{"id":22953,"date":"2019-12-01T17:54:00","date_gmt":"2019-12-01T17:54:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"712dc57523dd3689a65d8571d1eb0f0f","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2019\/12\/01\/712dc57523dd3689a65d8571d1eb0f0f\/","title":{"rendered":"Sgarbi racconta l\u2019infinito in 90 scatti"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<img alt= src=http:\/\/www.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/mostre\/mostra fotografica con sgarbi 3.jpg style=height: 263px; width: 350px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: left; \/><strong>Taglio del nastro, sabato, a Recanati della rassegna di fotografia contemporanea curata da Vittorio Sgarbi nei musei civici di Villa Colloredo Mels a Recanati. L&#39;Incanto, lo Sfregio, il Paesaggio Umano, l&#39;Utopia, il Paesaggio Interiore e la Citt&agrave;. Sono le sei sezioni in cui si articola la mostra fotografica Paesaggio Italiano &ndash; L&#39;Infinito tra Incanto e Sfregio, a cura di Vittorio Sgarbi, che andr&agrave; in scena dal 1&deg; dicembre 2019 al 15 gennaio 2020 al museo civico di Villa Colloredo Mels di Recanati. Il progetto, promosso dall&rsquo;associazione culturale Lo Stato dell&rsquo;Arte, organizzato in collaborazione con il Comune di Recanati e Sistema Museo, nasce da un&rsquo;idea dei suoi storici collaboratori Sauro Moretti, manager, e Nino Ippolito, ufficio stampa. Nell&rsquo;anno in cui si celebrano i duecento anni de L&rsquo;Infinito di Giacomo Leopardi, una rassegna di fotografia contemporanea che racconta il rapporto tra uomo e natura, tema leopardiano e attualissimo.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>INAUGURAZIONE<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Al taglio del nastro erano presenti Vittorio Sgarbi, il sindaco di Recanati Antonio Bravi e l&rsquo;assessore alle Culture Rita Soccio e la maggior parte dei fotografi che sono stati selezionati per la rassegna fotografica.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>&laquo;La citt&agrave; dell&rsquo;Infinito si confronta con la fotografia &ndash; dice Sgarbi &ndash; anche una poesia &egrave; fotografia, come ad esempio i sonetti di Leopardi che ci restituiscono delle immagini ben chiare. Entrambe sono un prolungamento della memori, capaci di fermare il tempo contemporaneamente ritrae un qualcosa che &egrave; gi&agrave; passato, che non esiste pi&ugrave;. La mostra &egrave; un singolare racconto dell&rsquo;Italia, un progetto bellissimo che ora &egrave; a Recanati ma contiamo di portare in giro per il paese&raquo;.<\/strong><img alt= src=http:\/\/www.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/mostre\/sgarbi davanti a foto.jpg style=height: 263px; width: 350px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: left; \/><\/p>\n<p>\n\t<strong>&ldquo;Ancora una volta &ndash; ha detto l&rsquo;assessore &#8211; Vittorio Sgarbi non ha deluso le nostre aspettative. Quella di Villa Colloredo Mels non &egrave; solo una bella mostra ma &egrave; anche una riflessione dove si racconta, attraverso immagini e suggestioni, il paesaggio italiano e pezzi della nostra storia.&nbsp;La rappresentazione che gli autori ci propongono restituisce una visione a volte cruda a volte poetica della nostra bella Italia. Ringrazio Sgarbi e a Sistema Museo per aver scelto Recanati Citt&agrave; della Cultura, come sede naturale della mostra nell&#39;anno del Bicentenario dell&#39;Infinito&rdquo;.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>LA MOSTRA<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Il paesaggio italiano in mostra viene raccontato attraverso scatti che sono piccole e grandi storie, dalla bellezza al degrado, nelle immagini di 58 fotografi, tra professionisti ed amatori evoluti, i cui lavori sono stati selezionati da Sgarbi tra migliaia di autocandidature arrivate. Sono 91 le foto in mostra, e non &egrave; solo la bellezza ma sono soprattutto le storie dei luoghi e le gesta dei suoi abitanti a segnare il paesaggio italiano nelle sue contraddizioni, tra tran tran quotidiano e situazioni straordinarie, in un passato glorioso col futuro ancora da scrivere.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>C&#39;&egrave; l&#39;Incanto nella fotografia che registra la bellezza che ci circonda, come nella veduta del Cretto di Burri nello scatto di Nino Ippolito, la magia del Monte Tabor e del Colle dell&#39;Infinito nelle immagini di Gianfranco Lelj, grande ritrattista dei divi del cinema, nonch&eacute; fotografo di scena di grandi registi come Federico Fellini, Ettore Scola e Zeffirelli. <\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>E in mostra c&#39;&egrave; anche lo sfregio alla natura, all&#39;architettura, alla salute e alla decenza. Lo sfregio &egrave; nell&#39;indifferenza del cittadino alla cosa comune che tutti ci riguarda, come nelle De_Composizioni di Luca Tentorio e Lorenzo Carloni, giovani fotografi che si interrogano sul &ldquo;cammino&rdquo; del rifiuto una volta abbandonato al suo destino di prodotto errante. E la testimonianza di un malcostume che ha radici lontane, nella Venezia Sporca di Massimo Bersanetti, che risale agli anni &#39;70 e a quel che resta dopo un mercato sull&#39;acqua.<\/strong><img alt= src=http:\/\/www.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/mostre\/sgarbi mostra fotografica5.jpg style=height: 225px; width: 300px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: right; \/><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>Sfregio &egrave; la fabbrica monstre incapace di mantenere lavoro e salute, i cui danni sono ritratti con inedita delicatezza in due scatti di Florinda Orsini, allieva dei corsi di fotografia di Inforidea e tratti dal progetto collettivo Luci e Ombre curato da Cristina Mura: dell&#39;Ilva di Taranto vediamo i suoi effetti negli sguardi dei vivi e nella polvere rossa che si accumula sulle tombe. <\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>Sfregio sono i piani regolatori demenziali che affumicano interi paesi senza mai trovare una soluzione al traffico, come nel caso di Lastra a Signa e della sua protesta dei lenzuoli, portata in mostra nello scatto &ldquo;Ero un lenzuolo bianco&rdquo; di Daniele Pisani. Sfregio sono le bagnarole dei migranti affondate e lasciate a marcire sulle coste del Sud Italia, come testimonia Andrea Imbrauglio, sono gli ecosistemi calpestati per cause di forza maggiore nell&#39;immagine di Enrico Angheben, sono le targhe poste a memoria di chi poteva essere salvato proprio da chi le ha messe l&igrave;, ex post, nella foto di Fabiano Anello.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>E c&#39;&egrave; il Paesaggio Umano, che ci mette davanti immagini che sembrano scattate negli anni &#39;70 e che invece raccontano un presente italiano che di lasciar andare il passato non ne ha la minima intenzione.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>C&#39;&egrave; il fascino perenne del mangereccio abbordabile delle sagre di paese, incrollabile tradizione italiana (nello scatto &ldquo;Da Gigina&rdquo; di Antonio Baratto), ci sono gli umarell annoiatissimi che mai si danno per vinti &ndash; gli anziani intenti a fare gli anziani in citt&agrave; &ndash; nello scatto milanese del giovane fotografo Alessandro Giugni; le processioni religiose che sembrano un set di Dolce &amp; Gabbana; gli ambulanti che ancora girano di casa in casa con i loro mille prodotti da vendere (Canzio Oricchio, fotografo passeggiatore); le vacanze spiaggiate, immortalate dall&#39;avvocatessa e fotografa Paola Bellomo, con pranzi pantagruelici al seguito che richiedono la fatica di almeno tre generazioni di famigliari per traslocarli fronte mare; chi non ha ancora il condizionatore in casa e corre ai ripari contro il caldo dell&#39;ultima estate micidiale, nello scatto napoletano di Carlo Marchisio: tutte immagini di un&#39;Italia che resiste al contemporaneo e se ne frega, tra lamentele, usi e costumi duri a morire. <\/strong><\/p>\n<p>\n\t<img alt= src=http:\/\/www.radioerre.net\/notizie\/images\/articoli\/mostre\/sgarbi davanti al lotto.jpg style=height: 263px; width: 350px; border-width: 3px; border-style: solid; margin: 3px; float: left; \/><strong>Ci sono i senzatetto sfiniti e quelli che resistono, nei ritratti neorealistici di Paolo Cudini; e c&#39;&egrave; lo scatto degli allievi del corso di fotografia Inforidea nel carcere di Avezzano, partecipanti dall&#39;interno della prigione al progetto Luci e Ombre &ndash; e non si sa chi l&#39;abbia scattata, poich&eacute; le macchine fotografiche venivano usate da tutti i detenuti, tra i quali l&#39;ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, anch&#39;egli parte del progetto ed autore certo dell&#39;azzeccato titolo: Insieme (ma non) per forza.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>C&#39;&egrave; l&#39;Utopia dei non-luoghi, posti che avevano vita e scopi ed ora semplicemente sono l&igrave;, senza la speranza di nuova destinazione o di un restauro conservativo. <\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Ci sono le ex fabbriche colossali, non pi&ugrave; cattedrali del lavoro ma personaggi in attesa di Godot, come nello scatto dell&#39;ex tubificio Vianini di Dorotea Rossi; i blocchi in mattone che nascondono ex impianti di lavorazione di concimi chimici, col loro segreto di metalli pesanti e sostanze tossiche che continuano a far compagnia agli ignari bagnanti nello scatto dell&#39;archeologo Matteo Tadolti; le orecchie ormai sorde della guerra fredda che ancora si stagliano nel panorama del Monte Giogo (Emanuele Barbieri); le piscine delle ville abbandonate, ormai regno di vegetazione, ruggine e visioni di ci&ograve; che &egrave; stato negli scatti glamour di Ulyana Accaramboni. C&#39;&egrave; la tragedia annunciata in un&#39;immagine &ndash; Vite appese a un filo &#8211; che ferma il tempo poche ore prima di una storia nera di omicidio\/suicidio che nel 2017 sconvolse la citt&agrave; di Ferrara e che distrusse in un colpo solo l&#39;ultima di una generazione di antiquari e la loro casa, nello scatto premonitore della ferrarese Sara Gazzotti.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t<strong>Il Paesaggio Interiore, lo stato d&#39;animo che ci portiamo dentro e che va a intaccare anche il paesaggio in cui viviamo, &egrave; quello espresso negli scatti di Fabiola Catalano, dove nelle stanze chiuse si manifesta, capovolto, il panorama esterno, come i tormenti interiori dei suoi protagonisti. Pu&ograve; essere una sensazione comune, a chi scatta e a chi guarda, un panorama che si fa ricordo di amori passati, che evoca profumi, odori e canzoni solo a guardarlo, come i resti della camporella di Giuseppe De Berti.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Ma &egrave; una debolezza svelata, che si fa conquista del s&eacute; e del trauma personale archiviato, non pi&ugrave; nascosto e quindi finalmente battuto, un reduce che si porta a casa ferite e vittoria: ed &egrave; l&#39;autoscatto con cicatrice nel bosco di Emily Luchini. Ma il Paesaggio Interiore pu&ograve; essere un luogo segnato per sempre dalle vibrazioni di un delitto, che la foto coglie poco prima che accada, come la pagina che precede la scoperta dell&#39;assassino, e questo capita nella pineta de Il Cannibale immortalata dall&#39;avvocatessa e fotografa Annamaria Pinciotti. E c&#39;&egrave; la vita da spiaggia che non deve, non pu&ograve; e non vuole essere disturbata nemmeno da una nave che sta oscurando il cielo coi suoi fumi velenosi, nella foto di Laura Ruggiero.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>E poi c&#39;&egrave; la Citt&agrave;, fonte di ispirazione inesauribile: c&#39;&egrave; lo scatto di Ottavio Colosio, La Tonnara &#8211; nome in gergo che gli operatori tv danno all&#39;ammassamento convulso dei giornalisti intorno al personaggio del giorno &#8211; ripresa a Milano. E nei palazzi delle citt&agrave;, stretti gli uni con gli altri, piano su piano, si esalta anche l&#39;odio pi&ugrave; naturale del mondo, quello per i propri vicini di casa che, ne I Blasonati di Giovanni Ruggeri sono esposti per quello che sono: palazzi signorili davanti, orrendi ballatoi fatiscenti di dietro.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Taglio del nastro, sabato, a Recanati della rassegna di fotografia contemporanea curata da Vittorio Sgarbi nei musei civici di Villa Colloredo Mels a Recanati. L&#39;Incanto, lo Sfregio, il Paesaggio Umano, l&#39;Utopia, il Paesaggio Interiore e la Citt&agrave;. 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