Novembre del 2011, Alketa Baloshi, giovane albanese che viveva a Recanati insieme al marito, muore in seguito ad una emorragia dopo aver partorito il suo bambino, Alessio, con parto cesareo, eseguito all’ospedale Santa Lucia di Recanati. Mai chiarite le cause dell’emorragia. Per quella morte, erano finiti sotto accusa due ginecologi, un’infermiera e una ostetrica (entrambe assolte con rito abbreviato). Oggi il Tribunale di Macerata, al termine del processo a carico dei ginecologi Maurizio Lojacono, 55 anni, di Palermo e residente a Filottrano, e Luciana Mattei, 63, che vive ad Ancona (entrambi accusati di omicidio colposo), ha assolto Mattei «per non aver commesso il fatto», perché si sarebbe limitata a partecipare all’operazione di taglio cesareo ma non aveva seguito la paziente nelle ore successive perché finito il turno era tornata a casa, mentre ha condannato ad un anno, pena sospesa, il ginecologo Lojacono. L’Asur è stata condannata in solido a risarcire il danno che sarà stabilito in sede civile. Il giudice Bellesi ha disposto una provvisionale di 100mila euro per il marito di Alketa e di altri 100mila euro per il figlio. Per altri 4 familiari della donna albanese il giudice ha disposto provvisionali tra i 10 e i 15mila euro a testa. «Non è facile dire se ho avuto giustizia quando penso che quanto accaduto mi ha rovinato tutta vita» ha commentato il marito di Alketa, Sokol Kadiu, 42 anni, operaio metalmeccanico che vive a Recanati.
foto cronachemaceratesi
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