Stanno lavorando alacremente in questi giorni gli operai per sgombrare di tutti i suoi arredi la chiesetta dell’Assunta, che si trova all’interno della casa di riposo “Ester Gigli”, perché sembra che nei prossimi giorni dovrà ospitare il presepe artistico di Leandro Messi che è alla ricerca di una sede definitiva dopo l’abbandono della chiesa di San Vito.
Un colpo al cuore per tanti recanatesi abituati a partecipare nella piccola cappella alle funzioni religiose un tempo celebrate da don Giovanni Simonetti e da don Vincenzo Quercetti e ora affidate, almeno nei giorni festivi, a don Mario Menghini. In questo luogo di culto, inoltre, si era soliti celebrare pure le funzioni religiose funebri delle ricoverate della casa di riposo e della RSA a cui generalmente partecipano anche le altre ospiti delle due strutture.
La chiusura di questa chiesetta, un piccolo gioiello barocco del ‘600, si aggiunge a quella di molte altre chiese della città, anche di proprietà pubblica, sbarrate per inagibilità: quella di Santa Maria in Varano, posta all’interno del cimitero, il cui tetto si è sfondato anni addietro, quella dell’ospedale con un quadro del Biagetti al suo interno e all’esterno una formella del Ceccaroni e quella di San Leopardo che ospita la cripta della famiglia Leopardi dove ultimamente è stata sepolta anche la contessa Anna. Dove non è arrivata l’incuria degli uomini a determinare, di fatto, la chiusura al culto di altre chiese è la mancanza di un numero adeguato di parroci: è il caso di san Michele e Sant’Agostino, che piangono la morte di Don Giovanni Simonetti, e di san Vito che viene aperta al culto solo in occasione della settimana pasquale. E ora all’elenco si aggiunge quella dell’Assunta, una chiesetta legata a doppio filo al ricordo delle suore, che hanno retto l’asilo dal 1922 sino alla chiusa negli anni ’70, un servizio voluto a suo tempo per i bambini poveri e gli orfani della I° guerra mondiale, a San Carlo Borromeo che, allora rettore della Marca, vi celebrava la Messa, e agli ospiti della casa di riposo.
A lanciare un vero grido di dolore è anche Sergio Beccacece, Direttore del corso di storia e personaggi recanatesi all’Università Permanente, che si dichiara veramente dispiaciuto della scelta dell’Amministrazione e del cda della Fondazione Ircer (la chiesetta è di proprietà di quest’ultima). “Così, colpo dietro colpo, si rischia di perdere completamente la memoria storica recanatese, lamenta. Bisogna tornare indietro, all’epoca napoleonica, per vedere una cosa del genere: allora gli occupanti francesi adibirono a stalla sia la chiesa di San Domenico che quella di San Vito. Purtroppo la storia in parte si ripete e invece di stalle, perché non ci sono più i cavalli, le riduciamo a magazzeno. Vederla ridotta così fa male al cuore.”
Beccacece traccia la storia della chiesetta, nata grazie al lascito della benefattrice Massilla Massucci, ed elenca i suoi tanti tesori: un’icona opera del Fanelli, l’immagine della Madonna della Provvidenza ripresa nel colore dal ceramista recanatese Rodolfo Ceccaroni, due ricche lapidi di marmo nero con lettere in oro che ricordano i nobili Centofiorini, il piccolo organo della cantoria proviene dalla chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo in via Roma, oggi adibita a palestra, gli affreschi del soffitto e dell’altare maggiore e il Paliotto fatto a mano da una suora nell’800. “La chiesa dell’Assunta è anche un luogo leopardiano, rimarca infine Beccacece, perché Adelaide Antici fu educanda in questo posto e in previsione anche della candidatura di Recanati a capitale della cultura non so se facciamo una bella figura con una chiesetta che è un gioiello del barocco chiusa.”
Parte da lui un appello accorato a tutti, politici, uomini di chiesa e di cultura, cittadini perché si ritorni sulla decisione e non si chiuda così impunemente un luogo storico importante per la memoria di Recanati. Occorre avere rispetto per le nostre radici e avere una visione di quello che è stato un tempo questo grande Comune.”
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