Nella bottega d’arte di Alberto Cecchini

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Mi stringo nelle spalle entrando nella bottega di Alberto Cecchini, per il timore di urtare qualche ceramica appesa alle pareti e osservo ogni piccola cosa riposta con cura: piatti, libri, diari, cartelle di varie dimensione, grandi tavole che raccontano storie.

Sul tavolo da lavoro, due mattonelle con un disegno ben tracciato, in attesa di colore.

La luce che penetra dal vetro laterale crea un’atmosfera antica che ricorda i quadri del Vermeer.

Un’amicizia di lunga data, quella che mi lega al ceramista Alberto Cecchini. Mi piace chiamarlo Maestro, ma lui si schernisce con la modestia di sempre.

Sono solo gli amici ad accedere al suo atelier (per lui è semplicemente un garage), un laboratorio d’arte pieno delle belle opere che ha creato e crea.

Il “garage” di Cecchini è un piccolo, prezioso luogo del cuore nel quale prendono vita opere sempre nuove con professionalità, ma pur sempre con la purezza dell’artista mai contaminato, né condizionato o stretto dai lacci del mercato. Tutto nasce in libertà ed è proprio il senso di libertà ad essere regalato anche a chi di arte non s’intende.

In ogni oggetto decorato vi è la capacità espressiva di riprodurre il tempo, quello trascorso e consegnato alla memoria e quello dei giorni nostri.

Nelle immagini, nei tratti, nei colori vi sono dimensioni spazio-temporali che raccontano la Recanati di ieri e di oggi. La Recanati da ricordare con le sue tradizioni artigianali e storiche e la Recanati che vive e soffre per i problemi che ci accomunano.

Su tutto però resta la speranza, la voglia di resistere. Ecco dunque, mani che si levano verso l’alto, case che galleggiano nonostante il fluttuare delle onde e voli di uccelli e mongolfiere che si alzano leggere a colorare il cielo. La gente osserva, silente, come a voler lasciare dietro di sé ogni brutto pensiero e quel tempo che non tornando, permette di accogliere il nuovo, con il buono che le spetta.

È la speranza ad essere impastata con le forme e i colori di Cecchini ed è questa positività che percepisco ogni volta che il Maestro mi lascia la porta aperta della sua bottega mentre, entrando, mi stringo nelle spalle con ammirazione e gratitudine.

Luciana Interlenghi

 

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