{"id":3270,"date":"2018-12-04T21:52:35","date_gmt":"2018-12-04T21:52:35","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"9544c8196f96fcf72c5e07a821a58c95","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2018\/12\/04\/9544c8196f96fcf72c5e07a821a58c95\/","title":{"rendered":"Bimbo non vede la mamma a causa delle istituzioni?"},"content":{"rendered":"<h2>\n\t<strong>Una storia kafkiana desta forti sospetti di conflitti d&rsquo;interesse<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>Ancona . Circa 3 anni fa una mamma marchigiana abbandonata dalla famiglia d&rsquo;origine e dal<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>proprio compagno si &egrave; ritrovata in mezzo alla strada con un bambino piccolo. Sono<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>intervenuti i Carabinieri e i Servizi Sociali. In prima battuta, la mamma &egrave; stata felice dell&rsquo;aiuto<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>ricevuto, accettando la collocazione in una comunit&agrave; mamma-bambino. Ignorava che non<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>sarebbe stato possibile possibile garantire il diritto del bambino alla vita familiare, e che la<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>sua disperazione sarebbe aumentata. Ma soprattutto non poteva immaginare che questa<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>disperazione &#8211; normalissima reazione umana in tali circostanze &#8211; sarebbe stata interpretata<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>come malattia mentale e usata per portarle via il figlio.<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>&ldquo;La cosa non ci sorprende&rdquo; &#8211; commenta il portavoce del CCDU (Comitato dei Cittadini per i<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>Diritti Umani &#8211; un ente di denuncia degli abusi psichiatrici) &#8211; &ldquo;sono sempre pi&ugrave; frequenti i casi<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>in cui un normalissimo sentimento umano viene etichettato come patologico da questi<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>sedicenti esperti. I cosiddetti disturbi mentali non sono altro che un elenco di comportamenti<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>e di pensieri: riclassificarli come malattie comporta margini di arbitrariet&agrave; e soggettivit&agrave; cos&igrave;<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>ampi da esulare completamente dall&rsquo;ambito scientifico.&rdquo;<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>Ma tant&rsquo;&egrave;: pur in assenza di maltrattamenti o altri gravi abusi nei confronti del bambino,<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>questi presunti disturbi mentali sono sufficienti per giustificare l&rsquo;allontanamento (verrebbe<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>quasi da chiamarlo &ldquo;rapimento&rdquo;) del bambino e il suo affidamento etero-familiare. Alla<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>mamma veniva concesso di vedere il bambino in incontri protetti di poche ore al mese senza<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>nessuna intimit&agrave; &#8211; verrebbe da definirlo un regime da carcere duro.<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>La mamma, disperata, pubblica un video su Internet per lamentarsi del trattamento ricevuto &#8211;<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>una reazione magari fuori luogo ma, date le circostanze, umanamente comprensibile. Invece<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>no: il comportamento della mamma sarebbe pericolosissimo in quanto lesivo della privacy<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>del bimbo e cos&igrave;, nella migliore tradizione psichiatrica, si ricorre alla coercizione e al ricatto,<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>sospendendo gli incontri. Il bambino sparisce e, da quel momento in poi, la mamma non<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>sapeva neppure dove e con chi fosse.<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>Il Tribunale, interpellato dall&rsquo;avvocato Francesco Miraglia, difensore della mamma, ha<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>ravvisato un&rsquo;incompatibilit&agrave; tra la mamma e i Servizi Sociali, e nel settembre del 2017 (sic)<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>ha incaricato un altro Servizio Sociale di intraprendere il percorso di genitorialit&agrave; con la<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>mamma. Il nuovo servizio sociale, per&ograve;, non sa dove si trovi il bambino, e solo pochi giorni fa<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>(un anno e due mesi dopo) l&rsquo;avvocato &egrave; riuscito a scoprirlo.<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>L&rsquo;assurdit&agrave; di questa storia farebbe impallidire Franz Kafka, ma forse c&rsquo;&egrave; una spiegazione a<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>tutto questo: un bambino ospite di una casa-famiglia rende a quest&rsquo;ultima diverse centinaia<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>di euro al giorno, quando alla mamma sarebbe bastato molto meno per uscire dalla sua<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>condizione iniziale di difficolt&agrave;, e c&rsquo;&egrave; chi sospetta addirittura che si tratti di un caso di<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>adozione mascherata.<\/strong><\/h2>\n<h2>\n\t<strong>CCDU Onlus<\/strong><\/h2>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una storia kafkiana desta forti sospetti di conflitti d&rsquo;interesse Ancona . Circa 3 anni fa una mamma marchigiana abbandonata dalla famiglia d&rsquo;origine e dal proprio compagno si &egrave; ritrovata in mezzo alla strada con un bambino piccolo. Sono intervenuti i Carabinieri e i Servizi Sociali. 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