Il Polittico … in giallo

E’ giallo sulla proprietà del “Polittico di San Domenico” del pittore veneziano Lorenzo Lotto, recentemente oggetto di un accurato restauro su iniziativa della Regione Marche e grazie ad un prestigioso sponsor come l’Enel. E’ stato lo stesso parroco di San Domenico, don Pietro Spernanzoni, vicario del Vescovo, pur non ufficialmente invitato, a ricordare, al termine dell’iniziativa, svoltasi al Museo di Villa Colloredo Mels, di presentazione dell’opera restaurata, la titolarità del bel dipinto: “Io sono il parroco di san Domenico e il Polittico è stato nella chiesa sino al 1890. Poi è stato prestato, e successivamente  affidato, al Comune di Recanati. Non ci sogniamo di riportarlo in chiesa perché sarebbe un problema grosso per noi, però voglio ricordare che la proprietà del dipinto è della parrocchia di San Domenico.” A sollevare il caso è stato Sergio Beccacece, direttore del corso di storia locale all’Università Permanete, con una lettera aperta inviata al vescovo Giuliodori in cui chiedeva di conoscere se l’alto prelato era a conoscenza dell’effettiva proprietà del Polittico e come mai non fosse stato invitato alla cerimonia di presentazione del restauro dell’opera. Il vescovo, per ora, non ha risposto alla sollecitazione di Beccacece, forse per non creare imbarazzo negli ambienti comunali o possibili motivi di frizione con le autorità civili. L’incidente diplomatico è di tutta evidenza se, come dice Andrea Marinelli, assessore alle culture del Comune, il dipinto, dalla fine dell’ottocento, “è in cessione perpetua al Comune, che ne dispone, quindi come se fosse suo, ma è la Curia che ne mantiene la nuda proprietà”.  Se le cose stanno così, allora ha ragione Beccacece nel sollevare il caso perché prima di avviare l’opera al restauro sarebbe stato consigliabile e corretto investire di questa operazione la Curia. Marinelli su questo ha, però, dei dubbi: “La nuda proprietà dovrebbe effettivamente prevedere, dal punto di vista giuridico, il parere della Curia, però non ne sono del tutto sicuro. A fine ottocento, quando le autorità religiose si trovavano nell’impossibilità di mantenere patrimoni di così importante valore, delegavano ai comuni la gestione di simili opere d’arte. Stiamo lavorando, comunque, con Don Pietro per rintracciare il documento che attesti questo rapporto contrattuale. Tutta l’operazione, comunque, è stata condotta, conclude Marinelli, con l’unico scopo di restituire al pubblico un’opera d’arte recuperata al  suo splendore originario.”

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