Vernissage mostra “Da…a…”

Il titolo che Ersilietta Gabrielli e Matteo Duri hanno voluto dare alla loro insolita mostra è già un programma e anticipa gli obbiettivi che la vernice si prefigge.
Intanto è particolare il connubio tra queste due espressioni artistiche, la ceramica e la fotografia, che, apparentemente, non sembrano essere in sintonia. L’una plasmata dalle mani e dalla fantasia della scultrice, l’altra utilizzata per cogliere momenti della realtà attraverso lo scatto del fotografo.
Ma Gabrielli e Duri sono andati oltre la loro diversità artistica per approdare ad un intento comune. E ci sono riusciti. Perché pur seguendo vie diverse sono uniti dallo stesso fine.
Gabrielli con le sue creazioni in ceramica riporta il pubblico a meditare sugli orrori della guerra – definita da San Giovanni Paolo II “avventura senza ritorno” –, sulle ingiustizie sociali e sull’insensibilità dei potenti alle richieste dei più deboli. Significativi e carichi di emozioni sono i suoi “gruppi” di persone intenti a lavorare in condizioni precarie (Operai ThyssenKrupp) o gruppi di donne vittime di angherie. Le sculture hanno solo la testa senza una definizione del viso a voler simboleggiare, nella loro ieraticità, tutte le donne e gli uomini del pianeta. Il gruppo di figure relative allo sterminio perpetrato a Dachau non necessita di commenti, parla da solo.
Altrettanto significativi sono i “tondi” dove la sapiente combinazioni di variegati materiali conferiscono alla composizione forza espressiva autonoma. L’artista ci fa sapere, attraverso le sue opere, che tratta la forma e l’informale con la stessa facilità e che si serve di entrambi per denunciare gli obbrobri che a tutt’oggi si perpetuano nei confronti dei più fragili moralmente e materialmente.
Duri coglie con i suoi scatti fotografici “particolari” di un insieme che sfuggono alla vista di tutti noi. Aiutato anche dalla sua professione di architetto, ha l’occhio allenato ed educato per cogliere e immortalare momenti che vivono di vita autonoma anche se scorporati dall’input che li ha causati. Ecco la particolarità delle sue fotografie. Non sono due realtà, ma una stessa vista più da vicino quasi dentro la stessa realtà. Mi viene in mente la fotografia del particolare di un fuoco d’artificio dove chi guarda si sente dentro il fuoco stesso e che, visto da vicinissimo, potrebbe sembrare anche una pioggia. Fuoco e pioggia scaturiti entrambi dalla stessa fonte. Sarà compito di chi ammira immedesimarsi nel fuoco o nella pioggia a seconda della lettura che gli vorrà dare.
Lo scatto fotografico che coglie dei “pupazzi bagnati” appesi ad una corda ad asciugare con le rispettive ombre che si proiettano sul muro, è di una accortezza e raffinatezza unici. Prevale il vero o l’ombra? Difficile a dirsi.
Che cosa lega fra loro queste due forme di arte?
La Gabrielli denuncia e ricorda le ingiustizie sociali dove, dentro questa generica espressione, immette, come in un grande contenitore, guerre, carestie e soprusi.

 

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