Un imprenditore jesino evade l’Iva per 250.000 euro

La Guardia di Finanza di Ancona ha accertato che una società, operante nel settore della commercializzazione di elettrodomestici, ha evaso l’imposta sul valore aggiunto per un importo pari esattamente a 246.395 euro ed ha conseguentemente denunciato all’Autorità Giudiziaria il rappresentante legale per l’omesso versamento dell’imposta. Illecito, questo, che dal dicembre 2006 costituisce reato quando l’imposta non versata supera la soglia di € 50.000,00.

 

Con l’estensione anche ai reati fiscali dell’istituto della c.d. “confisca per equivalente”, normativamente introdotta nel 2008, è stato richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo delle disponibilità patrimoniali riconducibili all’imprenditore, indagato quale autore della violazione tributaria, per un valore complessivo pari al mancato versamento dell’IVA.

 

La misura cautelare è stata emessa dal Tribunale di Ancona – Sezione GIP/GUP, su richiesta della Procura della Repubblica, che ha coordinato gli accertamenti svolti dai Finanzieri della Compagnia di Jesi. All’esito dell’attività investigativa, le Fiamme Gialle hanno verificato che la società, con sede legale a Fabriano e sede amministrativa ed operativa Monsano, omettendo nel 2010 di versare l’IVA incassata dalle vendite, si è autofinanziata con le somme che avrebbe dovuto corrispondere all’Erario.

 

A copertura del profitto illecitamente conseguito, corrispondente all’IVA non versata, il sequestro ha riguardato saldi attivi di conti correnti, libretti di deposito, cambiali, assegni obbligazioni, polizze vita, tre autovetture, un furgone ed un appartamento sito in Senigallia.

 

In queste fattispecie, non è necessario dimostrare la connessione diretta tra i beni intestati o riconducibili all’indagato e l’attività illecita perpetrata e, in caso di condanna definitiva, le disponibilità patrimoniali sequestrate andranno a confluire nel Fondo Unico Giustizia, entrando a pieno titolo nelle casse dello Stato.

 

 

 

 

 

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