Vacanza in Iran? Niente visto per l’America

Attenti dove siete stati recentemente in vacanza perché vi potreste trovare improvvisamente a sudare le proverbiali sette camice per ottenere un visto negli Stati Uniti. E’ l’odissea capitata in questi giorni ad un recanatese che vive da decenni, da quando si è spostato, nella cittadina leopardiana, ex dipendente, oggi in pensione, dell’Ufficio delle Entrate di Recanati.

Nei giorni scorsi decide di andare in vacanza con la figlia in Messico. Prende due biglietti di aereo e invia on line all’Ambasciata degli Stati Uniti la richiesta del visto perché l’aereo, che lo deve trasportare nella capitale messicana, fa scalo per due ore a New-York. Cosa tranquillissima direte! Invece l’ambasciata gli risponde che lui il visto non lo può ottenere perché risulta che un anno fa si è fatto una vacanza di venti giorni in Iran, uno dei quei famosi paesi mussulmani a rischio. Addio vacanza, in fumo il biglietto di aereo!

Il nostro non si scoraggia e comincia a tempestare di telefonate gli addetti dell’ambasciata romana per sapere come superare l’inghippo. Qui inizia una nuova trafila burocratica con richiesta di altri documenti che attesti che è un tranquillissimo cittadino italiano, che gode di un reddito, che ha tutte le intenzioni di farsi solo una vacanza e di ritornare poi al suo paesello e mille altre domande.

Finalmente qualche giorno fa può partire per Roma per ottenere il visto in una lotta contro il tempo perché l’areo per il Messico parte domani.  All’ambasciata lo sottopongono ad una serie di controlli, gli vengono prese le impronte digitali su tutti e dieci i polpastrelli delle mani, gli richiedono il conto in banca, il cedolino della pensione e una valanga di altri documenti.

Alla fine ieri, in zona Cesarini, il recanatese torna di nuovo a Roma per ritirare finalmente il passaporto con tanto di visto. Tutto per quella “maledetta” quanto bella vacanza in Iran.   

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