Perchè non fare la prova dell’inchiostro al falso manoscritto Leopardiano per stabilire l’eventuale dolo?

Perché non fare anche la prova dell’inchiostro utilizzato per vergare il famoso manoscritto del Leopardi “l’Infinito” che stava per essere venduto all’asta ma che il perito del Tribunale di Macerata ha stabilito che è un calco? Su questa presunta terza edizione della famosa lirica del poeta recanatese si è scritto molto ma, sostiene la grafologa recanatese Elisabetta Baleani, sarebbe oggi interessante approfondire un altro aspetto al fine di stabilire se in questa operazione c’è dolo oppure no: analizzare chimicamente l’inchiostro usato. Baleani, da oltre 12 anni consulente grafologa per il Tribunale, aveva già anticipato le conclusioni della perizia della sua collega di Tolentino, Maria Concetta Aquilino, incaricata dal Gip Potetti, perché quel manoscritto era del tutto speculare a quello originale contenuto nel Museo Nazionale di Napoli. “Si potrebbe ora stabilire, afferma, attraverso una perizia chimica, se si tratta o no di inchiostro moderno e stabilire così se il calco è stato fatto prima del 2010 o dopo.” La perizia chimica ci può aiutare a capire se l’inchiostro usato per il calco è recente oppure antecedente al 2010 perché trascorsi cinque anni non è più possibile fare alcuna analisi chimica dell’inchiostro. “Penso che, alla fine, si farà anche questo tipo di esame perché ci sono di mezzo degli indagati. E’ chiaro che se il manoscritto è prima del 2010 si potrebbe anche escludere il dolo. Comunque, da quello che ne so io, sarà difficile arrivare eventualmente ad incastrare l’autore materiale di questo calco.”

 

;

Lascia un commento