{"id":13829,"date":"2019-07-29T22:49:28","date_gmt":"2019-07-29T22:49:28","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"b586411d180ccefd1b60e9b12f251a51","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2019\/07\/29\/b586411d180ccefd1b60e9b12f251a51\/","title":{"rendered":"LA STORIA DELLA CRIMINALISTICA E DELLA CRIMINOLOGIA \u2013 nozione di identit\u00e0 &#8211; quarta parte"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/uomini\/Accattoli Gabriele.jpg style=height: 165px; width: 150px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: left; \/><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;intuizione di Alphonse Bertillon era stato l&rsquo;ultimo argomento trattato e dal quale ripartiremo, per&ograve; prima di continuare con la storia &egrave; opportuno approfondire un aspetto particolare che negli articoli precedenti ho pi&ugrave; volte citato, ma senza fissare dei concetti&nbsp; precisi, rischiamo di perderci. Mi riferisco al concetto di &ldquo;identit&agrave;&rdquo;, di conseguenza di &ldquo;identificazione&rdquo; e le due varianti ovvero identit&agrave; &ldquo;preventiva&rdquo; e &ldquo;giudiziaria&rdquo;.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il termine identit&agrave; deriva dal latino &ldquo;identitas &ndash; idem esse&rdquo;, non &egrave; possibile elaborare il concetto che due cose sono identiche, ogni cosa &egrave; se stessa. Il principio dell&rsquo;identit&agrave; fu razionalizzato da Locard con la sua equazione 0=0, e questa analisi ricade in pieno nella criminalistica nel senso che ogni identit&agrave;&nbsp;&nbsp; potr&agrave; essere&nbsp; riferita solo a se stessa.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il concetto trova piena applicazione&nbsp; nelle impronte digitali, ad oggi non esistono due impronte digitali uguali.<\/strong><img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/oggetti\/5 articolo 5 impronte digitali.jpg style=height: 100px; width: 150px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: right; \/><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il concetto di identit&agrave; va ampliato con il concetto di &ldquo;identit&agrave; relativa&rdquo;, se pur vero che due cose non possono avere la stessa identit&agrave;, &egrave; altrettanto vero che due cose possono essere messe a confronto e confluire in un&rsquo;unica identit&agrave;. Mi spiego meglio, in fase di sopralluogo sulla scena del crimine viene rilevata un&rsquo;impronta che da successivi studi dattiloscopici sar&agrave; collegata ad una persona, due cose&nbsp;&nbsp; con individualit&agrave; distinte diventano confrontabili per la realt&agrave; che esprimo.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quanto esposto diventerebbe &ldquo;sterile&rdquo; se non si ampliano i concetti con un&rsquo;altra variante, &ldquo;l&rsquo;omogeneit&agrave;&rdquo;; se i termini di confronto confluiscono su due cose da definirsi della stessa identit&agrave;, come ad esempio due impronte, due manoscritti, due proiettili, qualora si ritenesse vangelo il principio dell&rsquo;identit&agrave; assoluta e\/o relativa, non potremmo mai confrontare due cose di diversa natura.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fin qui i concetti di identit&agrave;, di conseguenza viene &ldquo;l&rsquo;identificazione&rdquo;, ovvero tutte le operazioni volte a definire l&rsquo;identit&agrave; di una persona, di una cosa&nbsp; e di un oggetto.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Relativamente all&rsquo;identit&agrave; ed identificazione di una persona si aprono due strade diverse, quella preventiva e quella giudiziaria.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;identit&agrave; preventiva riguarda le persone che, trovandosi nelle condizioni che la legge lo preveda, vengono sottoposte a rilievi fotodattiloscopici. A tal scopo vengono compilati dei cartellini fotosegnaletici, dove oltre alle impronte viene iserita la foto, le generalit&agrave;, i connotati, la data ed il luogo dove &egrave; avvenuto il fotosegnalamento e l&rsquo;ufficio di polizia che ha provveduto. I predetti cartellini confluiranno nel Casellario Centrale di Identit&agrave; del Servizio Centrale di Polizia Scientifica. Detto metodo, ormai da diversi anni, avviene per via telematica con una gestione completamente informatizzata, denominato sistema AFIS (poi pi&ugrave; avanti, nei prossimi articoli ritorneremo sull&rsquo;argomento).<\/strong><img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/oggetti\/5 articolo 5 fotosegnalamento.jpg style=height: 264px; width: 300px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: left; \/><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;identit&agrave; giudiziaria, a differenza della precedente, si concretizza solo dopo la commissione di un reato. Analizzando le tracce dattiloscopiche e biologiche rinvenute sulla scena del crimine, si arriver&agrave; alla comparazione gi&agrave; spiegata con il concetto di identit&agrave; relativa, risalendo all&rsquo;identit&agrave; ed identificazione del reo.&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Riprendiamo con la storia, come abbiamo visto il 1800 modificava la visione di criminalistica, indirizzando le attenzioni d&rsquo;indagine sulla realt&agrave;, sul reato, sfruttando la precisione ed il rigore scientifico.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il fenomeno stava sempre pi&ugrave; prendendo l&rsquo;interesse ed il campo letterario non poteva rimanerne indifferente, in particolare il settore del romanzo poliziesco, dove Edgard Alan Poe e Sir Artur Conan Doyle, arrivarono ad una svolta, l&rsquo;investigatore da un semplice personaggio, uno dei tanti della trama, diverr&agrave; il protagonista. Nascono Dupin ed Holmes che con i loro ragionamenti logici, deduttivi ed induttivi, si avvalgono delle innovazioni scientifiche&nbsp; e tecnologiche per determinare l&rsquo;evento e l&rsquo;autore, il reo, per questo possiamo dire che le loro attivit&agrave; li affermano criminalisti.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Alphonse Bertillon &egrave; sicuramente il prodotto della fermentazione di innovazioni nel campo della criminalistica. Il padre di Bertillon, Luois, era vicepresidente della Societ&agrave; di Antropologia di Francia, ed il fratello maggiore, Jacques, era un demografo. E&rsquo; ovvio intuire che il salotto di casa Bertillon era frequentato da scienziati. Anche Alphonse aveva intrapreso la carriera accademica, ma di seguito ad una febbre tifoidea, dovette interrompere gli studi.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Abbiamo gi&agrave; visto che Bertillon, dopo l&rsquo;assunzione nella Prefettura di Parigi, ide&ograve; ed introdusse, il sistema di identificazione personale antropometrico. Il sistema era basato sul principio che la struttura ossea umana non subisce modificazioni sostanziali dopo il ventesimo anno si et&agrave;, se non per causa traumatica.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il predetto sistema veniva rafforzato da Lambert Quetelet, che con la sua opera &ldquo;Antropometrie eu mesure des differentes facultes de l&rsquo;omme&rdquo; , sosteneva che nell&rsquo;uomo ogni misura ricorre solo in percentuale fissa, quindi pi&ugrave; misure si assumono, pi&ugrave; &egrave; bassa la possibilit&agrave; che due persone le abbiano tutte uguali.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Al sistema antropometrico, Bertillon, accost&ograve; quello descrittivo che chiam&ograve; &ldquo;ritratto parlato&rdquo;, lo avevamo gi&agrave; visto nel secondo articolo in occasione della descrizione&nbsp; dello schiavo scomparso, fatto dallo scriba nel 106 ad Alessandria d&rsquo;Egitto.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il &ldquo;ritratto parlato&rdquo;, secondo Bertillon, permetteva agli investigatori di memorizzare pi&ugrave; facilmente i connotati dei ricercati.<\/strong><img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/oggetti\/5 articolo 5 fotosegnalamento.jpg style=height: 132px; width: 150px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: left; \/><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;inventiva e l&rsquo;espansione criminalistica di Bertillon non si ferm&ograve;, e di seguito realizz&ograve; il segnalamento fotografico, creando degli attrezzi ed ideando degli accorgimenti atti a dare uniformit&agrave; alle fotosegnaletiche dando un tocco scientifico alle stesse; per dare valenza al dire quanto &egrave; grande il grande, inser&igrave; nella fotosegnaletica un riferimento metrico per stabilire, a colpo d&rsquo;occhio, fissando un dato antropometrico, la statura del soggetto.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Bertillon, in qualit&agrave; di Direttore del Servizio d&rsquo;Identit&agrave; giudiziaria, alla data del 1893, poteva vantare circa 500.000 cartellini segnaletici. Ma quello che evidenzi&ograve; pi&ugrave; di tutti l&rsquo;attivit&agrave; di Bertillon f&ugrave; il metodo antropometrico che, adottato da quasi tutte le polizie, si identificava&nbsp; con lui al punto di essere chiamato &ldquo;Bertillonage&rdquo;, termine ancora oggi in vigore.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nello stesso periodo incominciava a fare i primi passi quello che diventer&agrave; per antonomasia&nbsp; il metodo di identificazione personale, ovvero il metodo dattiloscopico.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Percorrendo la storia abbiamo visto che gi&agrave; i babilonesi avevano dato interesse ai disegni delle creste papillari delle dita; molto dopo, nel 1686 Marcello Malpighi, aveva gi&agrave; descritto le figure che apparivano sui polpastrelli.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma fu nel 1823 che, Jan Evangelista Purkinje, pubblic&ograve; &ldquo;De exemme Physiologico organi visus et systematis cutanei&rdquo;&nbsp; con il quale selezionava nove figure fondamentali nei disegni, riscontrabili nelle creste papillari dei polpastrelli.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diversi altri studiosi affrontarono le impronte digitali ed i loro possibili impieghi, ma il pi&ugrave; curioso, dove per gioco dava vita ad un utilizzo fondamentale in campo criminalistico, fu il medico scozzese Henry Faulds. Quest&rsquo;ultimo raccoglieva e studiava le impronte digitali dei domestici e degli avventori dei bar, poi, nei salotti con gli amici eseguiva un gioco che aveva per scopo l&rsquo;identificazione, tramite le impronte digitali&nbsp; lasciate e rilevate, di chi aveva bevuto da un determinato bicchiere.&nbsp; Il sistema non rimase tanto estraneo alla Polizia locale, che adott&ograve; il sistema per risolvere eventi delittuosi. Da osservare, non si era limitato solo allo studio prettamente dattiloscopico, ma aveva ideato i primi sistemi per evidenziare e rilevare impronte digitali da oggetti toccati dalle persone.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fino a qui le impronte digitali, la dattiloscopia, era a livello embrionale e molto localizzata, non aveva avuto quel successo che meritava.<\/strong><img alt= src=http:\/\/lnx.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/oggetti\/classificazione dattiloscopica Galton.jpg style=height: 109px; width: 330px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: right; \/><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La svolta avviene intorno al 1884, a Londra, quando&nbsp; Sir Francis Galton ed alla sua conclusione di che i disegni delle creste papillari&nbsp;&nbsp; erano riconducibili a 4 figure fondamentali: adelta, monodelta, bidelta e composta.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma qui ci fermiamo, nella prossima uscita approfondiremo l&rsquo;attivit&agrave; di Galton e l&rsquo;evoluzione della sua teoria.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Accattoli Gabriele&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;intuizione di Alphonse Bertillon era stato l&rsquo;ultimo argomento trattato e dal quale ripartiremo, per&ograve; prima di continuare con la storia &egrave; opportuno approfondire un aspetto particolare che negli articoli precedenti ho pi&ugrave; volte citato, ma senza fissare dei concetti&nbsp; precisi, rischiamo di perderci. 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