Ieri ho letto i risultati di un’inchiesta demoscopica che attestano che il consenso popolare verso Papa Francesco, un Papa che a mio modo di vedere andrebbe assimilato ai Papi più rappresentativi della storia della Chiesa e che non a caso ha preso il nome del Poverello di Assisi, è sceso in 5 anni al 71% perdendo 17 punti.
La maggior parte degli analisti attribuisce questo risultato all’orientamento del Papa sulla questione dell’immigrazione che decisamente ha impostato sull’accoglienza senza se e senza ma.
E’ un’impostazione tutta imperniata su motivi altamente ideali e sostenuti in termini netti che si scontra con quella, alquanto significativa e non completamente n priva di motivi ideali, di carattere più concreto ed altrettanto netta.
La prima: aprite la porta e condividete, qualunque bisognoso bussi.
La seconda: sbarro la porta a chiunque se in casa mia esistono situazioni di disagio.
A riguardo mi limito ad esprimere la mia semplice opinione di uomo libero, che non pretende di insegnare nulla a nessuno, sostenendo che trovo piuttosto inadeguate ambedue le impostazioni perché in fondo sono condizionate da un medesimo motivo negativo ( no ai respingimenti, no all’accoglienza) che impedisce di andare alla vera radice del fenomeno, peraltro per niente nuovo sotto il profilo storico se si guarda all’aspetto economico che anche oggi, come in passato, vi prevale.
L’emigrazione di massa penso che finirebbe e si ridurrebbe a dimensioni fisiologiche se il modello di sviluppo economico mondiale, che, tuttavia, dovrebbe restare sempre compatibile con i naturali limiti ecologici e ,perciò, morali, fosse imperniato sui principi della giustizia distributiva che postula la pari dignità per tutti gli uomini anziché sulla logica del PROFITTO individuale, campo nel quale, a ben vedere, trionfa il principio della forza che ha facile vittoria sul bisogno.
Si dovrebbe lavorare sull’individuazione di un modo adatto a far entrare i Paesi sottosviluppati nel circuito produttivo combattendo, però, nel contempo, ogni focolare di guerra che, invece, direttamente o indirettamente, trova forte, paradossale alimento proprio in fattori esterni.
Gianni Bonfili.
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