (artt. 2, 5 e 8 del decreto legislativo 10/03/2000, n. 74).

L’attività delle Fiamme Gialle ha consentito pertanto di proporre complessivamente il recupero a tassazione di oltre 36 milioni di euro di elementi positivi di reddito non dichiarati e 32 milioni di euro di costi non deducibili ed una base imponibile I.R.A.P. di circa 69 milioni di euro. L’I.V.A. evasa è stata quantificata in un ammontare superiore ai 7 milioni di euro.

Sulla base degli elementi acquisiti e del sistema di frode fiscale ricostruito dalla Guardia di Finanza, l’A.G. riminese ha disposto il sequestro per equivalente di tutti i beni mobili, immobili, le azioni o le quote societarie, le somme di denaro ed i saldi attivi dei conti correnti bancari, nella disponibilità delle società e delle persone direttamente o indirettamente interessate alla loro gestione effettiva, fino alla concorrenza di circa 10 milioni di euro quale somma corrispondente all’ammontare del profitto dei reati ascritti agli indagati.

 

 

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