Variante Burchio. La parola passa al Consiglio di Stato

Il Comune di Porto Recanati ha deciso: si andrà al Consiglio di Stato per ricorrere all'annullamento delle delibere, contro la variante Burchio, che vennero fatte dalla giunta Montali. Così si è deciso in una riunione tenuta ieri alle 14.00 tra il Commissario Prefettizio Mauro Passerotti, il suo vice Francesco Senesi, il comandante della polizia municipale Sirio Vignoni, il segretario comunale Francesco Massi e i dirigenti Daniele Re e Michele Cittadini.

Non è tutto, la suddetta delibera n°147, prevede, oltre a questo appello al Consiglio di Stato, di conferire all'avvocato Andrea Berti – che rappresentò il Comune al TAR – l'incarico di chiedere al Consiglio di Stato una sospensiva di quella sentenza del TAR che dava appena 45 giorni di tempo per chiudere l'iter urbanistico della variante Burchio che iniziò nell'ormai lontano novembre del 2013.

Questa delibera sorprende non poco, visto che, appena uscita la sentenza, il Commissario Passerotti sembrava ben convinto delle ragioni del TAR, ma, probabilmente, le relazioni tecniche inviategli sia dallo stesso avvocato Berti che dai dirigenti Re e Cittadini, hanno fatto cambiare idea al Commissario.

Da sottolineare anche la recentissima nascita del “Comitato No al Burchio” – partorita dall'idea e dall'esigenza civica del presidente del quartiere Montarice Carlo Reboli -, i quali adepti hanno lasciato, nelle cassetta postali di quasi tutta Porto Recanati, un comunicato contro il Burchio, uscito, in verità, pochi giorni fa, a firma di diverse associazioni ambientaliste, tra le quali spiccavano WWF, Italia Nostra e Legambiente. Sembra anche che in questo comitato vi siano diversi esponenti del Movimento 5 Stelle locale e dell'Upp.

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