{"id":16934,"date":"2016-09-22T08:57:41","date_gmt":"2016-09-22T08:57:41","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4a9ed2451608c55986aaa25382ec5765","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2016\/09\/22\/4a9ed2451608c55986aaa25382ec5765\/","title":{"rendered":"Padre Giuseppe Moretti: 18 anni a Kabul in mezzo alla guerra civile"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<strong>E&rsquo; in citt&agrave; per un breve periodo di riposo da trascorrere con la sua famiglia Padre Giuseppe Moretti, sacerdote barnabita che ora si trova a Roma, dal gennaio scorso, destinato alla Curia Generalizia, dopo aver terminato la sua missione in Afganistan per raggiunti limiti di et&agrave;. Per 18 anni &egrave; stato a Kabul, unico rappresentante della Chiesa cattolica in quella terra martoriata dalla guerra civile. Fu perfino ferito da una scheggia di un missile che cadde proprio nella sua abitazione. Il suo pi&ugrave; grande sogno era quello di costruire una chiesa pubblica fuori le mura dell&rsquo;Ambasciata. Come si trova a Roma padre Giuseppe?<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong><em>&nbsp;&ldquo;La differenza la sento perch&eacute; a Kabul ero solo e vivevo in un contesto particolare dal punto di vista sociale e internazionale, specie dopo l&rsquo;11 settembre 2001; a Roma &egrave; il rientro in una comunit&agrave; dopo 15 anni e mi trovo in una situazione di vita religiosa ben diversa dal passato ma l&rsquo;essere religioso comporta anche questi cambiamenti. Anche l&rsquo;attivit&agrave; &egrave; molto differente: la vita pastorale che avevo a Kabul, seppur limitata alla comunit&agrave; internazionale, era molto intensa perch&eacute; sono stato anche cappellano militare per alcuni anni dei campi americani.&rdquo;<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Come &egrave; arrivato a Kabul?<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong><em>&ldquo;Allora insegnavo a Firenze e siccome il cappellano di quei luoghi aveva bisogno di un periodo di riposo il mio superiore generale mi chiese se avessi voglia di fare una vacanza diversa proponendomi l&rsquo;Afganistan. La presi come un&rsquo;avventura ma come chi va in Africa io mi ammalai di Afganistan per cui quando la sostituzione divenne urgente e definitiva fu spontaneo che fossi io. Altrettanto quando fu riaperta, nel novembre del 2001, l&rsquo;ambasciata e di conseguenza la Cappella: questa volta a richiedere la mia presenza fu direttamente la Santa Sede&rdquo;. <\/em><\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>La sua pi&ugrave; grande realizzazione in quei territorio &egrave; sicuramente la scuola<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong><em>&ldquo;La scuola, realizzata con l&rsquo;aiuto dei recanatesi e di tanta brava gente, offre la possibilit&agrave; a 2000 giovani, dalle elementari sino al liceo, maschi e femmine, di studiare e hanno a disposizione ben 25 aule. Prima di partire ho chiesto al direttore e agli insegnanti di abituarsi a camminare da soli e al mio successore ho detto di dare uno sguardo. Certo io continuer&ograve;, nel limite del possibile, ad aiutarli ma non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; quell&rsquo;assistenza diretta e personale che avevo a Kabul. La scuola &egrave; pubblica ed &egrave; entrata a far parte del ministero della pubblica istruzione afgano tanto che gli insegnanti e il direttore sono stipendiati dal governo. Tutto il villaggio, essendo pastum, non &egrave; stato mai attaccato in alcun modo almeno sino ad oggi. La scuola &egrave; importante specie per le ragazze che a 14\/15 anni sono gi&agrave; in et&agrave; da marito e per loro c&rsquo;&egrave; il rischio di dover abbandonare gli studi.&rdquo;<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Sono stati in molti a tributarle riconoscimenti per la sua attivit&agrave;<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong><em>&ldquo;Io ho cercato di fare del bene. Ho avuto la fortuna di vivere la storia dell&rsquo;Afganistan dal primo periodo di pace e poi via via la successione degli eventi sino all&rsquo;attualit&agrave;. Ho amato la gente che ho aiutato, sia materialmente che spiritualmente, e questo amore &egrave; ricambiato perch&eacute; &egrave; un amore sincero, che va verso la persona in quanto persona al di l&agrave; della loro fede e del loro credo. Ho ricevuto diverse onorificenze da parte dello Stato ma sarebbe vanit&agrave; ricordarle, significa che c&rsquo;&egrave; stato un apprezzamento per il mio operare. Io mi faccio sempre una domanda come sacerdote: Dio mio, come ti possono riconoscere gli altri in me? Mi sforzo di fare un buon sacerdote e spero di riuscirci e ho bisogno che gli altri preghino per noi sacerdoti. I fedeli oltre a criticarci quando la meritiamo, debbono sentire il dovere di preghiera perch&eacute; noi possiamo essere pi&ugrave; degni del grave compito che Dio ci ha affidato, specie per il loro territorio.&rdquo;<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Segue ancora le vicende politiche di quel paese?<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong><em>&ldquo;Si. La situazione non &egrave; pacifica e in queste ultime settimane si &egrave; intensificato l&rsquo;attacco dei talebani nella capitale con molti morti e la guerriglia non si &egrave; mai fermata nel paese. Mi sembra che i talebani abbiano preso pi&ugrave; consistenza anche perch&eacute; le truppe della Nato si sono ritirate, sono rimasti 10 mila americani e pochi gruppi di altri paesi ma sono l&igrave; solo per preparare la polizia locale. Purtroppo c&rsquo;&egrave; sempre il dualismo nella composizione del governo con una ripercussione nella realizzazione di programmi sociali e di pace, &egrave; una situazione difficile e fluida. Sicuramente dietro i talebani ci sono esperti di altre nazioni che li addestrano e li armano bene. Fonte della loro ricchezza &egrave; l&rsquo;oppio, &egrave; una miniera ricca per loro.&rdquo; <\/em><\/strong><\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&rsquo; in citt&agrave; per un breve periodo di riposo da trascorrere con la sua famiglia Padre Giuseppe Moretti, sacerdote barnabita che ora si trova a Roma, dal gennaio scorso, destinato alla Curia Generalizia, dopo aver terminato la sua missione in Afganistan per raggiunti limiti di et&agrave;. 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