Non pensiamo neppure che sia necessario sottolineare che il titolo dato dal nostro sito "Un caso di tubercolosi mette in quarantena il personale operaio del Comune" , sia stato scelto per evidenziare una situazione nuova in cui si sono venuti a trovare alcuni dipendenti del Comune e della cooperativa Talea che sono venuti a contatto per ragioni di lavoro con il ragazzo straniero trovato affetto da tubercolosi. Il contenuto dell’articolo d’altra parte chiariva molto bene e correttamente l’aspetto umano, sanitario e scientifico del caso. Naturalmente nessun dipendente è in un reparto di isolamento, ma semplicemente sarà sottoposto a controlli sanitari. Fatta questa precisazione doverosa quanto pleonastica, riportiamo il contenuto dell’intervista che ci ha rilasciato, su questa vicenda, il sindaco Francesco Fiordomo.
“Sorprende questo clamore e che si debba parlare di una simile questione che è di routine, sorprende che venga fatto nello specifico riferimento alla persona coinvolta con un atteggiamento dal quale traspare un forte razzismo e pregiudizio. La vicenda di un caso di tubercolosi è comune più di quanto si possa pensare, ci siamo documentati e abbiamo seguito la procedura che prevede il sistema sanitario nazionale una volta evidenziato il caso. C’è quindi una profilassi che deve essere fatta per tutte le persone che potenzialmente sono entrate in contatto con il soggetto coinvolto. L’Asur ha voluto per maggiore sicurezza, per tranquillizzare le persone e non voler creare allarmismo estendere la profilassi a tutto il personale operaio del Comune e a quello della cooperativa “La Talea” altrimenti sarebbero state solo due o tre persone coinvolte, soltanto coloro che hanno lavorato a stretto contatto con il ragazzo coinvolto. L’Asur ci ha fatto presente che casi simili si sono verificati di recente in asili, in altri luoghi di lavoro dei Comuni limitrofi e che ci sono tanti altri recanatesi che sono sottoposti alla profilassi per la tubercolosi. Tra l’altro in questo caso la tubercolosi il ragazzo l’ha presa qua in Italia perché quando giungono da noi prima vengono sottoposti a tutta una serie di analisi e controlli. Quindi mi verrebbe da dire che di una paglia se ne fa un pagliaio e il caso arriva ai media. Questa situazione, gestita in maniera corretta sia dagli uffici del Comune che da quelli dell’Asur mentre nei comuni limitrofi situazioni analoghe che si sono verificate a scuola questa profilassi ha interessato anche i bambini però non si è arrivati sulla stampa. Evidentemente ci piace molto amplificare questa situazione. Mi devi consentire di leggerci anche un pregiudizio e anche una venatura razzistica perché si cita nello specifico la persona coinvolta e la sua provenienza. Proprio l’altro giorno ci dicevano che ci sono recanatesi doc come di altri comuni con questa problematica e non c’è certo una connessione fra il colore della pelle e questa situazione. L’esperienza dei ragazzi immigrati che ci danno una mano è molto utile per dare maggiori servizi alla città, è un momento d’inserimento sociale e d’integrazione. Quindi nessun allarmismo, è tutto sotto controllo, per precauzione è giusto che l’Asur faccia questo e l’abbia estesa a tutti coloro che potenzialmente possono essere stati a contatto. D’altra parte è un’attività che veniva svolta all’aria aperta con possibilità di trasmissione che sono molto molto limitate.”
;