{"id":8993,"date":"2015-05-30T22:48:09","date_gmt":"2015-05-30T22:48:09","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"b62b4baa5be28427b395bc684d906235","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/radioerre.net\/index.php\/2015\/05\/30\/b62b4baa5be28427b395bc684d906235\/","title":{"rendered":"Giorgio Calvaresi c&#8217;era quel giorno ad Heysel"},"content":{"rendered":"<p>\n\t&quot;E&#39; stata una vera tragedia, attimi che non dimenticher&ograve; mai. Ancora oggi quando mi capita di andare allo stadio, al palazzetto o assistere a qualche assemblea o incontro pubblico mi posiziono sempre vicino all&#39;uscita&quot;. E&#39; la testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle la strage dell&#39;Heysel dove persero la vita 39 persone in quella che doveva essere una bella giornata di sport con la finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool. A ricordare quel drammatico avvenimento &egrave; Giorgio Calvaresi, nativo di Monte Urano e oggi recanatese d&#39;adozione che quel 29 maggio 1985 si trovava a Bruxselles in compagnia di alcuni amici e dello storico presidente della Monturanese.<\/p>\n<p>\n\t&quot;La nostra fortuna &egrave; stata quella di essere arrivati con ritardo allo stadio e aver trovato posto nella parte alta della famigerata curva Z.<\/p>\n<p>\n\tQuesto ci ha consentito di trovare subito la via d&#39;uscita quando la situazione ha iniziato a farsi drammatica&quot; racconta Calvaresi,, da sempre uomo di sport prima come segretario della Monturanese ed oggi addetto stampa del Basket Recanati che milita in A2 Unica. &quot;Abbiamo raggiunto il Belgio con un volo charter partito da Falconara e appena sbarcati ci siamo accorti che la situazione non era tranquilla, come testimoniavano le strade intorno allo stadio disseminate di bottiglie vuote. Quando siamo arrivati gli scontri erano gi&agrave; iniziati e abbiamo assistito alla tragedia che si compieva sotto ai nostri occhi. La polizia era inadeguata e insufficiente a gestire la situazione e gli hooligans rimasti senza biglietto continuavano ad entrare nello stadio scavalcando i muretti di recinzione. Eravamo consapevoli che sotto di noi qualcuno stava perdendo la vita e non potevamo far nulla per evitarlo&quot;.<\/p>\n<p>\n\tQuella dell&#39;Heysel &egrave; stata una strage annunciata proprio a causa dell&#39;inadeguatezza delle forze dell&#39;ordine, delle scarse misure di sicurezza dello stadio ma sopratutto della stupidit&agrave; e violenza degli hooligans.<\/p>\n<p>\n\t&quot;L&#39;unica cosa che hanno azzeccato in quella tragica giornata &egrave; stata la decisione di far disputare la partita, ancora oggi oggetto di tante discussioni&quot; dice Calvaresi. &quot;E&#39; stata comunque una strage annunciata.<\/p>\n<p>\n\tAd un servizio d&#39;ordine insufficiente si &egrave; aggiunta anche l&#39;inadeguatezza dello stadio. Ricordo ancora le gradinate in terra e erba e le reti che ci dividevano dagli inglesi. Sembravano quelle che utilizzano i contadini nei pollai. Ad un certo punto gli hooligans sono arrivati a dieci metri da noi, dei potenti razzi sono volati sopra la nostra testa schiantandosi sulle colonne. A quel punto me ne sono andato. La voglia di assistere alla partita non c&#39;era piu&#39;, nonostante le 300mila lire pagate per viaggio e biglietto. La priorit&agrave; a quel punto era restare vivo. Anche fuori dallo stadio la situazione non era delle migliori. Il caos regnava sovrano e ho raggiunto l&#39;areoporto chiedendo un passaggio a dei tifosi juventini di Udine&quot;.<\/p>\n<p>\n\tAl dramma di chi &egrave; stato testimone oculare di una delle pagine piu&#39;<\/p>\n<p>\n\tdrammatiche del calcio mondiale si &egrave; sovrapposto anche quello di coloro che assistevano alle scene davanti alla tv con l&#39;apprensione crescente nei confronti dei propri cari in trasferta a Bruxelles.<\/p>\n<p>\n\t&quot;Ovviamente all&#39;epoca non esistevano i cellulari&quot; conclude Calvaresi.<\/p>\n<p>\n\t&quot;Sapevo che a casa erano preoccupati per me. Mia moglie e mia figlia probabilmente erano davanti alla tv. Solo dopo alcune ore sono riuscito a tranquillizzarle con una breve telefonata. La partita l&#39;ho ascoltata alla radio ma non c&#39;era proprio niente da festeggiare. Solo quando sono tornato a casa ho realizzato di avere la maglietta insanguinata, perch&egrave; durante la fuga avevo aiutato qualche tifoso ferito a raggiungere un punto di medicazione. Quelle macchie sintetizzano alla perfezione la tragedia che si &egrave; vissuta all&#39;Heyselle. Per cinque anni non sono andato piu&#39; allo stadio, gli incubi hanno rovinato molte ore di sonno e ancora oggi quando vado in posti affolati cerco sempre un posto vicino all&#39;uscita,.<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;E&#39; stata una vera tragedia, attimi che non dimenticher&ograve; mai. Ancora oggi quando mi capita di andare allo stadio, al palazzetto o assistere a qualche assemblea o incontro pubblico mi posiziono sempre vicino all&#39;uscita&quot;. 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