La battaglia contro l’integrazione europea per accantonarla e non, come sarebbe necessario, per rilanciarla, che è un tema politico che sta ottenendo presso gli italiani grande successo, poggiando anche sul fenomeno dell’immigrazione, è una battaglia insensata.
Infatti l’economia globalizzata, con effetti politici collegati, sta facendo emergere soggetti primari, vecchi e nuovi, quali gli Usa, la Russia e la Cina, in prospettiva la più attrezzata, ma non mancano segnali di significato simile provenienti da altri Continenti.
E’ il colonianismo del 3° Millennio.
Azzardato sostenere che in questa contesa possano ricoprire un ruolo di rilievo singole Nazioni europee perché forti del loro passato lontano e vicino.
La Gran Bretagna,dopo l’uscita dalla Comunità europea, pare incominci ad incontrare forti difficoltà.
La stessa Germania, dove le incertezze presenti hanno determinato la sospensione di nuovi investimenti e la scelta di restare liquidi, suscita dubbi sul mantenimento del suo attuale protagonismo economico.
Figuriamoci l’Italia, con un sistema industriale poco aggiornato, imperniato sulle piccole-medie imprese, ed un debito pubblico colossale ed incontenibile che, per la sua mole, si autoalimenta già adesso, nonostante gli interventi della Banca Centrale Europea che acquista i nostri titoli per contenere la speculazione del libero mercato, e l’incremento dei tassi d’interesse.
L’anno prossimo ci sono le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo ed in tale occasione è reale il pericolo che si reciti il de profundis per l’Europa.
Questo pericolo deve essere scongiurato a tutti i costi, debbono essere completamente RECUPERATI i VALORI INIZIALI dell’integrazione, che anche allora furono controversi, tenendo ben presente che questa questione ha un’importanza maggiore di ogni altra questione oggi presente nel nostro dibattito politico.
Comprendere tutto ciò è un problema di sopravvivenza.
Potremmo ritrovarci al 1945, ma allora ci salvammo grazie allo scontro politico Est-Ovest che dette vita al Piano Marshall.
Non credo di fare terrorismo, comunque non è la mia intenzione, ma di sviluppare un ragionamento politico che vuole essere serio, sul quale auspico una riflessione attenta da parte di tutti.
Gianni Bonfili.
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