Io da qui non me ne vado!

RECANATI. Dovrebbero sloggiare entro il 30 di questo mese dalle case di edilizia residenziale pubblica di via Mascambruni, nel quartiere Le Grazie, ma c’è chi è disposto ad incatenarsi al letto pur di non lasciar il proprio alloggio. Una delle più combattive è Lidia Semplici, 80 anni, anziana con qualche problema alle gambe e niente affatto intenzionata a traslocare, per la seconda volta consecutiva a distanza di tre anni, per andare in un alloggio privato a canone concordato. Lei non ha fatto neppure la domanda per una soluzione del genere rifiutandosi, insieme ad altre due famiglie, di assecondare l’invito dell’Amministrazione Comunale di partecipare al bando per l’assegnazione degli alloggi.

Atto necessario per la realizzazione del “Campus Infinito” che prevede la cessione al gruppo Eli degli alloggi Erp di S.Agostino per ospitare gli studenti. In cambio nell’accordo si stabilisce che all’Ente Regionale per le case popolari vadano proprio le residenze comunali di via Mascambruni. Una vicenda di scatole cinesi in cui a subirne le conseguenze sono proprio le famiglie, che attualmente occupano gli appartamenti, raggiunte da una lettera di sfratto da parte del Comune. Lidia con grinta dice che da lì non se ne andrà, che aveva parlato con il sindaco tempo fa che le avrebbe assicurato che con la pensione che ha, avrebbe pagato quello che poteva.

“Io  pago allora, ogni mese, 150 euro e non sono disposta un domani a sborsare un euro di più perché sono letteralmente con il sedere a terra. Io al mese prendo 800 euro di pensione. Mi dica lei come faccio a pagare un canone maggiore perché è quello che accadrà se dovessi muovermi da lì, con tutte le bollette salate che arrivano a fine mese e il mangiare sempre più caro.” Lidia rimpiange molto l’alloggio che ha occupato per una intera vita a S.Agostino con la sua famiglia. “Ci hanno mandato via da li, tre anni fa, con la promessa che saremo ritornati. Invece, adesso ci mandano via anche dal quartiere Le grazie. E’ vero che siamo un po’ isolati ma ormai ci siamo abituati e non è giusto che adesso ci chiedano di spostarci di nuovo.”

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