Una fornitura di chitarre senza il mady in China. Piccolo guaio per la Eko Music Group

La Eko Music Group da moltissimi anni importa la maggior parte della produzione delle chitarre dai fornitori cinesi. Il caso ha voluto che una fornitura di queste, fra le tante che vengono importate ogni anno in Italia, fosse priva, per distrazione del fornitore cinese, del marchio Mady in China. Ciò si è verificato nel novembre scorso e ha riguardato uno stock di 258 chitarre e di 1.080 ukulele. La Guardia di Finanza, una volta scoperta la presenza di questo materiale al porto di Ancona, ne aveva disposto il sequestro. Ma la Cassazione accogliendo il ricorso presentato dall'avv. Riccardo Leonardi per conto della Eko Music Group spa, ha annullato l'ordinanza del Riesame, che aveva confermato il sequestro eseguito dalla Finanza, e restituito la merce alla ditta. La Eko Music Group spa aveva presentato ricorso sulla base di cinque motivi: ha sostenuto, in particolare, di aver dato precise indicazioni scritte alla ditta cinese (alla prima fornitura) che non le aveva poi rispettate. La ricorrente ha sottolineato che non poteva essere chiamata a rispondere di errori commessi nella grafica degli imballaggi ma avrebbe dovuto procedere alla regolarizzazione amministrativa delle scatole, cui ha già provveduto con la massima sollecitudine. La vicenda, però, non è ancora chiusa perché, pur avendo la Sezione penale della Cassazione annullato l'ordinanza del Riesame, gli atti dovranno tornare di nuovo ad Ancona per un nuovo giudizio.

 

Di seguito riportiamo il comunicato che in proposito è stato emesso  dal legale della ditta Eko, l’avvocato Riccardo Leonardi.

 

Vi informiamo  che la Terza Sezione Penale della Cassazione ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Ancona (Pres. Moscaroli,  a latere De Palma e Monterotti) aveva respinto il ricorso presentato dalla Eko Muisc Group Spa avverso la convalida del sequestro probatorio eseguito  presso il Porto di Ancona da personale dell’Agenzia delle Dogane di Ancona il  16 novembre 2015 di merce proveniente dalla Cina e destinata alla società recanatese .

 

Nello specifico i verbalizzanti hanno ritenuto che l’importazione di 258 chitarre e 1.080 ukulele integrasse il reato di cui all’art. 4 comma 49 della  Legge 350/2003 (finanziaria 2004) che punisce l’importazione di prodotti con segni fallaci, per cui hanno proceduto a disporre il vincolo, convalidato dalla Procura di Ancona : secondo gli inquirenti la presenza della bandiera italiana su talune confezioni avrebbe tratto in errore i consumatori sul luogo di produzione degli strumenti in questione .

 

Avverso tale decisione la società aveva proposto ricorso al Tribunale del Riesame, sostenendo, fra l’altro, che la condotta non costituisse reato, poiché la società recanatese, nota in tutto il mondo, aveva dato precise indicazioni  scritte al proprio partner cinese sul confezionamento  degli strumenti, istruzioni però disattese, trattandosi, perdippiù, della prima fornitura proveniente da tale industria.

 

Conseguentemente  la società italiana non poteva essere chiamata a rispondere penalmente di eventuali errori nella grafica degli imballaggi, ma avrebbe al massimo dovuto procedere alla regolarizzazione amministrativa delle scatole, cui la Eko ha dato corso con la massima sollecitudine .

 

Fatto si è che il Tribunale, in esito all’udienza dell’11 novembre 2015, aveva respinto il ricorso, depositando poi l’ordinanza il 29 dicembre 2015 .

 

Gli scriventi, nell’interesse della Eko hanno quindi impugnato per cassazione il provvedimento rilevandone la nullità e deducendo cinque distinti motivi i ricorso .

 

Successivamente al deposito  della motivazione della sentenza della Suprema Corte gli atti torneranno al Tribunale del Riesame di Ancona per un nuovo giudizio.

 

 

 

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