27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA

di Massimiliano Grufi, presidente del Consiglio di Recanati. “IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO
Vista la deliberazione dell’Assemblea Costituente, che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica italiana;
Vista la XVIII disposizione finale della Costituzione;
PROMULGA
la Costituzione della Repubblica italiana nel seguente testo:
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.”
Così esordisce il testo della Costituzione italiana che all’articolo 2 recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Sempre sotto i Principi Fondamentali, all’articolo 3 prosegue: “co.1. Tutti i cittadini hanno parità dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. co.2. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Perché i deputati dell’Assemblea Costituente erano arrivati a dovere enunciare per iscritto la necessità di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo? Perché si sentivano obbligati ad evidenziare come tutti i cittadini fossero uguali davanti alla legge, indipendentemente da appartenenze, credo, sesso ecc. Perché addirittura i parlamentari si spinsero a richiamare lo Stato ad un impegno nel rimuovere gli ostacoli alla realizzazione della eguaglianza appena sopra enunciata?
La Costituzione è figlia della fine del periodo fascista, della seconda guerra mondiale e della tragedia nazista della Shoah, per la quale l’Italia fu co-responsabile poiché anche nel nostro Paese si costruirono le basi di una società antidemocratica, violenta e senza diritti, capace di facilitare la messa a morte di milioni di persone. L’uomo non aveva più alcun diritto sulla propria vita, la quale rappresentava un numero nelle mani dei soldati nazisti e fascisti in Italia. La sua personalità veniva annientata nel nome di un diritto superiore, quello dello Stato, che aveva il compito di liberare e purificare la società da ogni forma di diversità o impurità, nociva alla realizzazione di una società ideale; quindi era l’unico che poteva decidere se concedere o meno ad una persona la possibilità di esistere. Ecco perché la Costituzione torna ad usare il verbo “riconoscere”: l’uomo ha diritti di carattere originario, che non vengono attribuiti perché naturali. Essi vengono riconosciuti a priori sia quando la persona intende farli valere come singolo sia quando preferisce realizzare la propria personalità nelle diverse forme di aggregazione possibili. Da questi diritti inviolabili nasce la conseguenza logica che tutti siano uguali davanti alla legge. Nello Stato nazista ma anche in quello fascista, al contrario, vigeva la legge del più forte che prevaricava ogni forma di potenziale diritto. Con la Costituzione, prima di ogni particolarità o caratteristica fisica, intellettuale, sociale ed economica, c’è un riconoscimento del valore inviolabile della vita umana. Si attesta quindi una eguaglianza formale. L’eguaglianza formale del primo comma dell’articolo 3 deve però essere realizzata compiutamente. Ecco quindi che la Repubblica, secondo comma, ha un compito ancora più arduo, perché è chiamata a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla libertà ed alla stessa eguaglianza enunciata come obiettivo principale. Questo impegno dello Stato consente di chiedere impegni analoghi ai cittadini che non possono realizzarsi pienamente senza contribuire allo sviluppo dello Stato stesso. Per tale motivo la Repubblica chiede l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, perché ogni uomo contribuisca a costruire la sua società.
Per queste ed altre ragioni mi sento di dire che la Giornata della Memoria costituisce un momento fondamentale di riflessione per ogni cittadino, chiamato a non dimenticare, a trasmettere ai posteri quanto ha potuto apprendere e ad accompagnare questa riflessione con l’impegno di fare il possibile perché quanto si è verificato non succeda ancora.
Chiare a tal proposito le parole del Presidente del Consiglio, Mario Monti: “L’Italia e l’Europa stanno vivendo un periodo delicato: crisi economica, ma soprattutto rischio di crisi di valori. In questo contesto, più che mai, occorre vigilare perché rigurgiti di antisemitismo, xenofobia, intolleranza non intacchino i nostri valori fondanti, vanificando lo sforzo che tutti insieme stiamo compiendo per consolidare la nostra convivenza civile”.
Mi sento infine di condividere pienamente la conclusione del Presidente Monti, perchè insieme si possa guardare avanti con maggiore serenità: “Il nostro Paese ha tratto insegnamento dagli errori e dagli orrori del passato e da questi ha costruito la sua identità sui valori di dignità umana, libertà, democrazia e uguaglianza: gli stessi valori sui quali è nata e si è rafforzata l’Unione europea”.

Presidente del Consiglio Comunale di Recanati
Massimiliano Grufi

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