{"id":4753,"date":"2016-09-16T19:42:19","date_gmt":"2016-09-16T19:42:19","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"dd6f4ec3dba130c276aa776ae6cf3d77","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2016\/09\/16\/dd6f4ec3dba130c276aa776ae6cf3d77\/","title":{"rendered":"Come mai un manoscritto de L&#8217;Infinito si trova a Visso?"},"content":{"rendered":"<p>\n\t<strong>Che cosa lega Giacomo Leopardi con la citt&agrave; di Visso? Roberto Tanoni del Centro Nazionale Studi Leopardiani lo ha spiegato nel corso di una trasmissione radiofonica intervistato da Sergio Beccacece.<\/strong><\/p>\n<p>\n\t<strong>La storia di come sia finito a Visso il manoscritto de &ldquo;L&rsquo;Infinito&rdquo; di Giacomo Leopardi &egrave; affascinate e risale niente meno che al 24 marzo del 1868 quando il suo proprietario, il preside del Liceo Galvani di Bologna, Prospero Viani, trovatosi in difficolt&agrave; economiche fu costretto a disfarsi di una parte della sua collezione di opere leopardiane che, avvalendosi della mediazione del senatore Filippo Mariotti, cedette all&#39;allora Sindaco di Visso, senatore Gaola Antinori, per quattrocento lire italiane. Insieme al famoso idillio vendette, sempre al comune dell&rsquo;entroterra maceratese, altri 26 manoscritti originali di Giacomo Leopardi. Cinque giorni dopo, il&nbsp; 29 marzo 1869, Viani cos&igrave; scriveva: &quot;Con grave dolore abbandono altrui queste preziose carte e mi sar&agrave; solo in parte attenuato se passeranno nelle mani di persone che le sappiano pregiare e conservare&quot;. Ad acquistarle fu, come abbiamo detto, il sindaco di Visso che a sua volta scriveva: &quot;Ecco i manoscritti leopardiani che Visso conserver&agrave; per ornamento suo e per gloria d&#39;Italia&quot;. I manoscritti non furono, quindi, acquistati dal Comune di Bologna ma da un collezionista privato, preside allora di un liceo bolognese. I manoscritti, che si trovano oggi a Visso, sono L&rsquo;infinito, La Sera del giorno festivo, La Ricordanza o Alla Luna, Il Sogno, Lo Spavento notturno, La Vita Solitaria; cinque sonetti in Persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio; l&#39;Epistola al conte Carlo Pepoli; la prefazione alla seconda edizione del Commento alle rime del Petrarca e quattordici lettere indirizzate agli Stella di Milano tra il 1825 e il 1831, alcune partite da Recanati, altre da Bologna. Il pi&ugrave; importante &egrave;, naturalmente, &ldquo;L&rsquo;infinito&rdquo; composto dal genio recanatese presumibilmente fra la primavera e l&#39;autunno del 1819. Venne esposto a Recanati nel 1998, in occasione dei festeggiamenti dei duecento anni della nascita del poeta, su concessione del Comune di Visso che non mancher&agrave; di ripetere la cortesia, in base all&rsquo;accordo stipulato con il sindaco di Recanati, nel 2019 quando il manoscritto compir&agrave; i duecento anni dalla sua creazione. <\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p>\n\tnella foto a sinistra il manoscritto che si trova a Visso e a destro quello conservato a Napoli<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa lega Giacomo Leopardi con la citt&agrave; di Visso? Roberto Tanoni del Centro Nazionale Studi Leopardiani lo ha spiegato nel corso di una trasmissione radiofonica intervistato da Sergio Beccacece. 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