Brucia a Lucia Copertari il mancato invito del fratello Renzo alla cerimonia d’intitolazione della piazzetta, nel quartiere di Castelnuovo, ad Emiliano Lorenzetti, il bimbo di nove anni dilaniato il 12 luglio del 1945 da un residuato bellico trovato in un cespuglio in via Spazzacamino. Eppure, in quel gruppetto di ragazzini, coinvolto nell’improvvisa deflagrazione dell’ordigno, c’era anche Renzo Copertari che riportò, fra l’altro, una seria lesione ad una mano e la perdita di un occhio.
C’erano tutti, come dicevamo, l’altro giorno allo scoprimento della lapide intestata al povero sfortunato ragazzo, mancava solo Renzo Copertari e la sua famiglia perché inspiegabilmente non avvertiti. “Nessuno ci ha avvisato, dice dispiaciuta la sorella Lucia, nessuno ci ha mandato un invito e l’abbiamo saputo tramite la radio. Tutti gli altri sono stati chiamati dal Comune meno che Renzo e i suoi familiari. E questa è una cosa scorretta, una mancanza della quale ci siamo molto risentiti e dispiaciuti. Tutti mi conoscono ed è strano che sia stato detto da qualcuno che non si sapeva se fosse ancora vivo. Dal momento che ha i figli, il fratello e la famiglia, ci si poteva anche informare. Per l’occasione sarebbero venuti anche i nostri parenti dall’Olanda. Quel giorno del ’45 c’era anche mio fratello Renzo che è stato colpito dalle schegge riportando serie lesioni: ha perso un occhio e oggi non vede neanche dall’altro e porta sul suo corpo i postumi di quella brutta storia.” In quel gruppo di ragazzini, insieme ad Emiliano e a Renzo, c’erano anche Mario Trillini, i fratelli Gabriele e Romano Scattolini ed Armando Canalini. Pantaloni corti e tanta voglia di avventura, quel pomeriggio di luglio recuperano, fra l’erba, nella zona dove oggi si trovano i campi da tennis Guzzini, in via Spazzacamino, un residuato bellico. “Ci siamo incuriositi di un ordigno nascosto a terra, racconta
Armando Canalini, l’abbiamo preso e portato con noi. Ad un certo momento è scoppiato. Mi sono ritrovato più distante e non ricordo se è stato il colpo d’aria o se una persona mi ha portato sin lì. Ricordo solo che c’erano due lenzuola con delle macchie di sangue ed Emiliano era morto. Io sono stato colpito da sette schegge. Renzo Copertari era stato ferito in un occhio e alla mano e aveva riportato diverse lesioni sul corpo.” Non ricorda nulla, invece, il fratello più piccolo di Emiliano, Ferruccio Lorenzetti, che ha vissuto quella tragedia attraverso il dramma e la disperazione dei suoi genitori. “Spesso, in famiglia, in tutti questi anni si è parlato di Emiliano e peccato che l’altro giorno alla cerimonia non c’erano i nostri genitori, deceduti nel frattempo, perché sarebbero stati felici del ricordo che la città ha voluto tributare al loro figlio.”