{"id":12936,"date":"2015-04-20T18:14:43","date_gmt":"2015-04-20T18:14:43","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"706f1015403f9b3a8b9c495b17a75d21","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2015\/04\/20\/706f1015403f9b3a8b9c495b17a75d21\/","title":{"rendered":"La Condotta Slow Food Loreto Val Musone contro il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico"},"content":{"rendered":"<p>\n\tChe cos&rsquo;&egrave; il TTIP?<br \/>\n\tIl TTIP &egrave; un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ossia con l&rsquo;intento dichiarato di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio pi&ugrave; fluido e penetrante tra le due sponde dell&rsquo;oceano.<\/p>\n<p>\n\tL&rsquo;idea sembrerebbe buona. Perch&eacute; qualcuno lo definisce &ldquo;pericoloso&rdquo;?<br \/>\n\tCondividiamo la definizione perch&eacute;, in realt&agrave; questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorit&agrave; non verranno pi&ugrave; determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.<\/p>\n<p>\n\tI soliti &ldquo;tecnici&rdquo; che &ldquo;rubano&rdquo; il potere alla politica.<br \/>\n\tInfatti. Il Trattato prevede l&rsquo;introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement &ndash; ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.<\/p>\n<p>\n\tLe aziende citerebbero gli Stati in tribunale.<br \/>\n\tNon solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virt&ugrave; di tutta la normativa vigente, come &egrave; gi&agrave; possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato &ndash; magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute &ndash; sta creando un danno a un&rsquo;impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l&rsquo;impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell&rsquo;Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l&rsquo;ingiustizia &egrave; servita.<\/p>\n<p>\n\tUna giustizia &ldquo;privatizzata&rdquo;, insomma.<br \/>\n\tNon &egrave; l&rsquo;unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l&rsquo;introduzione &egrave; il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l&rsquo;impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e societ&agrave; civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi\/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformit&agrave; tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un&rsquo;assurdit&agrave; antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.<\/p>\n<p>\n\tPer chi &egrave; allora vantaggioso il TTIP?<br \/>\n\tIl ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d&rsquo;impatto mirata all&rsquo;Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell&rsquo;arco di tre anni dall&rsquo;entrata in vigore dell&rsquo;accordo: il 2018, al pi&ugrave; presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell&rsquo;export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po&rsquo; meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L&rsquo;Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma &egrave; la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE &ndash; Sintesi Rapporto 2012-2013: &ldquo;L&rsquo;Italia nell&rsquo;economia internazionale&rdquo;). Secondo l&rsquo;ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell&rsquo;Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virt&ugrave; dell&rsquo;austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L&rsquo;Italia &egrave; dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna n&eacute; nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all&rsquo;economia diffusa, e soprattutto all&rsquo;occupazione, molto pi&ugrave; ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che n&eacute; la ricerca condotta da Prometeia n&eacute; il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.<\/p>\n<p>\n\t&Egrave; vero che, nonostante l&rsquo;enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?<br \/>\n\tIl Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione &ndash; come richiede il Trattato di Lisbona &ndash; potr&agrave; soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione pu&ograve; rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avr&agrave; diritto di voto finale &ldquo;prendi o lascia&rdquo;, quando il negoziato sar&agrave; completato. Nel frattempo non ha diritto n&eacute; di accesso n&eacute; di intervento sul testo. I Governi stessi dell&rsquo;Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno &ndash; a quanto sembra al momento &ndash; accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicit&agrave; e complessit&agrave; dei testi negoziali.<\/p>\n<p>\n\tQuali effetti potr&agrave; produrre l&rsquo;accordo se verr&agrave; approvato nella sua forma attuale?<br \/>\n\tTutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all&rsquo;accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanit&agrave;, l&rsquo;acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari pi&ugrave; attrezzati, e dunque pi&ugrave; competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.<\/p>\n<p>\n\tIl TTIP produrr&agrave; dei rischi per i cittadini?<br \/>\n\tTom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell&rsquo;incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro pi&ugrave; basso e il comportamento delle imprese nazionali pi&ugrave; disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se pi&ugrave; irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei pi&ugrave; recenti accordi di liberalizzazione siglati dall&rsquo;UE, ci sar&agrave; un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metter&agrave; in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e societ&agrave; civile d&rsquo;ambo le regioni.<\/p>\n<p>\n\t&Egrave; il primo caso del genere? O c&rsquo;&egrave; qualche &ldquo;antenato&rdquo;?<br \/>\n\tUn meccanismo simile &egrave; entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l&rsquo;Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si &egrave; sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell&rsquo;analogo organo creato per monitorare la sostenibilit&agrave; sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinch&eacute; avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta (<a href=http:\/\/goo.gl\/82OLmh>http:\/\/goo.gl\/82OLmh<\/a>). Perch&eacute; dovremmo pensare che gli USA, molto pi&ugrave; potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell&rsquo;ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?<\/p>\n<p>\n\tIl TTIP pu&ograve; produrre danni per la salute?<br \/>\n\tFaccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l&rsquo;UE ha vietato l&rsquo;importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo &egrave; stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell&rsquo;Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l&rsquo;anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione &egrave; finita quando l&rsquo;Europa si &egrave; impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualit&agrave; fino a 48.200 tonnellate l&rsquo;anno, alla faccia del libero commercio. Sar&agrave; una coincidenza, ma in un documento congiunto dell&rsquo;ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due pi&ugrave; potenti lobby d&rsquo;impresa delle due sponde dell&rsquo;oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una &ldquo;cooperazione sui meccanismi di regolazione&rdquo;, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura (<a href=http:\/\/goo.gl\/HlqhTc>http:\/\/goo.gl\/HlqhTc<\/a>).<\/p>\n<p>\n\tEsistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall&rsquo;attuale crisi economica?<br \/>\n\tDa molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l&rsquo;attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali pi&ugrave; attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente pi&ugrave; abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunit&agrave; umane, ma allo stesso commercio che &egrave; in contrazione dal 2009 e non si sta pi&ugrave; espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non &egrave; riuscita pi&ugrave; a sostenere il paradigma della crescita infinita che si &egrave; rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d&rsquo;occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre pi&ugrave; ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunit&agrave; di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po&rsquo; di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilit&agrave; ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunit&agrave;, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e pi&ugrave; efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire.<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&rsquo;&egrave; il TTIP? Il TTIP &egrave; un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ossia con l&rsquo;intento dichiarato di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio pi&ugrave; fluido e penetrante tra le due sponde dell&rsquo;oceano. L&rsquo;idea sembrerebbe buona. Perch&eacute; qualcuno lo definisce &ldquo;pericoloso&rdquo;? Condividiamo la definizione perch&eacute;, in realt&agrave; questo trattato, &#8230; <a title=\"La Condotta Slow Food Loreto Val Musone contro il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2015\/04\/20\/706f1015403f9b3a8b9c495b17a75d21\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La Condotta Slow Food Loreto Val Musone contro il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-12936","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12936","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12936"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12936\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12936"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12936"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12936"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}