{"id":24783,"date":"2018-09-19T22:44:29","date_gmt":"2018-09-19T22:44:29","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"83738b56e6b2a78e5bae97171f558bb9","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2018\/09\/19\/83738b56e6b2a78e5bae97171f558bb9\/","title":{"rendered":"Ubuntu contro il razzismo finisce male a Macerata"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<strong><a href=https:\/\/www.facebook.com\/stefano.casulli.7?hc_ref=ARRaa5himF6iWuJIrYV33ygEYiFcTke8kGynhQ145MbpJ139xmAAsF7sfQBN4yhkrKM&amp;fref=nf>Stefano Kisciotte Della Mancia<\/a><\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>Non so se quanto successo ieri sia stato il modo migliore o il peggiore per concludere lo scambio &quot;Ubuntu contro il razzismo&quot; che ha visto 42 ragazzi europei lavorare sul tema del razzismo a Macerata dal 10 settembre a oggi.<br \/>\n\t* * *<br \/>\n\tSiamo in un locale cittadino, seduti fuori. Siamo almeno 25 persone, che festeggiano la fine dello scambio parlando, bevendo e cantando. Casualmente oggi non c&#39;&egrave; la chitarra, ma si canta ugualmente. La solita playlist mista: da Alvaro Soler a Celentano. E naturalmente Bella Ciao.Una canzone che non &egrave; solo un inno della resistenza, ma che rappresenta un simbolo di italianit&agrave; nel mondo.<br \/>\n\tMa questa volta succede qualcosa di diverso. Mentre si canta tutti insieme (Bella ciao, bea ciao, vella ciao in base al Paese di provenienza&#8230;), una persona ci mostra un dito medio e un&#39;altra fa provocatoriamente il saluto romano. Non se ne accorge nessuno, meglio cos&igrave;, penso.<br \/>\n\tA un certo punto per&ograve; una signora sulla sessantina si alza in piedi, gridando prima ad alta voce e poi sempre pi&ugrave; a squarciagola: &quot;Viva Salvini, viva Salvini!&quot; &quot;Dovete morire tutti, tutti dovete morire&quot;. Presa da una specie di raptus di follia e di fronte alle nostre facce incredule, la signora prende una sedia e ci sale sopra, come a voler imprecare da un palco. Ma il suo gesto, inusitato quanto goffo, forse travolto dall&#39;astio e dalla violenza del corpo, la porta a perdere l&#39;equilibrio: dalla sedia cade a terra, sbattendo su un tavolino.<br \/>\n\tLa signora, a questo punto accecata da astio e una buona dose di &quot;brutta figura&quot;, si rialza e rinnova l&#39;invito a morire ammazzati. Si scaldano gli animi, qualcuno comincia a questo punto a risponderle male e dirle di smetterla, altri si alzano in piedi e altri dividono i corpi evitando che possa scoppiare un parapiglia. E&#39; quel punto che la signora comincia a mettere le mani addosso, colpendo me e un amico al volto. Nonostante tutto, decidiamo di continuare a dialogare, far portare via la signora e continuare la serata senza alimentare lo scontro. Non abbiamo sporto denuncia per aggressione esclusivamente per non rovinarci una serata, l&#39;ennesima serata, di splendida e rilassata condivisione.<br \/>\n\tMa le domande rimangono.<br \/>\n\tPossibile che ormai si ritenga normale aggredire le persone senza problemi, insultarle (ma anche provocarle come successo coi due ragazzi precedentemente ignorati) solo perch&eacute; stanno insieme cantando?<br \/>\n\tE&#39; possibile che la violenza stia entrando nelle nostre relazioni in questo modo?<br \/>\n\tAttenzione: non rivendico in questa sede il valore infinito del canto partigiano. Non pretendo che se ne condivida nemmeno il senso. Chiedo semplicemente: siamo giunti a un livello di aggressivit&agrave; e odio che un gruppo di ragazzi qualunque deve sentirsi potenzialmente in pericolo per il solo fatto di cantare?<br \/>\n\tO forse l&#39;origine dell&#39;odio va cercata proprio nel tipo di gruppo, nel suo essere colorato e felice, internazionale e poliglotta?<br \/>\n\tIntanto, la bella Macerata conosciuta e incontrata in questi giorni si porta dietro una piccola macchia sbiadita e sporca. Ancora una volta, di intolleranza.<br \/>\n\tMa forse ci voleva anche questo, per capire il senso di <a href=https:\/\/www.facebook.com\/hashtag\/ubuntuvsracism?source=feed_text>#ubuntuvsracism<\/a> <\/strong><\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano Kisciotte Della Mancia Non so se quanto successo ieri sia stato il modo migliore o il peggiore per concludere lo scambio &quot;Ubuntu contro il razzismo&quot; che ha visto 42 ragazzi europei lavorare sul tema del razzismo a Macerata dal 10 settembre a oggi. * * * Siamo in un locale cittadino, seduti fuori. 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