NON CHIUDIAMO GLI OCCHI

Nelle  decisioni, negli orientamenti politici, bisogna cercare di essere razionali, non emotivi, tanto meno istintivi.

Per questo ritengo sia necessaria una ponderazione particolare per le prossime elezioni europee.

Siamo, infatti, ad una svolta che a me   pare di estrema portata per il futuro dell’Italia, in considerazione della piega che hanno preso l’economia e la politica mondiale.

Andando al nocciolo, si può dire che c’è una spinta molto forte a  DEPOTENZIARE  l’Europa e la sua attuale architettura per il motivo che  essa ci  opprime con i principi dell’austerità, che sarebbe la causa principale della nostra crisi economica, austerità che non ci consente la solita adeguata politica in deficit.

Per noi la politica in deficit è stata sempre una costante, mentre, anche per gli economisti che l’hanno teorizzata, dovrebbe essere una politica congiunturale, legata a particolari circostanze.

L’Europa e gli accordi liberamente sottoscritti da tutti ci imponevano un cambio di marcia, in parte, ma anche alquanto maldestramente, praticata negli ultimi tempi dai nostri Governi.

Abbiamo un debito pubblico colossale, che si autoalimenta, che annualmente ci costa per interessi  70/80 miliardi di euro, e vogliamo che ci venga consentito di andare oltre, minacciando fuoco e fiamme in caso di diniego.

Vien pure da pensare che i sostenitori di tale tesi stiano dalla parte di chi intasca ogni anno i 70/80 miliardi di euro  di interessi e non credo siano i milioni di famiglie in povertà.

L’austerità prevista nei trattati europei significherebbe imparare a spendere i soldi  pubblici, a non tollerare l’evasione fiscale, la corruzione nelle pubbliche amministrazioni, a mettere sotto esame ogni fonte di spreco.

Motivi per criticare la politica europea ce ne sono, come quello dei passi troppo timidi sulla strada del federalismo, ad esempio in CAMPO MILITARE, federalismo da incentivare con determinazione, ma quello sull’austerità mi pare del tutto irricevibile.

A maggio riflettiamo responsabilmente : ne va del futuro delle prossime generazioni.

Gianni Bonfili

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