{"id":22881,"date":"2018-05-24T22:28:10","date_gmt":"2018-05-24T22:28:10","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"0bab7762c28abc01fcd71b6adc9c01d8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2018\/05\/24\/0bab7762c28abc01fcd71b6adc9c01d8\/","title":{"rendered":"SERVE ANCORA LA SINISTRA?"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<strong>E&rsquo; ormai di tutta evidenza che a distanza di&nbsp; due secoli, e cio&egrave; dal primo esperimento di industrializzazione dell&rsquo;attivit&agrave; produttiva, oggi, come allora, si stia riproponendo la questione sociale come problema di stretta pertinenza politica del rapporto di forze tra le varie componenti sociali con tutte le sue punte acute.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Con un occhio alla storia, non si pu&ograve; dire che&nbsp; prima quel problema non esistesse, in certi tempi &egrave; stato anche pi&ugrave; drammatico, aveva dato adito a proteste, a rivolte anche violente, ma non aveva dato vita ad un organico, coordinato, elaborato progetto politico idoneo a coinvolgere consapevolmente tutti gli interessati.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Nella stessa rivoluzione francese&nbsp; si pu&ograve; trovare un atteggiamento quasi esclusivamente ribellistico da parte dei pi&ugrave; esposti&nbsp; all&rsquo;emarginazione sociale mentre vi &egrave; presente &nbsp;una rilevante componente politica in quello della borghesia che, non a caso, diventa alla fine la vera beneficiaria dell&rsquo;evento rivoluzionario.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Si deve arrivare a Karl Marx, a met&agrave; dell&rsquo;800 ed in coincidenza con la prima rivoluzione industriale, per avere un organico progetto politico&nbsp; che si fa carico dei problemi relativi alla questione sociale puntando sulla questione dei rapporti di forza.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Da questa base parte l&rsquo;organizzazione, sotto l&rsquo;etichetta socialista, della sinistra politica.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>L&rsquo;approccio marxista, che &egrave; politico, filosofico, economico, provoca presto un vivace confronto tra filosofi, economisti, politici che spesso diventa addirittura &nbsp;scontro lacerante.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Vi si innestano degenerazioni, false interpretazioni, forse dovute anche a qualche eccesso utopistico presente nella visione marxista come quella di annullare l&rsquo;interesse individuale in quello collettivo.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Ma la storia per sua natura non resta mai completamente ferma ed almeno nei Paesi pi&ugrave; avanzati anche culturalmente, ma soprattutto economicamente &nbsp;(a parte si dovrebbe analizzare l&rsquo;origine di tale supremazia) le politiche di sinistra, grazie alle lotte organizzate da formazioni progressiste, assicurano risultati positivi per le categorie pi&ugrave; deboli attenuando sensibilmente i problemi pi&ugrave; angoscianti della questione sociale.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Tuttavia l&rsquo;assetto sociale, diviso per classi, che lascia al vertice quelle privilegiate in quanto detentrici del potere economico, resta fondamentalmente invariato.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Nemmeno nei Paesi comunisti si verifica l&rsquo;eliminazione dei privilegi che sono all&rsquo;origine della questione sociale: la casta politica ha preso il posto di quella di censo.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>A met&agrave; degli anni &rsquo;80 del secolo scorso, almeno nei Paesi occidentali, riprende spessore la questione sociale: infatti con il liberismo sfrenato che si impone inizia a tornare consistente il&nbsp; gap tra ricchi e poveri con la precarizzazione sotto ogni aspetto della vita di questi ultimi.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Frastornati e confusi dalla logica consumistica, a sinistra succede che&nbsp; non si ha la forza di reagire, c&rsquo;&egrave; un cedimento anche a livello culturale nel presupposto ottimistico ma infondato di uno sviluppo senza fine.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Si sbeffeggia, e non soltanto da parte avversaria, chi, a sinistra, attaccato ai principi della giustizia sociale pi&ugrave; che a quelli dei benefici personali, invoca moderazione nella consapevolezza che non &egrave; materialmente possibile dare tutto a tutti.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Se c&rsquo;&egrave;, e diamine se c&rsquo;&egrave;, un limite allo sviluppo succede necessariamente che uno prende la parte dell&rsquo;altro se non vengono presidiati i principi della giustizia distributiva.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Ma altri elementi di grande rilevanza hanno peggiorato &nbsp;il quadro e richiederebbero grande vigilanza da parte di una forza di sinistra.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Accennandoli: il costante progresso tecnologico destinato ad incidere sui livelli occupazionali, l&rsquo;entrata in scena di Paesi prima emarginati che interferisce sulla divisione internazionale del lavoro e sulle politiche di investimento, le emigrazioni di massa che sicuramente concorrono ad abbattere i livelli retributivi, la finanziarizzazione dell&rsquo;economia in sostituzione dell&rsquo;attivit&agrave; produttiva.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>A fronte di questo quadro, a mio modo di vedere, diventa indispensabile la presenza&nbsp; di una sinistra portatrice di un suo progetto complessivo che abbia lo stesso respiro di quello allora concepito da Marx, ma naturalmente collegato alla realt&agrave; attuale&nbsp; che &egrave; totalmente diversa da quella dell&rsquo;epoca&nbsp; cui si riferiva il filosofo di Treviri.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Per la sinistra odierna il problema non &egrave; quello dei ritocchi, degli adattamenti, che sarebbero subalterni anche culturalmente&nbsp; alla logica economica oggi &nbsp;tanto clamorosamente&nbsp; prevalente e che ne hanno determinato la marginalizzazione.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Pietose le attuali contrapposizioni interne alla sinistra italiana che non &nbsp;vanno&nbsp; oltre la punta del naso, che generano sfiducia e scetticismo, che facilitano la strada dei populismi abili ad approfittare dello scontento, poi destinato a crescere con le probabili &nbsp;ulteriori delusioni.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Forse &egrave; arrivata l&rsquo;ora di rivedere a fondo anche &nbsp;gli stessi classici presupposti dell&rsquo;economia capitalistica, imperniata sui due fattori del capitale, da una parte, e del lavoro, dall&rsquo;altra, nel senso di arrivare ad unificare gli interessi&nbsp; di&nbsp; tutti &nbsp;nella giusta remunerazione dell&rsquo;apporto individuale all&rsquo;attivit&agrave; produttiva e ripartizione tra tutti dell&rsquo;utile finale.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Mi prendo, a conclusione, la libert&agrave; di parafrasare il vecchio &nbsp;Nenni : RIDESTARSI&nbsp; o&nbsp; PERIRE.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Gianni Bonfili.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&rsquo; ormai di tutta evidenza che a distanza di&nbsp; due secoli, e cio&egrave; dal primo esperimento di industrializzazione dell&rsquo;attivit&agrave; produttiva, oggi, come allora, si stia riproponendo la questione sociale come problema di stretta pertinenza politica del rapporto di forze tra le varie componenti sociali con tutte le sue punte acute. 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