Il funerale di Lucio Magri

“La mia morte è incominciata da tempo. Quando è scomparsa ha portato via con sé tutta la mia voglia di vivere ed ero già pronto a seguirla.” Inizia così, con queste strazianti parole d’amore, il testamento morale scritto di pugno da Lucio Magri prima di partire per la Svizzera per porre fine alla sua esistenza. E’ toccato all’on. Famiano Crucianelli leggere la lettera, davanti al feretro del suo grande amico coperto dalla  bandiera del Pdup, il partito in cui militò Magri, e da alcuni garofani rossi. Sono stati momenti davvero toccanti e di profonda commozione che hanno coinvolto i familiari e i numerosi amici e compagni presenti alla breve cerimonia della sepoltura. Non sono voluti mancare per l’ultimo saluto Valentino Parlato, Luciana Castellina, Valerio Calzolaio, Nazareno Re e Carlo Latini, figure storiche che diedero vita al Manifesto. In mezzo alla folla anche il sindaco Fiordomo. Prima che la salma venisse posta accanto a quella della sua cara Mara, un musicista con il suo clarinetto ha suonato alcune note del requiem di Mozart che, ha ricordato Crucianelli, “Magri diceva sempre che il requiem di Mozart sarebbe stata per lui la musica migliore nel momento in cui se ne fosse andato.”  Nella lettera ci sono anche le ragioni del perché la decisione di non riposare subito accanto a Mara, anche se il suo desiderio era forte. “Lei, scrive Magri, lo ha intuito e in extremis mi ha strappato la promessa di portare a termine il lavoro che aveva avviato negli anni delle sue sofferenze e che in un altro modo era anch’esso un punto di arrivo. La promessa era più di un atto d’amore, il regalo di un tempo supplementare, era uno stimolo e un aiuto per dare una conclusione degna al destino che ci aveva fatto casualmente, ma più volte, incontrare e poi dato tanti anni di felicità totale. Era anche un appuntamento o almeno così l’ho vissuto ogni giorno. Ora posso dire che la promessa l’ho mantenuta, al meglio che potevo. Il libro è pubblicato anche in Inghilterra, in Spagna, in Argentina e presto in Brasile.” Il libro, “Il sarto di Ulm”, una possibile storia del PCI” racconta la storia del partito comunista dalla sua nascita, nel 1921, sino alla fine decretata nel 1991 con la famosa svolta della Bolognina. La lettera si conclude con parole  strazianti che richiamano il suo desiderio, mai venuto meno, “di sdraiarmi a fianco di Mara per dimostrarle che l’amo come e più che mai, dimostrare che la morte è stata capace di spegnerci ma non di dividerci. Può essere solo un simbolo ma non è poco. P.s.: vorrei evitare cerimonie funebri, rimembranze e giudizi dettati dall’occasione. Ciò che desidero e spero di meritare qui ora è semplicemente uno sguardo affettuoso, o almeno amichevole, rivolto ad una coppia di innamorati sepolti in un piccolo cimitero insieme. Lucio.”

 

 

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