{"id":4009,"date":"2015-06-07T08:28:16","date_gmt":"2015-06-07T08:28:16","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"c385e8b383cc094711e876b45d989cf4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2015\/06\/07\/c385e8b383cc094711e876b45d989cf4\/","title":{"rendered":"Casa-albrgo di Villa Teresa: calano le richieste degli anziani"},"content":{"rendered":"<p>\n\tQuando la crisi si fa sentire pi&ugrave; forte anche il vecchio parente, magari poco autosufficiente, pu&ograve; far comodo. E&rsquo; forse questa la chiave di lettura della mancanza di richieste che la Fondazione Ircer registra per i suoi 21 mini alloggi di Villa Teresa, una struttura residenziale a prevalente accoglienza alberghiera, realizzata negli anni 85-90, destinata ad anziani autosufficienti, costituita di spazi abitativi individuali o familiari di varia tipologia e di servizi collettivi a disposizione di chi li richiede. Ad oggi, a fronte della lunga lista d&rsquo;attesa di qualche anno fa, su 21 alloggi sono circa sei quelli vuoti, sia per la scarsit&agrave; di richieste, vuoi anche perch&eacute; il consiglio di amministrazione dell&rsquo;Ente non ha ancora provveduto ad approvare la nuova graduatoria con cui provvedere all&rsquo;assegnazione dei mini alloggi i cui costi sono decisamente appetibili e fermi ormai da alcuni anni. Infatti l&rsquo;anziano ospite paga circa 300 euro al mese di affitto ma sono comprese anche le utenze (acqua, luce e gas e abbonamento TV) e sono previste ulteriori riduzioni in considerazione dell&rsquo;eventuale stato di disagio economico dell&rsquo;anziano. Gli appartamentini, costituiti da una camera, cucina e bagno, sono stati progettati per anziani soli o in coppia e prevedono la possibilit&agrave; di usufruire di ulteriori servizi in appoggio alla casa di riposo come lavanderia, infermeria e pasti. Diversa &egrave; la situazione della casa protetta di via XX settembre dove quasi tutti i circa 80 posti disponibili sono occupati da anziani non autosufficienti la cui ammissione &egrave; gestita direttamente dall&rsquo;Area vasta 3. Qui c&rsquo;&egrave; una lista d&rsquo;attesa ed &egrave; necessario a volte aspettare anche un anno per poter essere inseriti nella struttura. Il picco influenzale di questa inverno, a dire il vero, ha fatto strage, purtroppo, di anziani e nella struttura si &egrave; verificato un rapido turn-over. Gli ospiti pagano una retta standard di 1.360 euro al mese e chi non ce la fa, tra pensione e assegno di accompagno e non ha parenti a cui rivolgersi, pu&ograve; fare affidamento sul Comune. Un tempo l&rsquo;Amministrazione concedeva agli Ircer un contributo forfettario per l&rsquo;integrazione delle rette degli indigenti ma le sempre pi&ugrave; ridotte risorse economiche a disposizione e la trasformazione dell&rsquo;Ente da ex Ipab, di natura pubblica, a Fondazione di natura privata non ha permesso pi&ugrave; al Comune, anche volendo, di intervenire direttamente: eventualmente &egrave; l&rsquo;anziano stesso che deve avanzare la richiesta. Cosa non sempre facile tenuto conto che gli ospiti dell&rsquo;Ente, che sono da tempo ricoverati, spesso non hanno alcun familiare di riferimento e non sono in grado di gestire da soli la propria vita.<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la crisi si fa sentire pi&ugrave; forte anche il vecchio parente, magari poco autosufficiente, pu&ograve; far comodo. 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