Arriverà poco o nulla al Comune di Recanati di quel lascito testamentare la cui storia è stata sollevata qualche giorno fa da Sergio Beccacece, direttore del corso di storia e personaggi di Recanati all’Università Permanente. Come si ricorderà nove anni fa, nel 2009, una recanatese, proprietaria di importanti beni fra cui opere d’arte, come un quadro attribuibile a Piero Paolo Jacometti, raffigurante il San Giacomo Maggiore, forse un Guercino, una collezione di conchiglie incise dell’artista recanatese Braccialarghe e un’altra del Risorgimento, oltre a cimeli e documenti storici, scrive nelle sue volontà testamentarie che una parte di essi vadano in eredità al Comune di Recanati alla condizione che vengano sistemati in una apposita stanza del Museo di Villa Colloredo o in un altro luogo comunale idoneo “affinchè divenissero patrimonio dei cittadini recanatesi”. Ma 5 anni dopo, nel 2014, ci ripensa e pone nel suo testamento un codicillo in cui si legge che “constatato il degrado in cui versa la cultura recanatese e temendo che i suoi preziosi lasciti potessero fare la stessa ingloriosa fine dei quadri donati dall’artista Biagio Biagetti al Comune (finiti in un magazzino), da piena facoltà ai suoi esecutori testamentari di decidere per il meglio” dopo la sua morte, che è avvenuta nel dicembre del 2016. Dopo la morte della benefattrice recanatese, avvenuta nel 2016, l’esecutore testamentario ha effettivamente deciso che il Comune leopardiano non “meriti” i beni inizialmente oggetto di donazione e che essi rimangano in possesso degli eredi diretti del defunto. Alla città verranno donati solo 2 spartiti del 1835 dell’opera “Eufemio di Messina” di Giuseppe Persiani, copiati da Antonio Politi , il manifesto della fondazione del 1840 e tutte le locandine con l’impegno che siano opportunamente esposte al Teatro Persiani. Per la Biblioteca comunale, invece, sono in arrivo ben 400 volumi di opere diverse con l’obbligo della loro catalogazione e la messa a disposizione del pubblico.
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