LA POPOLARITA’ DEL PAPA SCENDE DALL’88% AL 71%

Ieri  ho  letto   i  risultati  di  un’inchiesta  demoscopica  che  attestano che  il  consenso  popolare  verso  Papa  Francesco, un  Papa  che  a  mio  modo  di  vedere andrebbe  assimilato  ai  Papi  più  rappresentativi  della  storia  della   Chiesa  e  che  non  a  caso  ha  preso  il  nome  del  Poverello  di  Assisi, è  sceso  in  5  anni  al  71% perdendo  17  punti.

La  maggior  parte  degli  analisti  attribuisce  questo  risultato  all’orientamento  del  Papa  sulla  questione  dell’immigrazione che decisamente  ha   impostato  sull’accoglienza  senza  se  e  senza  ma.

E’  un’impostazione  tutta  imperniata  su  motivi  altamente  ideali  e  sostenuti  in  termini  netti che  si  scontra  con  quella, alquanto  significativa  e  non  completamente n priva  di  motivi ideali, di  carattere  più  concreto  ed  altrettanto  netta.

La  prima:  aprite  la  porta  e  condividete, qualunque  bisognoso  bussi.

La  seconda:  sbarro  la  porta  a  chiunque se  in  casa mia  esistono  situazioni  di  disagio.

A  riguardo  mi  limito  ad  esprimere  la  mia  semplice  opinione  di  uomo  libero,  che  non  pretende  di  insegnare  nulla  a  nessuno, sostenendo  che  trovo piuttosto  inadeguate  ambedue  le  impostazioni perché  in  fondo  sono  condizionate  da  un  medesimo  motivo  negativo ( no  ai  respingimenti, no  all’accoglienza) che  impedisce  di  andare  alla  vera  radice  del  fenomeno, peraltro  per  niente  nuovo  sotto  il  profilo  storico se  si  guarda  all’aspetto  economico che  anche  oggi, come  in  passato, vi  prevale.

L’emigrazione  di  massa penso  che   finirebbe  e  si  ridurrebbe   a dimensioni  fisiologiche  se  il  modello  di  sviluppo  economico  mondiale, che, tuttavia, dovrebbe  restare  sempre  compatibile  con  i  naturali  limiti  ecologici  e ,perciò, morali, fosse  imperniato  sui  principi  della  giustizia  distributiva  che  postula  la  pari dignità  per  tutti  gli  uomini anziché  sulla  logica  del  PROFITTO  individuale, campo  nel  quale, a  ben  vedere, trionfa  il  principio  della  forza che  ha  facile  vittoria  sul  bisogno.

Si  dovrebbe  lavorare  sull’individuazione  di  un    modo  adatto  a  far  entrare  i  Paesi  sottosviluppati  nel  circuito  produttivo combattendo, però,  nel  contempo,  ogni  focolare  di  guerra che, invece, direttamente  o  indirettamente,  trova forte, paradossale  alimento  proprio   in  fattori  esterni.

Gianni  Bonfili.

;

Lascia un commento