Perchè ho accettato di far parte del cda della Fondazione Ircer.

Paolo Tanoni

Qualcuno mi ha interpellato per sondare una mia disponibilità nei confronti di questo impegno importante per la città. Voglio lanciare un messaggio chiaro per cui parlo a nome mio personale: in una fase della vita matura un soggetto deve essere disponibile a mettere a disposizione le proprie competenze alla collettività per aiutare specie se è nei confronti di un ente che ha una ricaduta così importante sul tessuto cittadino. Sono stato interpellato, prima di dire di si ho resistito un po’ per il carico di lavoro, anche in famiglia molti hanno storto il naso. In passato c’è stato un certo tipo di gestione, per il futuro il passo dovrà cambiare e questa non è una critica verso il passato. Ho sentito le opinioni di alcuni ex amministratori, ho iniziato a leggere gli statuti e leggerò i lasciti per capire. Comincio qui a marcare un mio punto di vista: non è che sempre seguire le intenzioni di coloro che donano è la cosa migliore del mondo. Agli altri consiglieri ho fatto l’esempio della fondazione Nobel per il premio in cui il lascito era incredibilmente ingente all’inizio del secolo e che da alcuni anni non riesce più a pagare il premio perché avendo sempre costantemente investito assolutamente in maniera sicura il patrimonio è stato eroso dall’inflazione. Non è più in grado di adempiere alle volontà di chi ha lasciato il patrimonio a suo tempo e significa che il tempo erode anche le buone intenzioni e le visioni per cui chi deve amministrare lo deve fare sulla base dello stato d’arte e non solo sulle indicazioni a suo tempo fornite. Questo non significa tradire lo scopo ma perseguirlo adeguando i mezzi. Non so quale sarà la visione del cda e io ancora non mi sono formata un’idea definitiva e bisogna adeguarsi ogni volta restando fermi i principi.

L’idea che mi son fatto è che la missione sia complessa perché è cambiato il punto di riferimento. A volte si accentra e poi a seconda delle fasi si decentrano i servizi. A me sembra che il destino dell’ospedale di Recanati sia segnato e non c’è alternativa alla chiusura degli ospedali minori non solo in termini di spesa ma il problema è quello di una spesa corretta, e cioè continuare a pagare una struttura che non raggiunge lo standar qualitativo minimo per prestare alcuni servizi. Gli ospedali minori non sono in grado di assicurare i livelli più elevati di specializzazione. Che cosa può fare una fondazione come quella degli Ircer? Può recuperare spazi di gestione e può trasformare quello che al momento dalla cittadinanza è avvertito come una spogliazione  e un problema e trasformarlo in un’opportunità. C’è una sanità moderna che può essere gestita e da qui la scelta super illuminata di Mentasti che è un super esperto di questa materia, è stato direttore generale di aziende ospedaliere ed è presidente della Autority della sanità della Lombardia e credo che un contributo straordinario possa venire da lui. Ci sono due medici che possano darci una mano e pensare a centri di eccellenza destinati a supplire alla potenziale centralizzazione dell’ospedale fornendo ai cittadini recanatesi e dei dintorni servizi di assoluta eccellenza immediatamente percepibili nella loro qualità. Passerà questa teoria al cda degli Ircer? Non lo so, io ne sarò propugnatore. Credo che sia un dovere di tutti noi, compresa la regione, non svuotare completamente ma valorizzare le singole entità territoriale. E’ evidente che  non potremo fare a Recanati la chirurgia generale che va fatta a Torrette però alcune cose possono essere fatte, su quelle credo che come Ircer potremo concretamente impegnarci. Non possiamo essere solo coloro che pensano concretamente ai soggetti dai 75 anni in su o quando hanno dei problemi perché non sono più autosufficienti: questa è una parte che siamo chiamati a fare e concretamente continueremo a fare  e speriamo anche meglio. Ci sono tantissimi altri ambiti in cui è possibile operare anche economicamente ragionevole.

Gli Ircer non debbono essere un limone da spremere ma potrebbe diventare una fondazione che ha tutta una sua ragionevolezza di durata. Lunghissima polemica fra gli Ircer e il Comune di Recanati sul problema del recupero dell’ex scuola Gigli. Io non ho ancora un’opinione definitiva e il consiglio si esprimerà nel merito se dovesse essere di nuovo affrontato l’argomento anche se al momento non mi pare che ci sia. Io ho visto tante posizioni preconcette a secondo che sia pro o contro il sindaco. In realtà la stessa cosa può essere vista in un’ottica completamente diversa. Una, per esempio, potrebbe essere questa. Da un lato c’è il Comune che per i vincoli del patto di stabilità non ha la possibilità di contrarre ulteriori debiti specialmente per l’attività di ristrutturazione del complesso scolastico, dall’altra abbiamo gli Ircer che hanno una situazione patrimoniale particolarmente florida. E’ evidente che gli Ircer hanno uno scopo diverso da quello perseguito dal Comune di Recanati. Il reating del Comune di Recanti è di un certo tipo diverso da quello degli Ircer. C’è  un soggetto che va in banca a chiedere un mutuo e la banca vede che non è un buonissimo pagatore e la banca vede un reating bassissimo e c’è, invece, un soggetto molto puntuale sui pagamenti, molto patrimonializzato e ha un’attività in crescita per cui il reating è elevatissimo: più è basso il reating più è alto il tasso d’interesse e viceversa. I Comuni in tutto il mondo, poichè la politica è portata a spendere allegramente, hanno un reating particolarmente basso per cui i loro tassi d’interesse sono particolarmente alti. L’Ircer è al contrario perché ha un sacco di patrimonio e non ha debiti per cui il suo reating è molto alto e il suo tasso d’interesse è più basso. Tenendo conto che gli Ircer deve perseguire i suoi scopi sociali ma nessuno gli vieta di avere delle funzioni ancillari dove, senza correre rischi, si potrebbe prestare a fare un’opera meritevole per il Comune, unico vero “socio” di questa fondazione, aiutandolo a fare un’operazione con la sottoscrizione di un contratto stabilizzato, non credo un projet financing, dove sfruttare il suo reating consentirebbe agli Ircer di avere un ritorno, al Comune di adempiere alle sue esigenze senza che nessuno corra rischi o ci siano forzature giuridiche di alcun genere. E’ chiaro che se invece viene fatta raffazzonata allora tutti insorgono. Non so se questa cosa sarà fatta ma è un’ipotesi. Non parlo in modo specifico dell’ex scuola Gigli ma occorre ragionare vin correttezza.

E la correttezza del sindaco si vede nel come ha scelto il cda non avendo fatto l’accampamento del partito, non so quanti appartengano al PD e a tutti si possa riconoscere assoluta indipendenza di giudizio, scelta controcorrente e di alto profilo, diversa.

Investire in attività sanitaria per gli Ircer è possibile? I limiti sono solo dentro di te. Deve rimanere fermo il rispetto degli scopi della fondazione ma se tutto è in regola si può anche pensare alla gestione diretta di alcuni servizi. E’ inutile che noi facciamo fare monumenti alla città, dobbiamo rendere efficienti i servizi. Non fu certo un buon affare acquistare le Clarisse. E’ proprio giusto he la gran parte del mio patrimonio sia inutilizzato? Tutti dicono che l’investimento immobiliare, specie in agricoltura, è sub ottimane, rende meno di quello che potrebbe essere l’investimento in un altro settore. Quando la gente un tempo voleva lasciare qualcosa agli Ircer la ricchezza vera allora era un terreno agricolo ma nel 2015 non lo è più. L’interpretazione corretta oggi del lascito di quei benefattori è “io rispetto lo scopo ma il mezzo per ottenere lo scopo lo adeguo”. E cioè se di un terreno agricolo rende di più per esempio un titolo di stato vendo il terreno e acquisto il titolo di stato. Il problema è raggiungere lo scopo che mi son dato non certo quello di conservare quello che ho.

L’obiettivo è quello di trasformare il patrimonio in un qualcosa di più moderno, efficiente e che renda economicamente di più. E’ possibile migliorare i servizi che vengono dati e mettere in moto la ricchezza gestendo in maniera intelligente il patrimonio. Oggi nella sanità c’è un flusso ondivago fra pubblico e privato. Se qualcuno s’infila in quel segmento e lo fa in maniera intelligente è capace di portare a casa un risultato straordinario. Possibile che non c’è un livello di specializzazione che non possa essere portato nella nostra cittadina? Io credo di si. Fare cose d’eccellenza in ogni caso paga e consente di aprire un flusso positivo e di rimettere in moto una cosa che i cittadini meritano sia rimessa in moto. Mi è stato richiesto di dare una mano, sono pronto a dare una mano.

Una volta dissi Sognate! Con il film abbiamo dimostrato, grazie a chi si è impegnato, che è possibile farlo. Da quel momento avrò ricevuto almeno venti richieste per girare un film a Recanati. Io non ho tempo e non posso certo diventare un produttore di film ma volendo noi la prossima primavera potremo girare a Recanati ben 3 film. Con grande probabilità non lo faremo perché ci vuole qualcuno che se ne occupi, organizzi e faccia tutte le cose necessarie. Questo a dimostrazione che chi avrebbe mai pensato che Recanati poteva diventare un set cinematografico permanente? E invece è possibile. Ci sono registi, attori, produttori tutti pronti, i finanziamenti un po’ meno.

Abbiamo un ospedale al quale io sono sinceramente affezionato come cittadino, non sono affezionato però a quella difesa ad oltranza di quello che francamente oggi è poco difendibile ma un ripensamento strategico di questa cosa assolutamente si. C’è tutta la struttura, la regione è ben favorevole a dare una mano al decentramento di servizi di qualità, abbiamo lo strumento della Fondazione Ircer, qualche strumento e idea ce lo abbiamo e allora perché no?

Qualcuno dice che io sono uno dei principali supporter del sindaco Fiordomo, lui è un amico, a me sembra che stia facendo bene perché è aperto, perché affronta questi discorsi con una laicità importante, si mette anche contro quelli che nel suo partito avevano l’aspirazione a far parte del cda degli Ircer, non sta certo facendo campagna elettorale in questo momento, tutt’altro, anzi ha chiamato qualcuno che manco gli ha dato il voto. Ha dato il segnale di un’apertura mentale a cui spero corrisponderà un bel risultato per la città di Recanati.                

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