Nota di Girio Marabini .Il 6 febbraio scorso con un comunicato stampa il Ministero della Istruzione ha informato che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale “le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”. Già da questo anno scolastico i Collegi dei Docenti potranno utilizzare le parti delle Indicazioni compatibili e coerenti con il piano dell’offerta formativa adottato. La logica delle Indicazioni nazionali è la seguente: lo stato si limita a fissare gli obiettivi, gli standard minimi di apprendimento, il profilo dello studente in uscita ; le singole scuole attraverso il Piano dell’Offerta Formativa declinano tali obiettivi in termini di contenuti, conoscenze, abilità e competenze, nell’ambito dei principi dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento. Le nuove indicazioni sostituiscono, integrandoli, i due documenti precedenti, le indicazioni del 2004 del Ministro Moratti e gli aggiustamenti apportati in seguito dal Ministro Fioroni ( si veda il documento “Cultura, scuola, persona: verso le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione” presentato nel 2007 a Roma nel corso di un seminario organizzato dal MPI, alla presenza di molte personalità tra cui il prof. E.Morin). Rappresentano quindi il risultato di una mediazione e di un compromesso tra distinte posizioni politico-culturali. Le indicazioni mettono in evidenza alcuni aspetti fondamentali delle sfide del tempo presente: in una società caratterizzata da continui cambiamenti e discontinuità è indispensabile la ricerca di senso e la significatività dell’azione educativa per evitare la frammentazione e l’episodicità (la scuola non è l’unico contesto educativo).Viene posto l’accento sulla necessità del pluralismo culturale e sullo sviluppo delle tecnologie di informazione e di comunicazione. Viene riaffermato il valore dell’orientamento: vi è infatti una stretta relazione tra sistema formativo e mondo del lavoro. In un tale scenario la scuola promuove il successo formativo ponendo attenzione alle diversità e allo svantaggio. Non a caso viene riaffermata la “centralità della persona ” nel senso che “la definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità nelle varie fasi di sviluppo e di formazione.” Altro aspetto che occorre sottolineare delle Indicazioni è l’enfasi posta sul valore della storia. Si afferma che non si “possono realizzare appieno le possibilità del presente senza una profonda memoria e condivisione delle radici storiche.” E’ un po’ come dire che la storia è ancora “maestra di vita” ma la storia può continuare ad essere considerata tale? Purtroppo oggi la velocità delle informazioni, il loro accumularsi e susseguirsi senza ordine e mediazione, lo stesso loro “bruciarsi” nell’arco di poche ore, sembrano testimoniare per la fine della storia. E’ tra l’altro una evidenza la fatica che l’insegnante deve fare per “catturare” l’interesse dell’alunno ai fatti storici e allo studio della storia. I giovani vivono il presente e non hanno più alcuna certezza del futuro. Bisognerà dunque partire dal loro “vissuto” ricostruire la storia della loro vita , affrontare i temi del presente elaborandoli nell’intreccio tra “passato e futuro tra memoria e progetto” Solo se i giovani potranno recuperare la “certezza” del futuro , la storia (ed il suo insegnamento) potrà tornare ad essere essenziale nella formazione integrale della persona. Occorre infine segnalare un ultimo aspetto: le indicazioni insistono sulla necessità di un “nuovo umanesimo”: è decisiva cioé ” una nuova alleanza tra scienza, storia,discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo. Come dire che occorre completare l’umanesimo letterario che ha caratterizzato la nostra cultura fino ad oggi con un umanesimo scientifico che metta al centro dell’interesse le scienze e la tecnologia. Occorre però vigilare affinché l’umanesimo scientifico non prenda il sopravvento facendo dimenticare “l’umanità” dell’uomo. Alle scuole l’importante compito di dare “un anima” a queste nuove indicazioni nazionali