{"id":2521,"date":"2015-04-10T13:29:43","date_gmt":"2015-04-10T13:29:43","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"d5a090748727c84aa8250610e74e3582","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2015\/04\/10\/d5a090748727c84aa8250610e74e3582\/","title":{"rendered":"Arts&#038;Foods &#8211; Milano"},"content":{"rendered":"<p>\n\tArts &amp; Foods si presenta come una grande vetrina per ripercorrere la storia del rapporto tra arte e cibo e del soggetto come consumatore. Come scrive sul catalogo Claudio De Albertis Presidente della Fondazione Triennale Milano &ldquo;la mostra aveva un obbligo: essere contemporaneamente colta e popolare; strumento di ricerca e capace di raccontare storie; visitabile dalle persone adulte e anziane senza annoiare i bambini; ricca di capolavori e di scoperte; suscitare meraviglia e obbligare alla riflessione; essere una mostra e contemporaneamente tante mostre.&rdquo; Obiettivo raggiunto. La sensazione &egrave; di essere stati invitati a un pranzo di matrimonio &ldquo;all&rsquo;italiana&rdquo;. Dall&rsquo;antipasto al dolce, dal digestivo ai fuochi d&rsquo;artificio, in questa esposizione non manca proprio nulla. Opere e artisti in quantit&agrave; tanto da riempirti gli occhi in uno spazio che si snoda su una superficie di 9 mila metri quadrati. Si passa tra le vetrine con i dolci ingigantiti di Claes Oldenburg, l&rsquo;hamburger enorme di Tom Friedman, wurstel in sacco a pelo di Dennis Oppenheim, la casa di pane di Urs Fischer, e poi moda, cinema, pubblicit&agrave;, cucine, cappe, frigoriferi, frullatori, timer, posate, oggetti d&rsquo;uso quotidiano, gadget da Carosello, musica, grandi installazioni, antichit&agrave;, e ci&ograve; nonostante ho l&rsquo;impressione di tralasciare qualcosa. Insomma una grande abbuffata che ti sazia per l&rsquo;abbondanza e la qualit&agrave;. Collezionisti, galleristi, direttori, curatori, critici, gran parte del sistema dell&rsquo;arte, mercoled&igrave; 8 maggio, hanno salutato il curatore della mostra, uno dei pi&ugrave; grandi del modo: Germano Celant. Un budget di 700mila euro per un&rsquo;esposizione costata 6 milioni di euro. Capita per&ograve; di trovare un pelo nel piatto cos&igrave; si continua a mangiare ma con un tantino di dispiacere. La celeberrima &ldquo;Mozzarella in carrozza&rdquo;, opera straordinaria di Gino De Dominicis del 1972, che potrebbe rappresentare da sola tutto l&rsquo;Expo per la tautologia e l&rsquo;alto valore concettuale, &egrave; sacrificata in un tunnel non ben illuminato, con la didascalia orfana del nome dell&rsquo;artista aggiunto solo dopo le lamentele del proprietario dell&rsquo;opera. A ben guardare anche le didascalie degli altri autori non erano delle migliori: cartellini tagliati a mano attaccati a muro con la carta gommata. Per lo chef il dettaglio non &egrave; importante. E&rsquo; da inetti rimproverare una tale bazzecola. &ldquo;E&rsquo; come criticare un vestito firmato solo perch&eacute; c&rsquo;&egrave; un pelo. L&rsquo;importante &egrave; l&rsquo;opera!&rdquo; S&igrave;, &egrave; vero, ma &egrave; come se in un abito griffato l&rsquo;etichetta della firma sia puntata con lo scotch. Grazie, ma con quello che costa gradirei fissarla con un punto a macchina. Un primo pelo per&ograve; lo si era trovato all&rsquo;ingresso del &ldquo;ristorante&rdquo; quando non si trovava il guardaroba. &ldquo;Lo abbiamo tolto per l&rsquo;occasione&rdquo; ha risposto sorridente la responsabile. Un&rsquo;ideona fantastica! Per chi non &egrave; di Milano e ha un bagaglio un tantino pesante si armi di coraggio e se lo porti appresso. Ma forse per l&rsquo;inaugurazione al pubblico verr&agrave; ripristinato cos&igrave; come saranno collocate le didascalie corrette e precise. Buon appetito a tutti!<\/p>\n<p>\n\tNikla Cingolani<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arts &amp; Foods si presenta come una grande vetrina per ripercorrere la storia del rapporto tra arte e cibo e del soggetto come consumatore. 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