{"id":13828,"date":"2019-07-16T17:05:56","date_gmt":"2019-07-16T17:05:56","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"e49325c30619778bc1819c2657ca408a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2019\/07\/16\/e49325c30619778bc1819c2657ca408a\/","title":{"rendered":"LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E CRIMINOLOGIA \u2013 terza parte"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/rubriche\/accattoli\/Accattoli Gabriele.jpg style=float: left; height: 219px; width: 200px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; \/><span style=font-size:14px;><strong>Ci eravamo lasciati con l&rsquo;usanza, ancora nel 1700 circa, in Francia, di schedare delinquenti a fuoco, ricordate?<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Questa procedura la ritroviamo nelle Corti dei Miracoli, e pi&ugrave; precisamente ne &ldquo;I miserabili&rdquo; di Victor Hugo, infatti, quanto narrato, non era frutto di fantasia, ma la realt&agrave; dell&rsquo;attivit&agrave; dei poliziotti parigini.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>&nbsp;Passarono anni, ed il problema era sempre lo stesso, con il marchio a fuoco si potevano ricostruire le attitudini criminali, ma non le generalit&agrave;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>All&rsquo;inizio del 1800 entra nella&nbsp; scena della storia Eug&egrave;ne Francper Vidocq, che si metteva a disposizione della Polizia per dare le giuste generalit&agrave; ai delinquenti, servizio accolto con interesse da Henri, Dirigente della prima sezione di Polizia di Parigi, ufficio preposto al contrasto della criminalit&agrave;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Cosa faceva&nbsp; Vidocq? Continuava a frequentare gli ambienti malavitosi, riferendo alla Polizia le generalit&agrave; dei delinquenti che incontrava.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Questo servizio gli diede non solo l&rsquo;arruolamento nella Polizia Parigina, ma addirittura divenne il capo della Suret&eacute;. Ovviamente non pot&eacute; durare a lungo la sua permanenza negli ambienti malavitosi, la sua nuova identit&agrave; professionale pian piano venne smascherata, quindi continu&ograve; la sua attivit&agrave; di identificazione dei delinquenti recandosi regolarmente nelle carceri facendo sfilare i detenuti avanti a se, in modo da identificare i nuovi e nello stesso tempo riconoscere i vecchi che avevano dato false generalit&agrave;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>&nbsp;La tecnica fu denominata &ldquo;parata&rdquo;, continu&ograve; ad essere un valido strumento per parecchi anni e fu adottata anche da altre polizie, quella inglese in particolare.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Come abbiamo visto nel precedente articolo la fotografia era gi&agrave; nota, purtroppo la tecnica poco sviluppata non riusciva a dare una collocazione funzionale di se stessa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Nel 1812, Giuseppe Nicefero Niepce ritent&ograve; l&rsquo;applicazione della fotografia a scopi di schedatura ed identificazione, usando come materiale sensibile il bitume di giudea, ottenendo una primordiale fotografia denominata eliografia, ma detta tecnica aveva dei limiti per colpa dei quali sarebbe stata usata pochissimo, anche perch&eacute; stava arrivando una rivoluzione in materia, i &ldquo;dagherrotipi&rdquo;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>&ldquo;<em>il dagherrotipo fu una delle prime forme di fotografia, il sistema era stato ottimizzato da&nbsp; Louis Jacques Mand&eacute; Daguerre, dal quale il prodotto fotografico prende il nome. Per fotografare si utilizzava una scatola di legno nella cui parte anteriore veniva inserito un obiettivo in vetro ed ottone, e nella parte posteriore veniva collocata una lastra di rame o argento. <\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=text-align: center;>\n\t<img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/rubriche\/accattoli\/4 articolo 4 tagherrotipi 2.png style=height: 85px; width: 400px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; \/><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong><em>L&rsquo;obiettivo nei primi modelli aveva una luminosit&agrave; da f\/11 a f\/16, ed una lunghezza focale fissa di 360 mm. La lastra di rame o argento veniva ricoperta con una pasta di ioduro d&rsquo;argento, sensibile alla luce,ed una volta esposta, veniva trattata con vapori di mercurio che rendeva biancastre le parti esposte alla luce. Infine l&rsquo;immagine veniva fissata con una soluzione a base di tiosolfato di sodio. All&rsquo;inizio il sistema richiedeva dei tempi di esposizione&nbsp; dai 15 ai 45 minuti, con il passare del tempo si miglior&ograve; la luminosit&agrave; degli obiettivi e si utilizzarono vapori di bromo i quali permettevano una maggiore sensibilit&agrave; alla luce. Questi miglioramenti permisero di abbassare i tempi di esposizione anche sotto i 10 secondi. Risultato, un&rsquo;immagine positiva non duplicabile&rdquo;.<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Le prime fotosegnaletiche furono realizzate con il sistema dei dagherrotipi nel 1848 a Birmingham (Inghilterra), era ancora una sperimentazione che poi nel 1854, in Svizzera, divent&ograve; sistematica.&nbsp;<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>I dagherrotipi avevano due limiti, il primo la lunga esposizione richiesta, ed il secondo che non esistevano negativi. Ritenendo che la pratica dava risposte molto efficaci per l&rsquo;identificazione, i limiti vennero subito accantonati, infatti, per la mancanza del negativo, non ci si preoccup&ograve;. I sostituzione della doppia esposizione, si ide&ograve; un sistema con specchi, che permetteva in una unica esposizione di fotografare il soggetto di fronte e di profilo, utilizzando un solo dagherrotipo (<em>la tecnica degli specchi &egrave; tutt&rsquo;oggi utilizzata per realizzare le fotosegnaletiche<\/em>).<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>La tecnologia si stava evolvendo, il fisico Fox Talbot, gi&agrave; nel 1845, aveva ideato il negativo fotografico. Anche se il problema della lunga esposizione non era ancora stato<\/strong><\/span><img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/rubriche\/accattoli\/4 articolo 4 tagherrotipi.jpg style=height: 578px; width: 300px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: right; \/><span style=font-size:14px;><strong> ancora risolto, il negativo fotografico aveva dato per&ograve; la possibilit&agrave; di ottenere una illimitata quantit&agrave; di copie fotografiche con un&rsquo;unica esposizione. Se osservate le date, per&ograve;, la tecnologia con l&rsquo;applicazione in campo criminalistico non andavano troppo di pari passo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Anche in Italia si avevano le stesse necessit&agrave; di schedare ed identificare i delinquenti, ovviamente, e si seguiva con molta attenzione l&rsquo;evolversi delle tecniche innovative. Nello stesso tempo, per&ograve;, si doveva osservare anche un evolversi frenetico di fenomeni criminali.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Il governo piemontese il 21 aprile del 1814 fond&ograve; l&rsquo;Arma dei Carabinieri e successivamente l&rsquo;11 luglio del 1852 istituiva L&rsquo;Amministrazione della Pubblica Sicurezza.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Da qui a poco arriv&ograve; il Regno d&rsquo;Italia, quando, nel 1863, Luigi Gatti e Carlo Astengo, funzionari di Pubblica Sicurezza, dettero vita alla rivista &ldquo;Manuale del Funzionario di P.S. e di P.G:&rdquo;, l&rsquo;intento era quello di migliorare ed aggiornare costantemente le tecniche di contrasto all&rsquo;emergenza criminalit&agrave;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>L&rsquo;Inghilterra era pi&ugrave; veloce degli altri stati europei, aveva adottato la fotosegnaletica come metodo di identificazione riconoscendo l&rsquo;enorme validit&agrave; del sistema.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>L&rsquo;ispettore Williamson, capo di Scotland Yard, detto il &ldquo;filosofo&rdquo;, registrava i pregiudicati con le fotosegnaletiche sulle quali annotava i connotati.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Il sistema venne ritenuto molto valido&nbsp; ed utile che le115 prigioni del regno effettuavano regolarmente le fotosegnaletiche dei detenuti, inviandole&nbsp; presso l&rsquo;Habitual Criminals Office dove, alla data del 31 dicembre 1872, risultavano archiviate 30.463 fotosegnaletiche.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Il sistema fin qui descritto, di creare uno schedario fotografico, con annotati i connotati, era stato innovativo e per certi aspetti rivoluzionario,&nbsp; efficiente, ma non aveva poi pi&ugrave; di tanto aiutato a migliorare la situazione criminale ed il controllo della stessa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Questa osservazione non passa inosservata ad un tale Alphonse Bertillon, lo avevo gi&agrave; citato nel secondo articolo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Bertillon era stato assunto dalla Prefettura di Parigi, con la mansione di scritturale ausiliario, il 15 marzo 1879, ed assegnato alla prima sezione come addetto alla copiatura delle schede segnaletiche, in quel periodo, l&rsquo;archivio Parigino, era formato da circa 80 mila schede.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Bertillon valut&ograve; che un cosi elevato numero di schede non potevano dare un utilizzo pratico, ritenendo inutile il suo lavoro. Utilizzando le conoscenze acquisite nell&rsquo;ambito familiare, figlio di un antropologo, matur&ograve; in se la convinzione che l&rsquo;identificazione delle persone poteva avvenire attraverso la misurazione delle parti del corpo.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Approfittando della promozione a scritturale ordinario, il primo ottobre del 1879, present&ograve; una relazione con la quale spiegava la possibilit&agrave; di identificare le persone mediante un sistema antropometrico.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>Dopo anni, secoli, di empirismo, quella ideata da Alphonse Bertillon era la prima forma, se pur embrionale, di identificazione scientifica, diventando cos&igrave; la pietra miliare, universalmente riconosciuta, come spartiacque tra la criminalistica empirica e quella moderna, basata sulla scienza che, come disse molti anni dopo il Dott. Salvatore Montanaro, &ldquo;&#8230;serve ad ancorare la certezza delle prove&#8230;&rdquo;<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>per oggi ci fermiamo qui, con il prossimo articolo entreremo nel dettaglio degli sviluppi delle scoperte e delle figure della criminalistica moderna.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p align=right>\n\t<span style=font-size:14px;><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Accattoli Gabriele<\/strong><\/span><\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci eravamo lasciati con l&rsquo;usanza, ancora nel 1700 circa, in Francia, di schedare delinquenti a fuoco, ricordate? 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